11 maggio 2009 / 11:13 / tra 9 anni

Class action, consumatori in rivolta contestano testo inefficace

ROMA (Reuters) - Alla vigilia della discussione in Senato sulla class action, prevista per domani all‘interno del disegno di legge sullo Sviluppo, le associazioni dei consumatori propongono 5 modifiche per riformulare il testo di legge, che a loro dire rischia di restare lettera morta.

Il nodo non riguarda tanto l‘emendamento che elimina la retroattività della class action a partire da luglio 2008, ma la concreta applicabilità di un‘azione che non può essere attivata autonomamente dalle associazioni ma solo da singoli esponendoli al rischio di rimborso spese.

“La versione precedente della norma non era proprio quello che auspicavamo, ma questa è ancora più limitativa. Praticamente è un passo indietro, visto che per le Associazioni dei consumatori non è previsto proprio alcun ruolo nell‘avvio della Class action”, spiega Carlo Pileri, presidente di Adoc.

Concorda Paolo Landi, segretario generale Adiconsum: “A nulla serve mantenere la retroattività se la class action resta inefficace”.

“Facciamo un appello al Senato per apportare al testo modifiche ragionevoli”, aggiunge Landi.

La class action all‘italiana ha avuto un percorso accidentato sin dall‘origine. Introdotta in Finanziaria 2008, doveva partire da luglio dello stesso anno. Vinte le elezioni, il governo Berlusconi ne ha sospeso l‘entrata in vigore due volte, prima con la manovra triennale di fine giugno e poi con il decreto Milleproroghe dello scorso dicembre.

Il testo attualmente in discussione al Senato, confluito nel ddl sullo Sviluppo, fa partire la class action da luglio 2009 ma con riferimento agli illeciti compiuti dopo il 30 giugno 2008. E tuttavia il relatore del provvedimento a Palazzo Madama ha presentato in aula un emendamento che, in caso di approvazione, elimenerebbe la retroattività.

NIENTE RICORSI SE RESTA IL “DANNO PUNITIVO”

Le associazioni contestano il testo uscito dalle commissioni in Senato soprattutto nella parte che impone a “ciascun componente della classe, anche mediante associazioni cui dà mandato o comitati cui partecipa”, di agire per ottenere il risarcimento.

Una disposizione che espone i ricorrenti a farsi carico delle spese legali nel caso in cui il Tribunale rigetti l‘istanza ritenendola immotivata.

L‘effetto deterrente è secondo i consumatori ancora maggiore se si tiene conto che il giudice, nel regolare il rimborso delle spese legali, dovrà tenere conto anche di quanto prevede il Codice di procedura civile all‘articolo 96.

“Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell‘altra parte, lo condanna, oltre alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche d‘ufficio, nella sentenza”, dice l‘articolo 96.

Le associazioni chiedono quindi di poter attivare esse stesse la class action al pari dei singoli e di “eliminare la condanna al danno punitivo nei confronti dei promotori in caso di inammissibilità”.

Occorre anche semplificare la procedura di adesione alla class action.

“La normativa, così come è attualmente formulata, porterebbe alla paralisi dei tribunali, dovendo ogni singolo consumatore depositare in cancelleria la documentazione probatoria”, dicono le associazioni nel presentare le loro proposte.

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below