23 luglio 2009 / 16:19 / tra 8 anni

Decreto fiscale, Tremonti cede a pressioni banche e Bce

di Paolo Biondi

ROMA (Reuters) - Sul maxiemendamento presentato oggi dal governo al decreto fiscale alla fine il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti ha ceduto alle pressioni delle banche e dell‘Abi e a quelle della Bce.

Per difendere queste variazioni ha dovuto ingaggiare un duro confronto con il presidente della Camera Gianfranco Fini al quale, alla fine, ha concesso di espungere dal maxiemendamento le norme sulle reti elettriche e quelle sugli studi di settore che potranno però essere recuperate in altri provvedimenti subito dopo la pausa estiva.

Fini infatti voleva che la fiducia fosse messa sul testo uscito dalla commissione soprattutto per salvaguardare un principio costituzionale: quello che prevede che le leggi siano fatte dal Parlamento ed in Parlamento, seppure con il contributo del governo. In questi mesi Fini ha sempre cercato di farsi apprezzare per la salvaguardia delle prerogative parlamentari trovandosi spesso in sintonia con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e non con il governo.

Sulla questione della tassa sull‘oro, apparentemente il governo tiene il punto sulla Banca d‘Italia, di fatto sottopone la tassa (già limitata ad una massimo di 300 milioni e comunque da concordare con la banca centrale) al “gradimento” della Bce che, in prima istanza, aveva già detto di non farne una questione di quantità ma di sostanza. Cioè la Bce aveva avuto da ridire non tanto sull‘entità della tassazione sulle plusvalenze dell‘oro (eccettuata la quota di Bankitalia detenuta per esigenze imposte direttamente dalla Bce a sostegno dell‘euro), ma sulla possibilità di un governo o di un Parlamento di intervenire sulla gestione interna di una banca centrale e sulle sue risorse. E’ possibile quindi che anche il giudizio sul nuovo testo possa essere negativo: Tremonti in questo caso mette le mani avanti ed una probabile bocciatura da Francoforte farà automaticamente decadere la norma per Bankitalia senza obbligare governo e Parlamento ad una revisione del testo.

Sulla commissione di massimo scoperto e sui tassi applicati ai crediti rivisitati, dopo le proteste di ieri dell‘Abi, quella del governo è una marcia indietro che lo stesso Fini ha in aula definito “imbarazzante”.

“Crea imbarazzo la sopressione di disposizioni sulle quali, quando erano state proposte solo pochi giorni fa in commissione, l‘esecutivo si era detto d‘accordo”, ha detto il presidente in aula.

E’ invece imbarazzante per Fini dover accettare la cancellazione del condono sui contributi non versati negli anni che vanno dal 2003 al 2007 per le slot machine. Si tratta infatti di una questione che vede coinvolte società concessionarie di giochi fra le quali una con esponenti di An al suo interno.

Più in generale, da un punto di vista politico, si può dire che si tratta della prima volta nella quale Fini e Tremonti incrociano le lame per un duello esplicito ed alla luce del sole in questa legislatura.

C’è da ricordare che due legislature fa lo scontro tra Fini e Tremonti portò nel luglio del 2004 alle dimissioni di Tremonti, reintegrato al suo posto solo l‘anno seguente.

Ora che militano nello stesso partito, pur con ruoli cambiati, è la prima volta che si scontrano apertamente e violentemente. Impossibile non vedere in filigrana in questo duello anche il duello di ben più lunga gittata che i due stanno inscenando per la successione a Silvio Berlusconi.

Oggi i due hanno avuto prima un colloquio privato che fonti politiche descrivono piuttosto animato. Poi un imbarazzante colloquio in aula, irrituale nella forma e contestato dalle opposizioni.

Fini ha dovuto subire lo smacco di una gestione non limpidissima dell‘assemblea annaspando nell‘interpretare procedure e annunci.

Infine i due hanno preso la parola davanti all‘assemblea: Fini mostrando anche nei toni e nei contenuti una certa irritazione, Tremonti mostrando invece sia nel tono sia nei contenuti un aplomb britannico. Ha anzi espresso apprezzamento per il lavoro di Fini mentre il presidente della Camera aveva poco prima definito “imbarazzante” l‘atteggiamento del governo.

Indubbiamente sulla questione procedurale parlamentare Fini (e con lui tutto il Parlamento) esce sconfitto e Tremonti (e con lui il governo) vittorioso.

Sui contenuti, Tremonti si accontenta di avere mandato un segnale alle banche ed a Mario Draghi, ma accetta di fare marcia indietro. Il bilancio della vicenda è quindi difficilmente sintetizzabile in un giudizio in bianco e nero. Per questa volta vincono le tinte sfumate. E il governo e la sua maggioranza confermano di attraversare una fase travagliata.

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