19 giugno 2009 / 08:41 / 8 anni fa

Italia, aumenta disoccupazione: colpiti giovani e donne

MILANO (Reuters) - Cala come previsto l‘occupazione italiana, con flessioni pesanti in particolar modo per i giovani e con ricadute sull‘offerta di lavori qualificati. Una tendenza soltanto agli inizi che, secondo la maggior parte degli economisti, ha poche speranze di invertirsi prima della seconda metà del prossimo anno.

<p>Immagine d'archivio di un mendicante in strada. REUTERS/Hazir Reka SHB/WS</p>

Secondo i dati dell‘Istituto nazionale di statistica (Istat), la forza lavoro italiana ha subito una netta contrazione nei primi tre mesi dell‘anno, con la percentuale di disoccupati salita in termini destagionalizzati ai massimi da inizio 2006, a 7,3% dal 7% del quarto trimestre 2008, in linea con attese degli economisti in una forchetta tra 7,1% e 7,5%.

Un deterioramento del mercato del lavoro che interessa particolarmente l‘agricoltura (-7% dipendenti su anno), e che investe in maniera minore anche il comparto industriale e del terziario.

Su base tendenziale il tasso di disoccupazione grezzo, vale a dire non corretto in termini stagionali, è passato a 7,9% dal 7,1% dei primi tre mesi del 2008.

I senza lavoro sono aumentati per la quinta volta consecutiva, toccando quota 1,982 milioni, rispetto ai 1,761 milioni del primo trimestre 2008, mentre gli occupati sono scesi a 22,966 milioni da 23,170.

“I dati di oggi sono soltanto i primi di una serie di risultati negativi e, tutto sommato, non sono stati drammatici: temevo potessero essere peggiori”, commenta l‘economista di Unicredit Marco Valli.

“Nel primo trimestre abbiamo avuto l‘indicazione sul trand dei prossimi mesi. Per la creazione di nuovi posti di lavoro dovremo probabilmente aspettare la metà del 2010”.

Di parere simile sono Luigi Speranza, economista di Bnp Paribas e Paolo Mameli di Intesa SanPaolo, secondo i quali il tasso di disoccupazione toccherà nei prossimi trimestri un picco sopra il 9%. L‘Ocse ha paventato il rischio che il tasso arrivi al 10% nel 2010.

GIOVANI SENZA LAVORO

<p>Passanti a Pomigliano d'Arco, sede di uno stabilimento Fiat. REUTERS/Stefano Renna/Agnfoto (ITALY TRANSPORT EMPLOYMENT BUSINESS)</p>

A pagare la crisi sono, in particolare, i giovani. Gli occupati con contratti a termine, che riguardano per circa i 3/4 ragazzi al di sotto dei 34 anni, sono diminuiti del 7%, vale a dire di 154.000 unità. A questi numeri vanno aggiunti i 107.000 collaboratori occasionali che hanno perso il posto, una categoria che tradizionalmente include molti giovani alle prime esperienze lavorative.

Che siano stati colpiti i più giovani “è un elemento atteso e non sorprendente”, commenta Valli. “I dati Istat non tengono conto delle persone in cassa integrazione. Di conseguenza l‘aumento dei disoccupati si concentra nelle categorie che non hanno accesso agli ammortizzatori sociali”.

STRANIERI, PART-TIME E INATTIVITA’

Tra i dati socialmente rilevanti dell‘indagine Istat sono da segnalare inattività e part-time obbligatorio - che in tempo di crisi colpiscono specialmente le donne - ma anche l‘aumento dell‘occupazione degli stranieri.

A fronte del calo di 426.000 posti di lavoro di persone di nazionalità italiana, sono cresciuti di 222.000 unità gli occupati stranieri, impiegati prevalentemente in professioni non qualificate.

”“Gli stranieri lavorano spesso in settori che richiedono un minore tasso di istruzione, come costruzioni e agricoltura. Se da un lato sta continuando il processo di regolarizzazione, dall‘altro è la crisi, che intacca le attività produttive, a favorire coloro che si adattano a fare qualsiasi cosa piuttosto delle persone con titolo di studio elevato in cerca di lavori con alto valore aggiunto”, spiega Valli.

In un paese come l‘Italia, con una forte regolamentazione del mercato del lavoro, non è sorprendente neanche la crescita su base annua dell‘1,7% a 42.000 unità dei part-time per dipendenti con contratto a tempo indeterminato. Il fenomeno, che coinvolge esclusivamente le donne, viene visto come un modo di tagliare i costi, senza ricorrere al licenziamento.

In rialzo anche l‘inattività: il 37,6% di uomini e donne tra 15 e 64 anni ha rinunciato alla ricerca di un‘occupazione rispetto al 37,2% di un anno prima. In particolare sono le donne a pagare la riduzione di offerta lavorativa: nel Mezzogiorno sono salite al 63,7% quelle che hanno scelto l‘inattività.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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