15 luglio 2009 / 16:40 / tra 8 anni

Tremonti al difficile incrocio tra etica e condoni

<p>Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. REUTERS/Andrew Winning (BRITAIN BUSINESS POLITICS)</p>

di Luca Trogni

MILANO (Reuters) - Una giornata tutta in salita per Giulio Tremonti: la Bce lo obbliga a una drastica inversione a U sulla tassazione dell‘oro di Bankitalia, le cifre del Dpef sull‘economia italiana si allineano alle previsioni - da lui sino a ieri criticatissime - di Draghi e degli organismi internazionali e soprattutto l‘annuncio di un nuovo condono fiscale.

Ed è quest‘ultimo, il terzo per i governi Berlusconi e per lo stesso Tremonti, l‘elemento più difficile da spiegare per il ministro che negli ultimi mesi ha fatto del rafforzamento dei principi etici nell‘economia il caposaldo della propria politica.

L‘acme toccato con l‘insulto al giornalista che gli chiedeva nella conferenza stampa odierna della compatibilità tra le due categorie è una spia del nervosismo di Tremonti nel parlare di scudo fiscale a disposizione degli evasori quando ancora risuonano i suoi richiani all‘enciclica papale per proporre un codice di regole per l‘economia internazionale.

Oggi la proposta è quella di sanare evasione fiscale ed esportazione di capitali in porti sicuri con una sanzione attorno al 5%, percentuale inferiore, e di molto, a qualsiasi aliquota a carico dei contribuenti che dichiarano regolarmente i loro redditi.

L‘interessato replica citando le analogie con le scelte fiscali di Barack Obama, il politico che oggi gode di maggiore fama nel mondo, ma la contraddizione resta in tutta la sua pienezza. Si può affermare al tavolo internazionale che “il tempo del segreto bancario è finito” e nello stesso tempo garantire anonimato e costi minimi a chi, anche grazie al segreto bancario, non ha pagato le tasse, lasciando ad altri il privilegio di assolvere i propri obblighi di cittadini verso lo Stato?

In occasione del precedente scudo fiscale Tremonti aveva sostenuto la scelta nel quadro della chiusura di una fase di movimenti di capitale senza tetto nè legge, precedente che indebolisce la spiegazione di questi giorni di legare il nuovo scudo fiscale alla chiusura di una fase storica in cui i paradisi fiscali potevano (o possono?) essere rifugi sicuri per soldi senza alcuna voglia di pubblicità.

Resta la motivazione economica: la recessione morde anche i conti pubblici italiani e gran parte dei provvedimenti di taglio della spesa o di aumento delle imposte possibili sarebbero pro-ciclici, penalizzando molto probabilmente i già bassi consumi.

Non così i fondi fiscali che, facendo rientrare nell‘economia ufficiale fondi occultati, avrebbero invece un effetto anti-ciclico di fronte alla crisi.

A patto però che il gettito sia significativo e qui qualche dubbio in proposito è legittimo. A fine 2008 la Corte dei Conti stimava in 5 miliardi di euro l‘ammontare condonato ma non versato delle precedenti operazioni, prevedendo in meno di un miliardo il recupero ancora possibile.

Non solo. Un nuovo condono innesca aspettative di mosse analoghe nel tempo e quindi induce, con un eufemismo, a comportamenti fiscali non esemplari anche per il futuro.

Nè in tema di evasione fiscale emergono segnali rassicuranti dai dati sulle entrate resi noti ieri dal ministero: nei primi cinque mesi dell‘anno l‘Iva è calata del 10% a fronte di un‘economia, a partire dalla voce consumi, in ribasso di molti punti percentuali in meno.

Lo scarto tra la teoria di un nuovo ordine economico con l‘etica in primo piano e una prassi dove si lascia spazio di manovra a chi non rispetta le leggi vigenti appare ancora molto ampio. Nè, alla fine, di grande aiuto per l‘aggiustamento dei conti pubblici.

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