18 agosto 2009 / 15:15 / tra 8 anni

Crisi, Blanchard (Fmi): ripresa globale è cominciata

WASHINGTON (Reuters) - La ripresa dell‘economia globale è cominciata ma è necessario supportarla rifocalizzando gli Stati Uniti verso le esportazioni e l‘Asia verso le importazioni.

<p>Il capo economista dell'Fmi, Olivier Blanchard. REUTERS/IMF/Eugene Salazar/Handout</p>

Lo dice, in un articolo pubblicato oggi, il capo economista del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Olivier Blanchard, aggiungendo che il potenziale della crescita sarà più basso dei livelli pre-crisi e che la crescita globale non sarà forte abbastanza da ridurre la disoccupazione nel breve termine.

“Invertire la tendenza non sarà semplice. La crisi ha lasciato ferite profonde che influenzeranno domanda e offerta per molti anni”, scrive Blanchard.

Secondo l‘economista i consumi negli Usa, che pesano per circa il 70% sull‘economia del paese e rappresentano una larga fetta della domanda globale, non torneranno rapidamente ai livelli pre-crisi in quanto i proprietari di case dovranno far fronte a migliaia di miliardi di dollari di perdite derivanti dalla caduta dei mercati immobiliare e azionario.

La crisi finanziaria ha reso gli americani più consapevoli dei cosiddetti ‘tail risks’, eventi che è improbabile che accadano ma che avrebbero conseguenze devastanti.

Proprio per il timore che ci siano code alla crisi, gli americani difficilmente torneranno alle spese facili e sia gli Usa sia i partner commerciali dovranno mettere in atto degli accorgimenti, secondo Blanchard.

I paesi emergenti, Cina in testa, devono giocare un ruolo importante. Secondo l‘economista infatti, la Cina deve sostenere il rilancio delle esportazioni Usa, con una domanda maggiore e l‘apprezzamento dello yuan.

Anche gli altri paesi emergenti possono consentire che le valute domestiche si apprezzino e rilanciare la domanda interna.

“Dal punto di vista degli Usa, un calo del surplus delle partite correnti della Cina aiuterebbe la crescita della domanda e sosterrebbe la ripresa negli Usa”, scrive l‘economista.

Allo scopo di spingere la domanda domestica, la Cina dovrebbe fornire una più solida sicurezza sociale e un più facile accesso al credito per i proprietari di case. Questo incoraggerebbe a risparmiare meno e spendere di più.

“Una più elevata domanda per importazioni della Cina e uno yuan più alto accrescerebbero le esportazioni nette degli Usa”, aggiunge Blanchard.

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