25 agosto 2009 / 11:00 / 8 anni fa

Fiat alla ricerca di strategia giusta per Asia

<p>Il logo Fiat sul cofano di una vettura. REUTERS/Johannes Eisele (GERMANY EMPLOYMENT BUSINESS TRANSPORT)</p>

di Jo Winterbottom ed Helen Massy-Beresford

MILANO/PARIGI (Reuters) - Fiat ha bisogno di trovare una migliore strada per inserirsi nel mercato asiatico per tenere il passo con la concorrenza e non può affidarsi solo alla sua quota in Chrysler e alla sua posizione di forza in Brasile per compensare la contrazione dei mercati europei e statunitense.

“Il fatto che Fiat non ha praticamente niente in Asia, soprattutto ora che questa è l‘unica regione economica con una crescita ragionevole, è chiaramente una debolezza strutturale per l‘azienda”, dice un analista londinese.

I concorrenti globali di Fiat, GM e Volkswagen sono i primi in mercati emergenti come quello cinese, il maggiore mercato del mondo al momento.

“Se vuoi crescere come produttore di auto, devi avere una strategia credibile sui mercati emergenti”, con l‘Asia che gioca un ruolo chiave, dice Michael Tyndall, analista di Nomura.

“In Asia, Fiat è molto lontana dalla svolta”, aggiunge.

Le partnerships di Fiat in India, Russia e Cina non sono sufficienti per entrare nel gruppo dei produttori globali, secondo gli analisti.

AMBIZIONI GLOBALI

Con Chrysler, Fiat sarebbe il numero 5 a livello globale con vendite a 4,2 milioni di veicoli, sotto la quota sopravvivenza di 5,5 milioni, indicata dall‘AD Sergio Marchionne.

Fiat ha acquistato una quota del 20% di Chrysler, terzo produttore Usa, in cambio di tecnologia per le auto di piccole dimensioni e spera di vendere il marchio Fiat negli Usa in seguito all‘integrazione.

“Non puoi scommettere tutto su Chrysler. La sopravvivenza di Chrysler nei prossimi 2 o 3 anni è ben lontana da essere scontata”, dice un analista di settore.

Adam Jonas di Morgan Stanley pensa che Chrysler abbia un forte potenziale, considerando il punto di partenza.

“Nel lungo periodo Chrysler può guadagnare. Se il mercato Usa crescesse in modo deciso, il gruppo sarebbe molto redditizio entro la fine del 2010”.

Negli altri mercati le attuali attività di Fiat sembrano avere potenziale limitato.

In Brasile, secondo mercato per Fiat, le vendite hanno recuperato, e le attese sono per un aumento del 6% nell‘anno. Ma a luglio le vendite complessive hanno perso lo 0,9% su anno, dopo che il governo ha annunciato il prolungamento degli incentivi fino alla fine del 2009.

STRATEGIA IN CINA?

Opel, che avrebbe portato le vendite Fiat oltre quota 5,5 milioni, è ancora oggetto del contendere, con la canadese Magna preferita per l‘operazione e GM che tarda a decidere innescando le proteste di lavoratori e governo tedesco.

“Ma (Fiat) deve fare di più, fare di più in Russia, in Cina e in India”, aggiunge un analista anonimo.

L‘ultima operazione di Fiat in Cina è un accordo firmato il mese scorso con Guangzhou Automobile Industry Group che richiederà investimenti per 400 milioni di euro, per una produzione iniziale di 140.000 veicoli.

L‘accordo precedente con Chery, primo produttore locale, è stato sospeso a marzo.

Le vendite di auto in Cina sono balzate del 70% a luglio e le dimensioni del mercato hanno superato quello statunitense all‘inizio di quest‘anno. E’ però dominato da joint ventures con General Motors [GM.UL] e da Volkswagen.

OPEL, I PRETENDENTI ESCLUSI

Alcuni analisti dicono che potrebbe aiutare un‘integrazione con Beijing Automobile Industry Corp. (Baic), che è stata esclusa dalla gara per Opel.

La società cinese produce un milione di veicoli all‘anno circa, il 10% delle vendite totali. Ha accordi con Hyundai e Daimler per Mercedes e avrebbe investito 660 milioni di euro per il 51% di Opel.

“Beijing Auto beneficerebbe del marchio, della tecnologia per le vetture diesel di piccole dimensioni, accesso ai mercati europeo e latino-americani attraverso la rete Fiat. Sarebbe sicuramente positivo per loro”, dice l‘analista da Londra.

“In cambio Fiat ottiene liquidità, accesso al mercato cinese e a una produzione potenzialmente a basso costo”, aggiunge.

Huang Zhirui, analista di CSM Worldwide, ritiene che per ora Fiat non dovrebbe cercare nuove partnerships in Cina.

“E’ più realistico per Fiat focalizzarsi sulla joint venture con Guangzhou Auto e garantire un suo decollo prima di pensare ad altre integrazioni”, dice, aggiungendo che “ha senso per Fiat esplorare nuove integrazioni nel lungo periodo”.

Fiat dovrebbe vedere un impatto positivo dall‘accordo con Guangzhou dopo il 2012, dicono gli analisti, quando potrebbe raggiungere l‘1% del mercato.

In India, uno dei mercati auto che crescono più rapidamente nel mondo, con vendite a 1,5 milioni di veicoli all‘anno, Fiat ha un accordo su uno stabilimento con Tata, per una capacità produttiva di 100.000 veicoli.

“Fiat sta usando Tata Motors come una specie di trampolino... per penetrare il mercato”, dice Deepesh Rathore, analista di IHS Global Insight. “La Grande Punto è un buon inizio. Ma hanno bisogno di altri prodotti... ora sono un operatore molto piccolo”. In Russia, Fiat ha una joint venture con Sollers.

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