12 maggio 2009 / 16:12 / 8 anni fa

Decreto terremoto, tensioni Berlusconi-Tremonti su coperture

di Paolo Biondi

<p>Il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. REUTERS/Yves Herman</p>

ROMA (Reuters) - E’ scontro nel governo sulle coperture al decreto terremoto.

La notizia, anticipata questa mattina da uno scarno articolo d‘apertura del quotidiano Europa, è stata confermata a Reuters da fonti della maggioranza mentre al Senato il percorso del decreto appena iniziato subisce già i primi rallentamenti.

Europa parla di uno scontro tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti che ha mandato il presidente del Consiglio “su tutte le furie”, a “un passo dal dare il benservito al ministro dell‘Economia”.

Tremonti questa sera a Villa Madama al cronista che gli chiedeva se fosse vera questa ricostruzione ha risposto: “Ma dai!”

Fonti di maggioranza dicono a Reuters che la situazione è più complessa e coinvolge anche il ruolo del sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, implicato direttamente nella vicenda anche per le sue radici abruzzesi.

Al centro della questione le “deboli coperture finanziarie del decreto”, come dice Europa.

Proprio su questo tema si è avviato il dibattito in commissione al Senato e il sottosegretario all‘Ambiente Roberto Menia ha annunciato oggi che il decreto giungerà in aula solo la prossima settimana e non giovedì prossimo come previsto in precedenza.

Menia ha aggiunto ai cronisti che probabilmente il governo presenterà i suoi emendamenti solo in aula, quindi solo la prossima settimana e che probabilmente saranno più dei tre già annunciati ed ha ipotizzato che sul provvedimento il governo potrebbe mettere la fiducia.

Come fonti di governo dicono a Reuters, i fronti aperti sul decreto sono tre: il coinvolgimento dei sindaci nella ricostruzione, la definizione di chi ha diritto ai sussidi (nel decreto si parla solo di residenti e non anche di proprietari degli stabili danneggiati o distrutti) e delle percentuali di sussidio, la copertura delle risorse.

Per ora solo sul primo punto il governo si è detto disponibile a modificare il testo. Sul resto si tratta.

“Con l‘attuale formulazione del decreto un proprietario non riesce a capire se riuscirà a riavere il 100% delle spese per la ricostruzione o no, eppure su questo Berlusconi era stato chiaro”, dice un esponente dell‘opposizione.

Sulla definizione di “residente” o “proprietario” pare che a palazzo Chigi siano arrivate le proteste anche di Bruno Vespa, il popolare conduttore di Porta a porta, la trasmissione di RaiUno, che de L‘Aquila è originario, come riferisce a Reuters una fonte governativa.

Il problema non si pone solo per le case che vanno interamente riscostruite, ma anche per quelle che potrebbero tornare abitabili a breve previ limitati interventi: il decreto non fornisce al momento certezze sui sussidi, secondo quanto fanno rilevare gli esponenti dell‘opposizione.

Il terzo problema è quello delle coperture e delle disponibilità a breve. Su questo il presidente del Consiglio si è più volte sbilanciato garantendo fondi coperti e sicuri.

L‘opposizione rileva invece che il decreto su questo è molto più vago: l‘ultimo articolo, quella sulla copertura, parla di un periodo di finanziamento delle spese che arriva oltre il 2032, una data che sa quasi di beffa dopo le promesse di interventi risolutivi “prima dell‘arrivo del freddo”, come detto da Berlusconi a L‘Aquila.

Il problema è soprattutto per la copertura delle spese a breve: sembrano coperti dal decreto i circa 700 milioni necessari per gli insediamenti abitativi promessi dal premier a L‘Aquila. Per il resto potrebbe essere necessario entro la fine dell‘anno circa un altro miliardo: il decreto fa riferimento al fondo unico creato presso la presidenza del Consiglio che ha una disponibilità per competenza di circa 9 miliardi ma pochi spiccioli come cassa.

Tant’è che il relatore al provvedimento, Antonio D‘Alì, nell‘annunciare un emendamento al decreto che esenterà per un anno i pagamenti dei pedaggi autostradali a L‘Aquila (costo previsto 10 milioni) ha annunciato che sarà coperto con il fondo Infrastrutture.

I tecnici dell‘Economia avevano nei giorni scorsi ipotizzato che la copertura potesse in parte venire da un “contributo di solidarietà” da chiedere ai cittadini con i redditi più alti, ma su questo Berlusconi è stato irremovibile: niente nuove tasse.

A fare pressioni sul ministro dell‘Economia perché tutte queste cose vengano risolte già al Senato con gli emendamenti del governo non è solo Berlusconi ma anche il sottosegretario Letta che finora è stata la persona di governo più solerte nel risolvere i problemi, assieme al sottosegretario Guido Bertolaso.

Un parlamentare dell‘opposizione racconta a Reuters che la scorsa settimana aveva scoperto che gli operai dell‘Anas addetti alla manutenzione delle strade nelle zone terremotate stavano lasciando la zona perché giunti a scadenza di contratto senza avere ottenuto il rinnovo: una telefonata a Letta ha sbloccato la situazione ed i contratti sono stati rinnovati.

- ha contribuito Giuseppe Fonte

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