1 ottobre 2009 / 13:19 / tra 8 anni

Scudo fiscale, voto finale slitta domani entro le 13

ROMA (Reuters) - Slitta domani alle 13 il voto finale sul decreto legge di correzione dello scudo fiscale in scadenza il 3 ottobre ed inizialmente previsto entro le 15 di oggi.

<p>Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti in aula alla Camera nel dicembre 2005. REUTERS/Alessia Pierdomenico</p>

Alla Conferenza dei capigruppo di questa mattina, infatti, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha annunciato che la cosiddetta “ghigliottina”, cioè il voto finale anche se il dibattito non fosse ancora concluso, scatterà domani alle 13 per permettere al decreto legge di essere approvato ed esaminato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano entro i termini di legge.

“La presidenza consente ad un prolungamento dei tempi di dibattito che permetta comunque di contemperare le varie esigenze citate, formulando l‘auspicio che le fasi di dibattito si concludano entro le ore 13 di domani”, ha detto Fini secondo quanto riferito dal portavoce.

“A tale scadenza in ogni caso il presidente chiamerà l‘assemblea ad esprimersi sul voto finale. Il presidente esprime con molta chiarezza la volontà di avvalersi di questa prerogativa che gli è concessa”.

Il presidente della Camera ha detto di aver preso questa decisione anche per venire incontro alle “reiterate richieste delle opposizioni”.

Sarebbe la prima volta nella storia della Camera che viene applicata l‘interruzione del dibattito su un provvedimento e ciò avverrebbe su un decreto che ha già superato un voto di fiducia.

Ieri Fini aveva stigmatizzato la compressione dei tempi di discussione alla Camera, addebitandoli al ritardo con il quale il Senato ha trasmesso il provvedimento al termine della scorsa settimana, ma aveva già detto che è comunque suo dovere fare approvare in tempo utile il decreto.

Lo slittamento di oggi è stato accolto positivamente dalle opposizioni, ed il capogruppo del Pd Antonello Soro, anche a nome di Idv e Udc, ha detto: “Consideriamo una decisione positiva che il presidente abbia accolto la richiesta venuta da tutta l‘opposizione di consentire il dispiegamento più largo della discussione parlamentare”.

Le opposizioni, comunque, considerano il decreto una amnistia destinata a favorire la propensione alla evasione fiscale.

“Chi guadagna con lo scudo? I furbi e i molto ricchi, un certo numero di criminali, il sistema bancario che guadagnerà con commissioni e gestione dei fondi”, ha detto stamani Pierluigi Bersani, ex ministro dell‘Industria e candidato alla segreteria del Pd.

Per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, invece, dall‘operazione di rientro dei capitali lo Stato ricaverà molti miliardi “sacrosanti, santi” che consentiranno di “dare una mano a chi ha bisogno” e “per tutte le spese a favore di università e sanità” finora bloccate per i vincoli di bilancio.

Ma sulle nuove risorse sembrano aver messo gli occhi anche gli industriali che oggi, attraverso la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, hanno chiesto al governo di rimettere in agenda la riduzione delle imposte per le imprese come fatto in Francia e atesso in Germania.

Secondo stime dell‘Agenzia delle entrate il rimpatrio interessa un bacino potenziale di 300 miliardi di euro.

Il vicepresidente della Camera ed esponente del Pdl Maurizio Lupi ha detto che il governo si aspetta 4-5 miliardi dal provvedimento. Ma il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti ha sempre smentito qualsiasi stima dicendo che a bilancio “è iscritto 1 euro di entrate”.

L‘aliquota richiesta per la regolarizzazione è del 5% e il suo pagamento libera anche da eventuali responsabilità penali tributarie e societarie a patto che non ci siano procedimenti in corso.

Per i capitali esportati in Paesi dell‘Unione europea non vale l‘obbligo di rimpatrio che si applica invece per i Paesi non Ue come Svizzera, Montecarlo, San Marino, Liechtenstein e Andorra.

Al momento, gli unici Paesi che aderiscono allo Spazio economico europeo e garantiscono lo scambio di informazioni sono Norvegia e Islanda.

Il governatore della Banca d‘Italia Mario Draghi ha detto che le sanatorie approvate in Usa e Gran Bretagna non prevedono l‘anonimato e sono più costose di quella italiana: “Si tratta di provvedimenti dove l‘emersione comporta il pagamento dell‘intero ammontare delle imposte, inclusive di interessi”, ha detto.

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