29 agosto 2009 / 07:54 / 8 anni fa

Tremonti: fuori da crisi con barra al centro, no a maghi

di Paolo Biondi

<p>Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. REUTERS</p>

RIMINI (Reuters) - Applausi a scena aperta e sala stracolma: il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti ha conquistato il pubblico del Meeting dell‘amicizia in corso a Rimini con un discorso appassionato in cui ha difeso l‘operato del governo ed attaccato quei banchieri che hanno causato la crisi e assomigliano a maghi. Dovrebbero ora tacere per uno o due anni.

Tremonti ha ricordato come, già in campagna elettorale, aveva previsto la crisi; come ha fatto subito una Finanziaria triennale per superare le difficoltà; di avere avuto a cuore la tenuta dei conti pubblici in un Paese che ha da gestire il terzo debito mondiale; di non avere, a differenza di altri Paesi, aumentato il debito pubblico per mettere soldi “nelle tasche” delle banche e dei banchieri; di avere sostenuto famiglie e imprese in difficoltà; che non è questo il momento per le riforme strutturali.

Si è trattato quindi di una difesa ad oltranza della linea sostenuta dal governo Berlusconi e dal Tesoro negli ultimi sedici mesi.

Nel far questo Tremonti ha rintuzzato, pur senza mai citarli in modo esplicito, gli appunti che eravno venuti in questi giorni dallo stesso palco del Meeting di Rimini: in particolare da due banchieri, l‘amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera che aveva chiesto al governo di dare una scossa all‘economia e di fare più programmazione economica ed il governatore della Banca d‘Italia Mario Draghi che aveva chiesto riforme strutturali su capitale umano (istruzione), mercato del lavoro e Sud ed un occhio particolare nel rientro dall‘accresciuto debito pubblico, dopo la crisi.

Più in dettaglio Tremonti è sembrato ripercorrere i vari punti della relazione di due giorni fa di Draghi. In un primo tempo Tremonti se l’è presa con gli economisti paragonandoli ai maghi di cui è piena la nostra letteratura (con un excursus che va da Oz e Mago Merlino fino ad Harry Potter e qualche concessione fuori dall‘orizzonte letterario, come con il Mago Otelma e Satanik) dicendo che sarebbe meglio per noi ed anche per loro se per uno o due anni stessero zitti. E in questo non ha fatto altro che riproporre la sua rivisitazione del motto latino: silete, economisti.

Poi ha citato la crisi del 1929 ed il New Deal (Draghi aveva detto che la crisi di oggi non è paragonabile soprattutto con il dopo, perché ora sono stati presi interventi più solleciti) per ricordare che Roosvelt aveva dato soldi alla gente e non alle banche.

Ha poi invitato i banchieri a non mentire, perché se oggi i debiti pubblici aumentano non è perché gli Stati spendono per aiutare l‘economia reale, ma per evitare che le banche chiudano. Il nostro governo ha invece seguito quello che chiede la gente: “Salvate il popolo, non le banche”, e cercato di salvare imprese (vedi moratoria sui debiti), famiglie e risparmio.

Tremonti ha spiegato come ha resistito in questi mesi a chi gli chiedeva di aumentare la spesa pubblica perché è un discorso valido in un altro Paese, ma non nel nostro dove la priorità è gestire l‘emissione ogni anno di titoli di Stato per 500 miliardi.

Lo stesso discorso vale per coloro che chiedono riforme strutturali: “Se trovate un anziano che muore di fame gli date da mangiare o dite che il futuro è nella concorrenza?”, ma ha pure proposto la compartecipazione dei lavoratori agli utili d‘impresa come gesto solidaristico con il quale uscire dalla crisi. Un Tremonti di lotta e di governo.

Complessivamente si è trattato di un intervento pacato nei toni, ma determinato nei contenuti con una strizzata d‘occhio alla platea: “Conosco il vostro nome, dopo tanti anni dovrei dire il nostro nome: Comunione e liberazione”. Ma anche su questo una puntualizzazione professorale: per Tremonti sarebbe meglio Liberazione e comunione. Insomma, ce n’è per tutti.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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