21 aprile 2009 / 15:27 / 9 anni fa

Accordo Italia-Usa: niente doppie imposizioni, scambi favoriti

MILANO (Reuters) - Scambi più facili per le imprese impegnate tra Italia e Stati Uniti. Questi gli effetti della ratifica da parte del Governo nelle settimane scorse della Convenzione conclusa fra l‘Italia e gli Usa che semplifica l‘attività fra i due Stati, in particolare con un alleggerimento del livello impositivo.

L‘accordo bilaterale sostituisce un precedente trattato che risaliva addirittura al 1984.

“E’ come se si fosse usata un‘auto molto vecchia per venire dagli Usa, mentre ora se ne userà una nuova”, spiega a Reuters Gugliemo Maisto, docente di Diritto tributario internazionale all‘Università Cattolica e consigliere dell‘American Chamber of Commerce e presidente dell‘International Bureau of Fiscal Documentation di Amsterdam, che nel corso di un incontro ha illustrato oggi i vantaggi della nuova Convenzione.

Sottolineando come in un campo come quello delle norme fiscali che riguardano l‘impresa, che ha una evoluzione piuttosto rapida, il trattato Italia-Usa fosse particolarmente anacronistico, causa di difficoltà nell‘interazione fra gli operatori economici dei due Stati. E molto più vecchio di quelli analoghi tra Stati Uniti ed altri Paesi europei.

Tassazione di royalties, canoni e possibilità per aziende Usa di detrarre l‘Irap sono gli aspetti più innovativi della nuova convenzione, che dopo ulteriori comunicazioni fra i due Stati entrerà in vigore con effetto retroattivo all‘anno solare, dice Maisto.

In particolare, come ricorda una nota, con la nuova Convenzione è stato favorito il trasferimento di tecnologia, come ad esempio software per computer, oppure attrezzature industriali, commerciali o scientifiche; è diventato meno oneroso l‘utilizzo di marchi e brevetti e viene favorito l‘uso dei diritti d‘autore su opere letterarie, scientifiche o artistiche con l‘introduzione di un‘esenzione sui redditi derivanti dal loro.

Sui dividendi e interessi inoltre, rimuovendo ulteriori ostacoli di carattere fiscale agli investimenti produttivi e finanziari, sono favorite collaborazioni e reciproci investimenti. Ad esempio, viene ridotta la pressione fiscale sugli interessi derivanti da finanziamenti contratti tra società residenti nei due Stati, diminuendo la tassazione nello Stato del debitore degli interessi dal 15% al 10% e introducendo nuove ipotesi di esenzione totale.

Le controversie tra le amministrazioni di Italia e Usa inoltre saranno più facilmente risolvibili in materia di prezzi di trasferimento (il cosiddetto transfer price). E’ stata infatti introdotta una procedura che garantisce l‘eliminazione della doppia imposizione per i gruppi societari, ed evita così l‘insorgere di contenziosi molto rilevanti con le amministrazioni finanziarie dei due Stati.

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