27 ottobre 2009 / 14:49 / 8 anni fa

Banche Italia, S&P: impatto crisi su tutto 2010

di Gianluca Semeraro

MILANO (Reuters) - La crisi economica globale impatterà anche per tutto l‘anno prossimo sulle banche italiane che potrebbero vedere accantonamenti superiori ai 120 punti base nel 2009 e nel 2010 e un raddoppio dei crediti non performing alla fine del 2010 rispetto al 2008.

Lo dice, in un‘intervista a Reuters, Renato Panichi, responsabile istituzioni finanziarie di Standard & Poor‘s, sottolineando che per il terzo trimestre è attesa pressione sul margine di interesse a causa della riduzione dell‘euribor e dei volumi e dell‘abolizione del massimo scoperto.

“Le banche italiane non sono più immuni alla crisi. Abbiamo cominciato a vederlo nell‘ultimo trimestre del 2008, lo vediamo nel 2009 e lo vedremo per tutto il 2010 perché, anche se ci saranno, semmai ci saranno, miglioramenti a livello macro, ci sono sempre code di credito problematico che impatteranno sul bilancio delle banche”, spiega Panichi.

“La maggior parte delle banche italiane ha un outlook negativo. Nel corso del 2009 abbiamo già proceduto a downgrade importanti come Banco Popolare e Mps, ma anche di banche più piccole, e ci aspettiamo che questo trend proseguirà anche nei prossimi trimestri, cosa comune a livello europeo”, spiega Panichi.

BANCHE ITALIA HANNO RISCHIO CORPORATE SPECIFICO

Secondo l‘analista, il sistema bancario italiano, pur non avendo subito shock come negli Usa o in Gran Bretagna e non avendo la rischiosità legata al real estate come in Spagna, tuttavia “mantiene vulnerabilità specifiche”.

“La principale è rappresentata dal rischio di credito corporate dovuta alle caratteristiche del tessuto produttivo italiano, tali per cui anche quando non c’è una congiuntura negativa il costo del rischio credito è superiore ai competitor europei”, spiega, richiamando anche il fatto che l‘economia italiana nell‘ultimo decennio è cresciuta meno della media della zona euro.

“Prevediamo che in media gli accantonamenti a fronte del rischio di credito potrebbero superare i 120 punti base del totale crediti sia nel 2009 sia nel 2010 e il raddoppio dei crediti non performing a fine 2010 rispetto al dato di fine 2008 quando erano al 5,34%”, dice Panichi.

“Sarà poi importante verificare lo stato di salute dell‘industria italiana da qui a fine anno: a fronte di un ulteriore peggioramento della congiuntura non escludiamo di rivedere le nostre stime in peggio”.

Non tutte le banche si trovano nella stessa situazione. Chi ha una maggiore esposizione al rischio di credito corporate e chi ha concentrazioni settoriali importanti come nel settore real estate è più a rischio, secondo Panichi.

“Normalmente concentrazioni settoriali importanti le vediamo nelle banche medio-piccole, mentre è difficile vederle in quelle grandi che tendono ad avere un profilo di rischio più diversificato”, spiega.

UNICREDIT E INTESA HANNO PATRIMONIO ADEGUATO

Alla luce delle scelte effettuate nei consigli del 29 settembre scorso, con la rinuncia ai Tremonti Bond e l‘adozione di misure alternative di rafforzamento patrimoniale, UniCredit (A/Stable/A-1) e Intesa Sanpaolo (AA-/negative/A-1+) appaiono a oggi ben attrezzate per affrontare perdite inattese.

“Valutiamo positivamente la scelta di privilegiare forme durature di rafforzamento patrimoniale”, spiega Panichi riferendosi all‘aumento di capitale da 4 miliardi di UniCredit e all‘accelerazione annunciata sul fronte delle dismissioni di Intesa.

“A oggi riteniamo che il grado di patrimonializzazione di UniCredit e Intesa, includendo le azioni di rafforzamento annunciate, offra un ‘buffer’ adeguato per far fronte a perdite inattese”, aggiunge.

Ma qualsiasi forma di rafforzamento patrimoniale “anche se temporanea come per i Tremonti bond viene vista positivamente”, sottolinea Panichi. Nel caso specifico di Banco Popolare (A-/negative/A-2), che ha già aderito, e Mps (A-/stable/A-2), che intende farlo a breve, “il rating è determinato da altri elementi”.

“Entrambe partivano da soglie di patrimonializzazione molto basse e il downgrade nel corso del 2009 è stato determinato dalla debolezza in alcuni aspetti del profilo finanziario”, spiega l‘analista, sottolineando per Banco Popolare l‘operazione Italease e per Mps la debolezza della profittabilità e del patrimonio, anche dopo i Tremonti Bond.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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