29 ottobre 2009 / 15:50 / tra 8 anni

Antitrust, Tar conferma multe a pastifici

<p>Un addetto alla produzione controlla la consistenza della pasta in uno stabilimento. REUTERS PICTURES</p>

ROMA (Reuters) - Il Tar conferma le multe antitrust contro il cartello dei produttori di pasta e il presidente dell‘Antitrust esulta.

“Oggi è una bellissima giornata per l‘antitrust perché al Tar abbiamo vinto contro tutti i ricorsi presentati”, ha detto Antonio Catricalà, presidente Antitrust a margine dell‘85° Giornata del Risparmio, riferendosi all‘istruttoria sul cartello della pasta contro il quale avevano fatto ricorso i produttori.

Lo scorso 26 febbraio l‘Antitrust ha sanzionato il 90% delle aziende che producono pasta e le associazioni di categoria con una multa complessiva di poco inferiore ai 12,5 milioni di euro, per quello che l‘Authority considera un cartello nella determinazione del prezzo.

Le multe variano dagli oltre 5 milioni di euro per Barilla agli 1,4 milioni di euro per De Cecco, agli oltre 1,2 milioni per Divella, i 364 mila euro per Amato, i 474 mila per Garofalo, i 748 mila euro per Colussi fino ai 20.000 euro per Tamma.

L‘Autorità ha sanzionato, con 1.000 euro, anche l‘intesa realizzata da Unionalimentari, Unione nazionale della piccola e media industria alimentare che, in quanto associazione d‘impresa, ha divulgato una propria circolare per indirizzare gli associati verso un aumento uniforme di prezzo.

Meno contenti di Catricalà sono però i pastai che in serata diffondono una nota per replicare alle accuse.

“Non c’è mai stato alcun cartello”, si legge in un comunicato diffuso da Unipi (Unione Industriali Pastai Italiani).

“E’ evidente che siamo stati oggetto di pressanti strumentalizzazioni”. I pastai, rappresentanti di uno dei settori più caratteristici del made in Italy, prendono atto della sentenza, ma ribadiscono l‘impossibilità di un accordo sui prezzi all‘interno di un comparto costituito da oltre 100 aziende di dimensioni, struttura e collocazione geografica diversa.

“In un momento di crisi generalizzata la pasta è stata una soluzione e non un problema per la spesa degli italiani”, sostengono, portando come prova l‘aumento del 2% del consumo del prodotto nell‘ultimo anno.

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