27 ottobre 2009 / 12:14 / tra 8 anni

SCHEDA - Tremonti, la giostra dei candidati alla successione

(Reuters) - Il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti è sotto l‘assedio di una parte importante del governo e della maggioranza che chiede maggiore iniziativa di spesa contro la crisi e maggiore collegialità nelle scelte di politica economica. Lui resiste con una politica di rigore dai margini imposti dall‘elevato debito pubblico, che continua a salire.

<p>Giulio Tremonti in una foto d'archivio. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>

In questo clima di estrema incertezza ogni epilogo è possibile tra due estremi: da un rafforzamento del superministro dell‘Economia, sponsorizzato dalla Lega che lo vedrebbe bene vice premier, alle sue dimissioni, come già accaduto nel luglio del 2004, dopo uno scontro con l‘attuale presidente della Camera Gianfranco Fini.

Nel frattempo la giostra dei candidati più e meno probabili a una sua successione ha iniziato a girare.

SILVIO BERLUSCONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Un interim con il quale Berlusconi assume anche le funzioni di ministro dell‘Economia potrebbe essere la soluzione ponte più probabile e peraltro già vista in occasione della crisi Tremonti-1 del 2004.

MARIO DRAGHI, GOVERNATORE DI BANKITALIA

Il suo nome è comparso da qualche giorno sui giornali e ad accreditarlo come papabile è stato soprattutto Il Giornale di proprietà della famiglia del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L‘ipotesi però non viene presa sul serio nell‘entourage del governatore, presidente del Financial Stability Board e considerato un ottimo candidato alla presidenza della Banca centrale europea nel 2011.

VITTORIO GRILLI, DIRETTORE GENERALE TESORO

Salirebbe di un gradino per arrivare dall‘interno del ministero alla poltrona di Quintino Sella. Più tecnico che politico riproporrebbe uno schema già visto e poco di successo, con l‘ascesa al ruolo di ministro di Domenico Siniscalco che era direttore nel 2004 quando Tremonti lasciò via XX settembre. Allora Siniscalco durò 14 mesi e lasciò, da ministro tecnico, per divergenze con la maggioranza, politica, del suo governo.

MARIO BALDASSARRI, PRESIDENTE COMMISSIONE FINANZA SENATO

Ex An, economista, già viceministro di Tremonti nel 2004, oggi è tra i critici più attivi del ministro dell‘Economia. Ha scritto un emendamento alla Finanziaria che può essere letto come la dichiarazione programmatica per una politica economica alternativa a quella di Tremonti. Prevede 37 miliardi di tagli per coprire una iniezione per lo sviluppo da altrettanti 37 miliardi di spese e meno tasse. Secondo l‘economista Francesco Giavazzi la ricetta-Baldassarri finirebbe per aumentare significativamente il deficit.

MAURIZIO SACCONI, MINISTRO LAVORO E SALUTE

Nelle fila del partito del Popolo della Libertà riscuote molti consensi, è stato considerato un alleato di Tremonti nella linea del rigore, ma non sono mancate frecciate e prese di distanza. Lo scorso dicembre Sacconi aveva pronunciato la parola tabù di ogni ministro dell‘Economia, “Default”, e poi Tremonti lo aveva indotto a una frettolosa precisazione. Ora Tremonti tesse le lodi del posto fisso e Sacconi la dequalifica a “battuta rivolta agli anglossassoni de no‘antri”.

RENATO BRUNETTA, MINISTRO PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Veneziano, economista, socialista passato a Forza Italia come Sacconi e Tremonti, fustigatore degli impiegati pubblici fannulloni e tra i ministri emergenti dell‘attuale governo. “Tremonti dà una risposta per l‘uscita dalla crisi che io non condivido”, si legge nel suo blog. Ha anche detto che ognuno ragiona con la testa che ha: lui con quella di economista, l‘altro (Tremonti) da giurista. E non sembrava un complimento.

A via XX settembre ha già messo i tornelli per i dipendenti, e che possa ambire a fare anche di più non lo ha mai nascosto: “Ogni soldato porta nel suo zaino il bastone del maresciallo”.

GIANCARLO GIORGETTI, PRESIDENTE COMMISSIONE BILANCIO CAMERA

Perdere Tremonti, di cui il leader della Lega ha detto “io lo proteggo”, per far arrivare all‘Economia un leghista doc e competenze economiche riconosciute vorrebbe dire due cose, peraltro già lette: nel governo comanda Bossi e Tremonti, se cerchi bene, ha un fazzoletto verde in tasca.

DOMENICO SINISCALCO, AD MORGAN STANLEY ITALIA

La stampa ha registrato un suo incontro con Giulio Tremonti ed è bastato per accreditare il remake. Lui, che in realtà vede Tremonti a Milano spesso di lunedì, ha risposto: “Non scherziamo, sono un uomo libero”.

Nel 2004 da direttore generale del Tesoro era succeduto a Tremonti e i rapporti tra i due, eufemizzando, si erano raffreddati.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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