7 settembre 2009 / 17:04 / 8 anni fa

Da banche meno credito a Pmi, pesano standard Basilea 2

di Gianluca Semeraro

MILANO (Reuters) - Le banche italiane prestano in questa fase meno soldi alle imprese, in particolare alle piccole e medie, ma perché devono fare conti con una dinamica congiunturale poco brillante che impone maggiore selezione e con i criteri stringenti di Basilea 2.

Il tema è di stretta attualità come dimostra l‘ultimo ‘botta e risposta’ tra il ministro Giulio Tremonti e il presidente di Abi Corrado Faissola nel weekend.

Numeri alla mano è abbastanza chiaro che il trend degli impieghi bancari alle imprese abbia subito un forte rallentamento rispetto allo scorso anno: il dato più recente diffuso dall‘Abi mostra un tasso di crescita dei finanziamenti alle imprese non finanziarie del 2,6% in maggio, contro il 3,5% di aprile e il 12,6% di maggio 2008, ben al di sotto della crescita media dell‘ultimo decennio pari all‘8,2%.

L‘ultimo aggiornamento diffuso da Bankitalia oggi parla di una crescita dell‘1,3% a luglio contro il +2,4% di giugno.

“Rispetto a fine anno, il montante di nuovi crediti è sostanzialmente piatto, pur con differenze tra banca e banca”, spiega un analista non citabile che sottolinea come il trend sia più dinamico per le piccole banche rispetto alle più grandi.

BASILEA 2 IMPONE VINCOLI SEVERI, BANCHE PIU’ SELETTIVE

“Sicuramente le banche oggi sono molto più attente alla qualità del credito. Inoltre gli standard di Basilea 2, richiedono livelli di accettazione più severi e questo spinge a una maggiore selettività”, spiega Stefano Gatti, direttore del corso di laurea di Economia e Finanza dell‘Università Bocconi.

La normativa, attualmente oggetto di ripensamento, “è fortemente prociclica e, in una congiuntura negativa, spinge le banche a patrimonializzarsi di più e rivolgersi a una clientela di qualità superiore”, aggiunge, sottolineando come “anche imprese di buona qualità rischiano quindi di restare fuori dai parametri di Basilea 2”.

Gatti sottolinea però anche lo sforzo compiuto dalle banche nell‘ambito dell‘accordo sulla moratoria per le Pmi siglato tra Abi, Confindustria e ministero dell‘Economia a inizio agosto.

“Non è concessione di nuovo credito, ma la stessa Confindustria lo ha definito un importante strumento di sostegno finanziario”, spiega.

BANCHE TEMONO SEGNALE NEGATIVO A MERCATO DA TREMONTI BOND

Per le banche non è dunque un problema di liquidità ma di maggiore attenzione e selezione oltre che di scarsa domanda, come sottolineato due giorni fa da Faissola.

Nell‘ultimo rapporto Afo di previsione 2009-2011, presentato a luglio dall‘Abi, si sottolinea infatti che “gli sviluppi della congiuntura creditizia continuano ad essere moderatamente positivi, pur se consistenti si confermano i segnali di raffreddamento dell‘attività soprattutto a causa di una fortissima riduzione della domanda di prestiti a supporto di iniziative di investimento”.

Il ministro Tremonti però ha più volte rimproverato alle banche di non fare la loro parte nel combattere la crisi. Negli ultimi giorni si è lamentato della prospettiva che gli istituti possano scegliere di non utilizzare i Tremonti bond, strumento concepito proprio per stimolare l‘erogazione del credito alle Pmi.

“Le banche temono che l‘adesione ai Tremonti bond, in una fase di mercato ancora estremamente volatile, possa trasmettere un segnale negativo sulla loro solidità”, spiega a questo proposito Gatti.

Forse è per questo motivo, unito al tasso dei Tremonti bond poco attraente, che grandi istituti come Intesa Sanpaolo o UniCredit non hanno ancora preso una decisione definitiva in merito. Anzi l‘AD di Intesa, Corrado Passera, ha dichiarato venerdì scorso che tutte le opzioni sono aperte, anche l‘ipotesi di non fare ricorso allo strumento o di utilizzarlo in parte.

TREND IMPIEGHI MIGLIORERA’, MA INFERIORE AD ANNI SCORSI

Dopo una prima metà dell‘anno poco brillante, la seconda parte dovrebbe tuttavia segnare già un recupero degli impieghi, che comunque resterà al di sotto degli anni precedenti. “Per fine anno la proiezione è di una crescita per le sei grandi banche del 2,5-3% contro il +5% del 2008 e il 10% del 2007”, dice l‘analista sottolineando come il grosso di questo dato verrà fatto nella seconda parte dell‘anno.

Anche Gatti si mostra moderatamente ottimista. “I risultati economici del semestre sono stati buoni e dovrebbero dare un segnale di ammorbidimento della situazione e lubrificare il canale del credito”, dice.

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