25 settembre 2009 / 10:31 / tra 8 anni

Intervista: Scajola si assicura aiuto Usa per rilancio nucleare

<p>Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola (a sinistra) con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. REUTERS/Alessandro Bianchi (ITALY)</p>

di Giselda Vagnoni

ROMA (Reuters) - L‘Italia si appresta a firmare un accordo con gli Stati Uniti per coinvolgere le aziende americane nella costruzione di nuove centrali nucleari nel nostro Paese a 22 anni dal referendum che le ha bandite.

In un‘intervista a Reuters, prima della partenza per la visita di Stato negli Usa della prossima settimana, il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola dice che martedì a Washington firmerà con il Segretario di Stato per l‘Energia Steven Chu un accordo di ricerca e sviluppo nel settore dell‘energia nucleare e una dichiarazione congiunta per incoraggiare iniziative comuni per la realizzazione di centrali nucleari in Italia.

“Sono intese di grande rilievo, che aprono la strada a nuove partnership fra imprese italiane e statunitensi”, ha detto Scajola a Reuters in una intervista per iscritto.

“I primi segnali sono confortanti. Già in questi giorni si sta ulteriormente rafforzando la cooperazione tra aziende statunitensi e imprese italiane, anche sulla scia della consolidata partnership tecnologica tra Westinghouse e Ansaldo Nucleare”.

L‘Italia è l‘unico Paese del G8 che non dispone di energia nucleare, opzione respinta in un referendum tenuto nel 1987 dopo il disastro ucraino di Chernobyl.

Il governo punta adesso a rientrare nel settore e arrivare a produrre in futuro con il nucleare il 25% del fabbisogno nazionale. Questo aiuterebbe ad attutire la pesante dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Enel e la francese Edf hanno già creato un consorzio per la costruzione di quattro centrali nucleari a tecnologia Epr.

Sulla richiesta del secondo operatore elettrico italiano Edison di poter entrare nel consorzio con una quota del 15-20%, Scajola risponde: ”Queste sono scelte strettamente aziendali, su cui il governo non ha titolo per esprimersi. Sono tuttavia favorevole alla massima partecipazione di imprese nazionali e straniere al nuovo “rinascimento” nucleare italiano.

In una recente intervista, l‘ambasciatore Usa David H. Thorne ha rinnovato la preocuppazione di Washington per una eccessiva dipendenza dell‘Italia dal gas russo che è previsto arrivi sempre più copioso attraverso la costruzione del gasdotto South Stream sotto il Mar Nero a cui si stanno dedicando Eni e Gazprom.

Scajola risponde di condividere l‘idea che Italia ed Europa debbano disporre di una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre la dipendenza energetica dall‘estero: “L‘Italia è già oggi uno dei Paesi europei con la minore dipendenza di gas importato dalla Russia, che diminuirà già a partire dal prossimo inverno con l‘entrata in piena funzionalità del nuovo terminale di Gnl offshore nel Mare Adriatico, che ci consentirà di importare 8 miliardi di metri cubi di gas all‘anno dal Qatar”, ha detto.

L‘Italia sta promuovendo l‘import di gas pure dall‘Azerbaijan, col progetto Itgi di interconnessione delle reti gas di Italia, Grecia e Turchia, e dall‘Algeria, col progetto Galsi.

Con queste infrastrutture, l‘Italia intende diventare l‘hub energetico del Mediterraneo, collegando i Paesi europei con quelli della sponda Sud ed Est.

“In questa ottica, i progetti Nabucco e South Stream, destinati alle forniture di gas dell‘area balcanica e centroeuropea, potranno fornire un contributo all‘Europa nel medio-lungo termine, non appena gli elevati volumi di forniture ne consentiranno la fattibilità economica”, ha detto Scajola.

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