29 settembre 2009 / 17:33 / 8 anni fa

Draghi/Bce,Tremonti/Eurogruppo,Regionali:stessa partita?

di Paolo Biondi

<p>Mario Draghi. REUTERS</p>

ROMA (Reuters) - Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha candidato il governatore della Banca d‘Italia e presidente del Financial Stability Board Mario Draghi a succedere a Jean-Claude Trichet alla guida della Bce nell‘autunno 2011. La candidatura apre ufficialmente il discorso sulla successione a Draghi alla guida di Bankitalia (la scadenza naturale è a gennaio 2012) ed incrocia il dibattito sul rinnovo della guida dell‘Eurogruppo, guidato dal lussemburghese Jean-Claude Juncker, carica per la quale si è fatto il nome del nostro ministro dell‘Economia Giulio Tremonti.

Sul piano prettamente nazionale sono questi poi i giorni nei quali decidere i candidati delle varie coalizioni alla carica di governatore per le Regionali del marzo 2010.

Sono giornate convulse e intense anche per gli appuntamenti finanziari internazionali. Domani a Goteborg c’è un importante convegno sulla crisi finanziaria con Tremonti (che non ha però ancora confermato la presenza), Trichet, Joaquin Almunia e un pacco di altri ministri delle Finanze europei, prima dell‘Eurogruppo di giovedì e dell‘Ecofin informale di venerdì nella stessa città svedese. Nel fine settimana Fondo monetario internazionale (compreso il presidente del Fsb Draghi) e G7 finanziario saranno riuniti a Istanbul. Ai primi di ottobre la Bce si riunirà a Venezia.

Non bisogna poi dimenticare che siamo reduci dal G20 di Pittsburgh: la diplomazia italiana è uscita dall‘appuntamento americano con le ossa rotte. A Pittsburgh è stato intonato il de profundis per il G8 proprio durante la presidenza italiana, sono stati del tutto ignorati quei legal standard che si era cercato di far rientrare in gioco con la Lecce Framework, l‘Italia è stata ignorata al momento della dichiarazione di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna (avvisata la Germania) contro il riarmo nucleare iraniano. Una debacle.

La riunione ha ridato fiato a quei dietrologi, anche vicini al Cavaliere, che accusano “manine” straniere e in particolare statunitensi dietro a tante polemiche contro Berlusconi. E dipingono scenari internazionali coinvolgendo Russia, Libia, Iran e Cina.

Sul piano prettamente interno vi sono diversi elementi politici che tengono viva la discussione. A parte i congressi locali e nazionale del Pd per l‘elezione del nuovo segretario, è soprattutto nella maggioranza che il clima è particolarmente caldo. Come si diceva, si stanno preparando le candidature per le Regionali che vedono in discussione gli equilibri fra le varie anime del Pdl ed i suoi rapporti con la Lega: in particolare per il candidato governatore in Lombardia, Veneto e Piemonte.

La partita lombarda è sicuramente la più interessante perché si interseca anche con la preparazione dell‘Expo: la Lega, spalleggiata da Tremonti, vuole ridimensionare Roberto Formigoni. Anche Berlusconi lo vuole, ma non può neppure lasciare mano libera alla Lega nel cuore del suo impero, dove si muovono anche gli interessi economici dei vari Ligresti, Rotelli, Ermolli e dei maggiori gruppi finanziari nazionali.

Il Riformista scrive oggi che si starebbe preparando anche un rimpasto di governo. Fra le caselle in discussione ci sarebbero, ai livelli più alti, il dicastero degli Esteri e quello dello Sviluppo economico. Il Riformista dice che Berlusconi vorrebbe far posto a Luca di Montezemolo con lo scopo di disinnescare le implicanze politiche del suo convegno del 7 ottobre con Gianfranco Fini ed Enrico Letta fra gli invitati (convegno sempre citato ogni volta che si parla di ricostituzione di un grande centro). Montezemolo ha smentito più volte di voler entrare in politica, così come non si perde occasione di citare il nome di Draghi - assieme a quello di Montezemolo - ogni volta che si parla di manovre per un grande centro o per un governo con qualche connotazione tecnica.

Spesso, quando si cita uno dei personaggi finora citati, bisogna tenere presente dunque la complessità e l‘interdipendenza di molte delle vicende fin qui citate.

Ieri il Corriere della sera, in un articolo di Ivo Caizzi da Bruxelles, ha scritto che lo scudo fiscale italiano avrebbe fatto calare le possibilità a livello continentale di Tremonti di aspirare alla successione di Juncker all‘Eurogruppo. Della vicenda si era parlato nei mesi scorsi quando era sfumata la possibilità (fino all‘inverno scorso data per certa) di portare l‘italiano Mario Mauro alla presidenza del nuovo Parlamento europeo. Qualcuno aveva ipotizzato che Berlusconi, in cambio della rinuncia alla candidatura, avesse ottenuto una promessa di poter vedere Tremonti al posto di Juncker. Secondo il Corsera questa possibilità starebbe sfumando anche perché, secondo fonti comunitarie, non è esclusa una riconferma del lussemburghese.

Tenere presente la complessità delle vicende succitate significa, ad esempio, tener presente che rilanciare oggi la candidatura di Draghi alla Eurotower significa diminuire ulteriormente le probabilità di Tremonti all‘Eurogruppo.

A Montecitorio, gli osservatori politici stanno annusando ogni dichiarazione e persino i silenzi per comprendere alleanze e movimenti politici. Non è passato inosservato, ad esempio, lo spazio che il Secolo (quotidiano vicino a Fini) ha dedicato oggi in apertura alle dichiarazioni di Tremonti sulla Banca del Sud.

Tremonti già da qualche giorno aveva usato parole cordiali nei confronti del presidente della Camera i cui rapporti con il capo del governo sono sempre più tesi.

Forse è troppo citare tutti questi elementi come correlati. E’ comunque utile avere presente i vari fattori in gioco, almeno sul piano interno.

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