23 aprile 2009 / 19:57 / 8 anni fa

Segnali guarigione economia al vaglio di G7, G20, dicono fonti

WASHINGTON (Reuters) - Dopo un lungo periodo in cui i segnali in arrivo dall‘economia mondiale risultavano sistematicamente peggiori delle attese, da un mese a questa parte stanno emergendo alcuni segni migliori delle previsioni.

<p>Il presidente del Financial stability board Mario Draghi. REUTERS/Tony Gentile</p>

Quale sia il significato di questa novità è ancora in dubbio e toccherà a ministri finanziari e governatori delle banche centrali del Gruppo dei Sette e ai colleghi del G20 valutare se i “segnali di guarigione” siano tanto convincenti per lanciare un messaggio positivo a cittadini e investitori.

Lo riferiscono fonti G7 alla vigilia degli incontri G7 e G20 che si terranno domani pomeriggio a Washington nella cornice degli Spring meeting del Fondo monetario e della Banca mondiale.

Tra gli altri temi sul tappeto di ministri e banchieri: l‘aumento delle risorse finanziarie del Fondo, il primo test della procedura di early warning per prevenire le crisi, le exit strategy e il miglioramento della regolamentazione.

“E’ un momento in cui si cerca di analizzare i segni di guarigione” dice una delle fonti.

“Se è vero che la crisi ha un aspetto psicologico forte, se si ha ragione di pensare che si sia esaurita la discesa negativa, allora bisogna dare un messaggio”, aggiunge.

SUBITO 250 MILIARDI PER IL FONDO MONETARIO

A fianco della situazione macroeconomica, al centro delle riunioni di domani ci sarà il Fondo monetario internazionale, sia come destinatario di un corposo pacchetto di nuove risorse, sia come ideatore, insieme al Financial stability board, della procedura di early warning.

Sull‘aumento di 500 miliardi di dollari per l‘Fmi deciso dal summit G20 a inizio mese, le fonti spiegano che questo verrà realizzato in due fasi.

“I primi 250 miliardi di dollari dovranno arrivare nei tempi più rapidi possibili e per questo i ‘contributi’ giungeranno al Fondo sotto forma di prestiti bilaterali”, dice una delle fonti.

L‘unico paese che ha già firmato il suo contributo è il Giappone che verserà 100 miliardi di dollari. Altre due quote da 100 miliardi di dollari arriveranno dagli Usa e dall‘Unione europea. I fondi Ue arriveranno “nel giro di settimane” e per l‘Italia si tratterà di un esborso poco sopra gli 8 miliardi.

La seconda fase riguarderà altri 250 miliardi di dollari sotto forma di ‘New arrangment to borrow’ che giungeranno in tempi più lunghi. Un discorso a parte sarà dedicato all‘emissione da parte del Fondo di Diritti speciali di prelievo per 250 miliardi, risorse che vanno ad aggiungersi ai 500 miliardi iniziali.

FMI E FSB PRESENTERANNO A MINISTRI EARLY WARNING

Gli incontri di domani saranno, inoltre, l‘occasione per Mario Draghi, presidente del Financial stability board, e per Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fondo, di presentare la procedura di early warning.

“La procedura di early warning è pronta ed è stato condotto un primo test... i risultati saranno presentati ai ministri del G20 e all‘IMFC (International monetary and financial committee del Fondo) negli incontri di questo fine settimana”, ha spiegato un‘altra fonte.

EXIT STRATEGY E MIGLIORAMENTO REGOLAMENTAZIONE

Se da un lato ci si prepara a prevenire le future crisi, dall‘altro lato si inizia a pensare a come poter ristabilire un equilibrio nei bilanci pubblici e nel sistema finanziario una volta che la crisi attuale sarà superata.

Secondo una delle fonti “c’è la consapevolezza” che saranno necessarie delle exit strategy per riassorbire gli stimoli fiscali e monetari iniettati nel sistema, in modo da ristabilire la stabilità finanziaria e l‘equilibrio fiscale dei paesi.

Quando alla regolamentazione, il lavoro di domani sarà nella linea indicata dal Financial stability board nei mesi scorsi.

Secondo le fonti, ormai governi e istituzioni concordano sulla necessità di rendere il sistema delle regole meno frazionato, aumentando il coordinamento tra le diverse aree economiche ed estendendo le norme anche a settori e prodotti che erano rimasti fuori.

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