21 luglio 2009 / 18:33 / 8 anni fa

Italia, Draghi: segnali positivi, servono riforme strutturali

ROMA (Reuters) - In Italia la fase di deterioramento dell‘economia sembra essersi arrestata e si cominciano a vedere alcuni segnali positivi.

<p>Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi a Tel Aviv lo scorso 11 giugno. REUTERS/Gil Cohen Magen</p>

Ma “resta tuttavia prioritario dare sostegno al sistema produttivo, occorre evitarne un indebolimento strutturale [...] con costi rilevanti anche in termini di capitale umano”.

Lo ha detto il governatore della Banca d‘Italia Mario Draghi nel corso di un‘audizione in Parlamento sul Dpef.

Analizzando il Dpef, Draghi ha ricordato che l‘azione di governo mira a due obbiettivi: ripresa del risanamento dei conti pubblici e sostegno dell‘economia.

Secondo il governatore, “l‘elevato peso del debito rappresenterà una delle eredità più gravi della crisi. Quindi, abbiamo due effetti sul debito: il debito che si genera dalla crisi e il debito che si avrà per effetto delle pensioni”, ha detto il governatore, con un‘aggiunta a braccio al suo intervento scritto.

Draghi sollecita sforzi per il contenimento della spesa corrente. Anche perché per raggiungere il target di un deficit/Pil al 2,4% nel 2013, occorre che la spesa corrente si riduca in termini reali “in media di circa l‘1% all‘anno nel periodo 2010-2013”. Serve quindi uno sforzo “molto incisivo”, considerando soprattutto che finora si è fatto il contrario e nel decennio 1999-2008 le spese sono aumentate del 2,1% all‘anno.

“Senza progressi significativi nella riduzione della spesa corrente e senza una ripresa della crescita vi è la certezza che il debito e la pressione fiscale rimarranno a lungo su livelli molto elevati”, avverte Draghi.

La ricetta del governatore per garantire la sostenibilità dei conti pubblici passa anche per “un deciso aumento dell‘età media effettiva di pensionamento”, importante per garantire la riduzione della spesa pubblica e un livello di reddito adeguato nella vecchiaia.

L‘azione di risanamento poggia anche sulla lotta all‘evasione fiscale, che “accresce l‘onere sui contribuenti ligi al dovere fiscale, determina distorsioni e riduce la competitività”.

“Questi effetti possono acuirsi nell‘attuale fase di crisi economica”, avverte Draghi.

Accanto all‘attività ispettiva, la lotta all‘evasione “va perseguita anche con la diminuzione - nel medio periodo - delle aliquote legali, resa possibile dal contenimento della spesa”.

Analizzando la politica anticrisi del governo italiano, Draghi ha espresso toni critici sul taglio della spesa per investimenti che, in base ai dati contenuti nel Dpef, dovrebbe scendere del 6,6% nel 2010: “In una fase congiunturale che rimarrà prevedibilmente delicata, sarebbe necessario mantenere questo sostegno del settore pubblico alla domanda aggregata”.

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