29 maggio 2009 / 13:47 / 9 anni fa

Draghi: banche, bene stress test, sostengano economia

di Giselda Vagnoni

<p>Il governatore di Bankitalia Mario Draghi. la foto &egrave; stata scattata lo scorso 14 febbraio a Roma. REUTERS/Tony Gentile</p>

ROMA (Reuters) - Nell‘ultimo stress test effettuato dalla Banca d‘Italia è emerso che le banche italiane hanno la capacità di resistere a scenari più sfavorevoli dell‘attuale. Gli sforzi per il rafforzamento patrimoniale devono comunque proseguire poichè la recessione continuerà a pesare sulla qualità del credito per due o tre anni dopo l‘inversione ciclica. Come negli anni Cinquanta e Sessanta i banchieri devono aiutare a finanziare la crescita.

Nelle sue quarte Considerazioni finali il governatore della Banca d‘Italia non ha mancato di sottolineare l‘efficacia dell‘attività di vigilanza di via Nazionale e l‘importanza della valutazione del merito di credito da parte dei banchieri anche nei tempi buii come quelli attuali.

Il governatore ha ricordato che la Banca d‘Italia conduce prove di resistenza delle banche allo stress dal 2005 ed ha appena ultimato l‘ultimo esercizio per valutare l‘impatto sui bilanci bancari di un deterioramento della qualità del credito alle famiglie e alle imprese italiane nel biennio 2009-2010, nell‘ipotesi di condizioni macroeconomiche più avverse di quelle previste per l‘Italia dalle principali organizzazioni internazionali.

“I risultati dell‘esercizio indicano la capacità del nostro sistema bancario di resistere anche a scenari più sfavorevoli”, ha annunciato Draghi, facendo presente che “il peso degli strumenti di minore qualità sul patrimonio di base dei primi 5 gruppi bancari italiani è del 13%, contro il 22% dei primi 15 gruppi bancari dell‘area dell‘euro”.

Tuttavia gli sforzi di ripatrimonializzazione devono continuare perchè “stanno aumentando rapidamente le sofferenze e gli impieghi classificati come incagliati” e “la recessione continuerà a pesare sulla qualità del credito anche per due o tre anni dopo l‘inversione ciclica”.

OCCORRE SAPER FARE BANCHIERE ANCHE IN MOMENTI BUI

Sì dunque alla limitazione della distribuzione degli utili: “Il sacrificio richiesto agli azionisti oggi è compensato dalla maggiore solidità del loro investimento”. E sì anche ai Tremonti bond: “Sono ora disponibili gli strumenti pubblici per il rafforzamento patrimoniale previsti dalla legge. L‘intervento dello stato è temporaneo; l‘azionariato privato dovrà sostituire i fondi pubblici non appena le condizioni di mercato lo consentiranno”.

Bene sarebbe da parte del governo eliminare lo svantaggio fiscale delle banche italiane nei confronti dei principali concorrenti in tema di deducibilità delle svalutazioni sui crediti.

“La norma diviene particolarmente stringente in questa fase recessiva, in cui crescono le pressioni a ridurre il credito per soddisfare i requisiti di capitalizzazione”, ha osservato Draghi, riferendosi alla norma che pone il tetto dello 0,3% dei prestiti complessivi alla deducibilità della svalutazióne dei crediti e che rateizza in 18 anni la parte eccedente.

Lasciando per un attimo la traccia del discorso scritto Draghi ha detto, parlando della situazione del credito, che “occorre saper fare il banchiere anche quando le cose vanno male”.

Secondo l‘ultima indagine di Bankitalia sulle condizioni di accesso al credito, l‘8% delle imprese ha ricevuto un diniego a una richiesta di finanziamento.

“E’ il valore più elevato dalla metà degli anni Novanta; era meno del 3 un anno fa. Oltre il 10% delle imprese dichiara di aver ricevuto, da ottobre, richieste di rimborsi anticipati”, ha scandito Draghi.

Per il governatore non si può chiedere alle banche di allentare la prudenza nell‘erogare il credito. Quel che si può e “si deve chiedere è di affinare la capacità di riconoscere il merito di credito nelle presenti, eccezionali circostanze”.

“Le banche italiane non hanno eredità pesanti nei loro bilanci. Utilizzino questo vantaggio nei confronti dei concorrenti per affrontare un presente e un futuro non facili. Valutino il merito di credito dei loro clienti con lungimiranza, Prendano esempio dai banchieri che finanziarono la ricostruzione e la crescita degli anni Cinquanta e Sessanta”.

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