8 settembre 2009 / 16:24 / 8 anni fa

Banche guardano con timore a stretta regole capitale

LONDRA (Reuters) - Banche sotto pressione a causa della stretta sui requisiti di capitale e molti istituti europei in azione per migliorare la qualità del proprio credito: è questo il quadro a cui le proposte sul post Basilea II potrebbero dare il via, nonostante i tempi lunghi per l‘entrata in vigore dei cambiamenti.

Il fine settimana scorso ha dato un‘impronta decisiva al processo. Sabato i ministri delle finanze del G20 hanno iniziato a formalizzare gli impegni presi dai capi di stato ad aprile per aumentare il capitale delle banche e mettere a punto le strutture dei pagamenti bancari. Il giorno dopo è stato il turno di banchieri centrali e autorità di sorveglianza - che controllano la Commissione di Basilea sulla supervisione bancaria - di definire un secondo round di riforme sulle regole di capitale delle banche in modo da tradurre la politica del G20 in norme più severe.

I TEMPI DELLE RIFORME

Il segretario del Tesoro Timothy Geithner vuole un accordo sulle regole di capitale entro la fine del 2010 per un‘applicazione entro i due anni successivi, ma altri ministri sono stati meno precisi.

I tempi dipenderanno da quanto velocemente la ripresa economica si assesterà in modo che i prestiti a sostegno della crescita non siano intralciati dalla necessità di infondere capitale.

“Questi cambiamenti non verranno messi in pratica subito, così il comparto bancario avrà tutto il tempo per adeguarsi. Verranno portati avanti gradualmente”, ha tranquillizzato il presidente del Financial Stability Board Mario Draghi.

I cambiamenti proposti al quadro di Basilea II sul capitale delle banche danneggeranno la capacità degli istituti di fare soldi, ma per sapere quanto bisognerà aspettare almeno un anno.

La commissione di Basilea ha già adottato a luglio delle modifiche per raddoppiare, a partire da fine 2010, la quantità di capitale da mettere da parte per le attività di book trading, e addirittura per triplicarlo in caso di cartolarizzazioni come sottostanti.

Il grande cambiamento nelle riforme di domenica è che almeno metà del capitale core Tier 1 dovrà essere costituito da azioni comuni e utili non distribuiti, capaci di assorbire rapidamente le perdite. Le banche dovranno quindi sottrarre voci come le svalutazioni sul goodwill dal patrimonio così calcolato.

Questo rafforzerà gli standard visto che molte banche ad oggi procedono a queste deduzioni partendo da capitale di bassa qualità, conosciuto come ‘debito ibrido’.

“Un‘attenzione maggiore sulle azioni comuni nel Tier 1 è già presente in Stati Uniti, Svizzera e Regno Unito, ma ci sono ancora molti mercati in Europa in cui gli ibridi costituiscono un‘ampia parte di capitale”, commenta Huw van Steenis, analista di Morgan Stanley.

“Questo potrebbe influire sia sulle quote del governo inglese nelle banche nazionali sia su coloro che detengono capitale ibrido in Europa”, aggiunge Michael Wainwright, partner dello studio legale Eversheds, aggiungendo che una conseguenza potrebbe essere quella di costringere Francia e Germania a semi-nazionalizzare parte delle proprie banche.

UN MINORE INDEBITAMENTO

Le banche hanno già accettato la necessità di aumentare i livelli di capitale, ma restano preoccupate non tanto per i tempi quanto per i dettagli su come tutte le riforme saranno messe insieme.

Il comitato di Basilea non ha ancora deciso dove fissare il livello generale dei requisiti minimi di capitale, attualmente all‘8% nonostante le banche più grandi siano già molto al di sopra.

Il lavoro sarà incentrato nell‘integrare l‘attuale approccio basato sul rischio, ma i dettagli sul funzionamento esatto non saranno pubblicati fino a fine anno. I prestiti alle banche potrebbero venire limitati a 25 volte i loro asset, ipotizzano gli analisti.

Agli istituti sarà inoltre richiesto di mettere da parte del capitale extra come garanzia per farne uso nei tempi di crisi e verrà fissato uno standard a livello mondiale sui minimi di liquidità da mantenere.

“Le autorità di sorveglianza non vogliono stringere i rapporti di indebitamento nel bel mezzo della crisi perché questo intralcerebbe la ripresa dei prestiti, ma non vogliono neanche lasciarli così per sempre”, spiega van Steenis.

Il risorgere dei mercati azionari potrebbe spingere alcuni istituti verso un aumento di capitale, incoraggiati dal forte interesse per le azioni Ubs, vendute per 5 miliardi di dollari il mese scorso.

Soltanto a inizio 2010 sarà fatta un‘analisi per capire gli effetti dei cambiamenti programmati alle regole di Basilea II, quindi le banche sapranno quanto capitale devono avere soltanto a fine 2010, una scadenza che già le preoccupa.

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