17 agosto 2009 / 14:26 / 8 anni fa

Si raffredda spinta su convergenza regole, decisivo G20

LONDRA (Reuters) - La crisi del credito sta frenando, non solo sostenendo, la spinta per creare un nuovo set di regole contabili accettate su scala globale e potrebbe essere necessario un intervento di sostegno dei leader mondiali per rilanciare questo impegno.

<p>Il presidente del FASB Robert Herz. REUTERS/Mike Theiler</p>

Colpiti dalla crisi, Tesoro Usa e G20 hanno invocato a inizio anno la necessità di sostanziali progressi verso una convergenza degli standard contabili internazionali entro la fine di questo anno.

I sostenitori di questa riforma hanno detto che la crisi ha messo in evidenza la necessità di maggiore trasparenza e coerenza. Un unico set di regole globali ridurrebbe i costi per le imprese multinazionali eliminando la necessità di confrontarsi con sistemi differenziati e renderebbe più facile per gli investitori paragonare società nei diversi Paesi.

Ma negli ultimi mesi, la spinta per una riforma delle regole si è raffreddata dopo che i governi e le forze politiche, specie negli Usa e in Europa, hanno risposto alla crisi enfatizzando autonomia nazionale o cercando di annacquare parti fondamentali di queste nuove regole.

L‘incontro tra i ministri delle Finanze dei G20 a Londra a inizio settembre, e il vertice dei capi di Stato e di governo del G20 a Pittsburgh negli Usa il 24 e 25 settembre, potrebbero per questo essere determinanti nel rimettere in moto il processo di convergenza.

“C’è una pressione notevole su chi deve definire i nuovi standard da entrambe le sponde dell‘Atlantico. Non ci sono ragioni per presumere che le risposte ci porteranno a essere più vicini alla convergenza”, ha detto Ian Ball, amministratore delegato del International Federation of Accountants (IFAC).

“Le differenti pressioni potrebbero portare a standard differenti e alla fine allontanare dalla convergenza anziché avvicinare”.

SENZA DATA PREFISSATA

La convergenza è stata avviata ben prima dello scoppio della crisi del credito; oggi ci sono oltre 100 Paesi che usano i criteri di contabilità internazionali IFRS, incluse 8.000 aziende nei 27 Paesi Ue.

Giappone, Corea, India e Canada hanno in programma di aderire attorno al 2011. Ma perché si possa parlare veramente di regole contabili globali, anche gli Stati Uniti devono essere della partita.

Gli Usa hanno però evitato di fissare una data certa per l‘adozione delle regole contabili IFRS.

Robert Herz, presidente del Financial Accounting Standards Board (FASB), che fissa le regole contabili per gli Stati Uniti, ha detto che adattare le regole FASB in risposta alle pressioni interne mentre si continua il processo di convergenza è come “cavalcare due cavalli”.

C’è ora perfino chi dice nell‘industria del settore che questa convergenza dovrebbe essere abbandonata a favore di un approccio “bilingue”, in cui gli IFRS e le regole Usa andrebbero a coesistere indefinitamente.

Passare da regole Usa agli IFRS porta a una serie di modifiche tecniche per le società che potrebbero determinare utili più alti o più bassi in bilancio.

David Tweedie, presidente del International Accounting Standards Board (IASB), che definisce gli IFRS, ha cercato di bloccare l‘approccio “bilingue” criticando chiaramente, a inizio agosto, la resistenza americana.

“Questa è una fase molto interessante per noi, una occasione irripetibile. E dove sono gli Usa?”, ha detto parlando all‘assemblea annuale dell‘American Accounting Association.

Quattro dei 15 componenti del consiglio dello IASB sono appannaggio dei rappresentanti degli Usa con lo scopo di facilitare il suo passaggio agli IFRS. Ma questo accordo scade nel 2011.

Tweedie ha detto che sarà impossibile estendere oltre questo schema senza un chiaro impegno degli Usa verso la convergenza.

A complicare ulteriormente la situazione c’è anche il fatto che una grassa parte del finanziamento dello IASB viene dagli Usa.

MARK-TO-MARKET

Lo slancio verso la convergenza si è in parte indebolito a causa delle controversie sulle regole del mark-to-market, che richiedono alle banche di valutare alcuni asset a prezzi correnti anziché al valore a cui quegli asset sono stati acquisiti.

Con la crisi che ha abbattuto i valori correnti, quest‘anno, governi e legislatori delle due sponde dell‘Atlantico hanno accusato le regole del mark-to-market di avere la responsabilità di qualcosa come mille miliardi di dollari di svalutazioni nei bilanci delle banche.

Così, con le svalutazioni che incombono sui mercati finanziari, politici e legislatori hanno aumentato le pressioni su IASB e FASB per allentare le regole del mark-to-market, e alcuni sembrano ora riluttanti a rinunciare alla loro influenza sui propri standard contabili nazionali in nome di una convergenza.

“E’ un paradosso. La crisi ha sì creato l‘ovvia necessità per un set comune di regole ma ha anche spinto a lavorare contro di questo. Ora sta a ciascuno dei governi del G20 agire individualmente sulla base dell‘impegno che hanno preso collettivamente”, ha detto Ball.

Dice Helen Brand, amministratore delegato dell‘Association of Chartered Certified Accountants di Londra: “La leadership del G20 è essenziale per mantenere l‘impegno per una soluzione globale, e per cercare di evitare versioni nazionali o regionali di regole IFRS emesse dallo IASB”.

La convergenza potrebbe diventare ancora più delicata, comunque, perché il FASB deve proporre formalmente nel 2010 un nuovo approccio per la contabilità mark-to-market.

Il nuovo approccio sembra ribaltare l‘iniziale allentamento delle regole, mettendo il FASB in contrasto con l‘approccio dello IASB.

“Se il FASB va avanti per aumentare il marking-to-market e lo IASB diminuirlo, potrebbe essere difficile riprendere l‘attività normale” ha detto Jeremy Newman, Ad di BDO International, una rete di società di contabilità.

Fonti dello IASB dicono, comunque, che sebbene i due board inizino da posizioni differenti nell‘aggiornamento delle regole, alla fine risultano allineati quando le regole sono ultimate.

“La convergenza dipenderà da quando finirà la pressione politica e da quanto danno avrà fatto” ha detto Newman.

Per altri ancora i vantaggi della convergenza dovrebbero continuare a spingere l‘industria del settore in quella direzione nel lungo periodo, nonostante le resistenze nel breve.

“Non credo che la convergenza possa fallire perchè la spinta economica per averla è molto forte. I politici possono rallentarla, ma noi continueremo ad andare in quella direzione, magari a singhiozzo”, ha detto Ball.

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