11 settembre 2009 / 16:32 / tra 8 anni

Bond corporate Italia, la raffica non è finita

di Gabriella Bruschi

MILANO (Reuters) - Una settimana da Guinness quella che si chiude oggi per le emittenti corporate italiane che hanno portato a casa una decina di miliardi, ma soprattutto che sono riuscite ad attrarre una platea molto ampia di investitori per scadenze che tornano lunghe per la prima volta dall‘inizio della crisi-madre partita dai mutui subprime a metà 2007.

Ma la campagna rifinanziamenti non è finita: nelle prossime settimane sono attese altre emittenti italiane, negli ultimi mesi rimaste indietro rispetto alle società europee. In arrivo bond corporate in euro e in dollari per un controvalore totale che potrebbe sfiorare i 7-8 miliardi da Enel, Telecom Italia, A2a, Luxottica e Campari (le ultime tre per ora sono solo indiscrezioni).

A questi dovrebbero aggiungersi anche bond ‘financial’ come Generali e, dicono gli operatori mentre le interessate non hanno commentato, Unicredit, Intesa Sanpaolo. Il mercato aspetta anche nuove emissioni dal Tesoro sui Btp 30 anni linker e bond in valuta.

“Solo prima dell‘estate nessuno avrebbe osato emettere scadenze ‘lunghe’ e del resto sarebbero stati ben pochi gli investitori interessati. Anche questo è un segnale del fatto che la crisi potrebbe essere alle spalle” dice il responsabile del capital market di una delle banche internazionali coinvolte nei collocamenti questa settimana. “Ora il clima è cambiato, sui mercati c’è una maggiore fiducia e improvvisamente è diventato un must approfittare di un mercato così interessate”.

BASSI COSTI FINANZIAMENTO, A MINIMI DA TRE ANNI

Il mercato offre oggi condizioni che non si vedevano da tre anni. Il tasso swap a 10 anni è al 3,47% confermando la media del 3,50% da gennaio: “E’ dal periodo ottobre 2005-gennaio 2006 che non si vedeva una media così bassa” dice la responsabile di un‘altra banca di investimento.

Finanziarsi sul mercato dei capitali è inoltre diventato ora lo strumento decisamente più conveniente, visto che la consueta alternativa di raccogliere fondi presso le banche è diventata molto onerosa.

“I prestiti bancari sono diventati scarsi e molto costosi. E’ quasi impossibile trovare una banca che ti finanzi a 10 anni e, se mai lo facesse, ricaricherebbe sul tasso base un ‘credit spread’ elevatissimo” commentano in un‘altra banca.

CONVENIENZA ANCHE PER GLI INVESTITORI

Dal punto di vista degli investitori queste operazioni sono altrettanto allettanti.

“In questi ultimi mesi di crisi gli investitori si sono rivolti al solo mercato dei titoli di stato, visto come l‘unico porto sicuro” dice un operatore da un‘altra banca. “Ora ci si sposta su mercati relativamente più rischiosi: e i bond corporate lo sono molto meno delle borse”.

In queste ultime emissioni, va sottolineato, la parte del leone tra gli investitori l‘ha fatta la Francia che “ha un‘organizzazione di gestione del risparmio molto più sviluppata rispetto ad altri paesi” commentano in una delle banche.

SEGNI INEQUIVOCABILI DI CLIMA PIU’ FAVOREVOLE

Altri chiari segni di un clima diventato più favorevole si sono visti nella quantità di ordini pervenuti per ciascuna emissione, pari anche a 3-4 volte l‘ammontare poi collocato, nel fatto che le emittenti abbiano rivisto al rialzo la size definitiva e soprattutto che siano stati rivisti al ribasso, e in alcuni casi anche in modo consistente, i rendimenti offerti, già decisamente più risicati rispetto ai mesi precedenti.

Lunedì 7 è stata ENI a dare l‘inizio alle danze, la prima emittente corporate dall‘inizio della crisi del 2007 a lanciarsi nell‘impresa di lanciare un bond a 10 anni sull‘euro.

E’ vero che Eni è l‘emittente più blasonata, con rating pari o anche (per una agenzia) quello della Repubblica Italiana, “ma quando la piazza finanziaria ha visto quella durata e soprattutto un libro ordini arrivato in un soffio a 5 miliardi il segnale è stato forte e chiaro: qualcosa è cambiato. E da quel momento in poi sui bond siamo stati sotto un fuoco incrociato”.

Eni ha collocato alla fine 1,5 miliardi a un rendimento di ‘soli’ 75 punti base sul tasso del midswap rispetto agli iniziali 80/85 punti base, contro i 185 a cui la stessa Eni aveva offerto a gennaio per una scadenza di 7 anni.

La settimana è stata chiusa da Enel che ha stupito non solo per la durata lunga (13 anni sull‘euro, 20 e 30 anni sulla sterlina) ma anche per l‘ammontare totale record: un controvalore di 6,5 miliardi di euro equivalente su un libro ordini arrivati a quasi 30 miliardi, con rendimenti rivisti al ribasso di 5 pb .

Tra queste due operazioni si è inserito in settimana il bond di Fiat per 1,25 miliardi.

A questi corporate si sono aggiunte, per il mercato italiano, anche due ‘financial’: Generali, che ha collocato un bond della durata di ben 15 anni da 1,75 miliardi, e Intesa Sanpaolo con un subordinato decennale da 1,5 mld. Sul fronte pubblico la Repubblica Italiana, con un Btp sindacato a trent‘anni collocato per ben 6 miliardi.

Ma ancora non è finita. Il mercato del capital market nelle prossima settimane non smetterà di stupire gli investitori.

Le emissioni più certe sono ancora da Enel, che deve rifinanziare l‘indebitamento contratto per Endesa. Come prospettato dall‘AD Fulvio Conti la scorsa settimana ci sono in programma un‘emissione in dollari entro fine 2009 e una rivolta al retail nella prima parte del 2010 per un ammontare totale che potrebbe sfiorare i 5 mld di euro equivalenti.

Telecom Italia, secondo quanto confermato a Reuters in un‘intervista dall‘Ad Franco Bernabè, sta preparando un bond rivolto alla clientela retail e anche Generali ha un progetto analogo in corso. Per entrambi i casi fonti di mercato parlano di un ammontare sui 750-1.000 miliardi.

Ma sul mercato si parla di altri nomi corporate, come A2A per un ammontare attorno al miliardo, Campari sui 350 mln e Luxottica tra le corporate. A questi si dovrebbero aggiungere nuove emissioni dalle principali banche: le indiscrezioni parlano di un bond Tier I da Intesa San Paolo e di un LTII da Unicredit, oltre alle nuove emissioni del Tesoro italiano.

Da A2a non è stato possibile avere un commento e anche Campari non commenta. Un portavoce di Luxottica più deciso dice che “la società non sta assolutamente lavorando o pensando a un‘emissione obbligazionaria”.

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