31 marzo 2009 / 10:48 / 9 anni fa

Expo 2015, dopo un anno di litigi pesa incognita crisi

di Antonella Ciancio

<p>Il sindaco di Milano Letizia Moratti a Parigi esulta dopo la vittoria della candidatura di Milano per ospitare l'Expo 2015, il 31 marzo 2008. REUTERS/Charles Platiau</p>

MILANO (Reuters) - La crisi economica potrebbe ostacolare il successo dell‘Expo 2015 di Milano più delle divisioni politiche che ne hanno finora rallentato il decollo.

A un anno dalla vittoria di Milano sulla turca Smirne, che fu salutata dalla stampa internazionale come un raro successo “bipartisan” della politica italiana, i contrasti politici sulle nomine dei vertici organizzativi hanno impedito che la società di gestione dell‘evento partisse, una macchina che potrebbe stimolare l‘economia, con benefici valutati in oltre 40 miliardi di euro.

Ma se, come ha detto ieri il presidente della Regione Lombardia Roberto Fomigorni, l‘assemblea dei soci del 9 aprile ufficializzerà finalmente i nuovi ingressi nel cda della società, risolvendo il nodo politico, resterà da affrontare l‘impatto della crisi economica sugli investimenti pubblici e privati.

“Il problema non è solo politico. Il problema ora sono la disponibilità dei fondi, i tempi di realizzazione dei lavori”, ha detto a Reuters Paolo Galassi, presidente della Confapi, 50.000 piccole e medie imprese in tutta Italia, con oltre un milione e mezzo di addetti.

I vertici istituzionali, a partire dal Comune di Milano, assicurano che il ritardo sarà recuperato.

“Indubbiamente abbiamo perso tempo, ora mi sembra tutto pronto a partire”, ha detto Formigoni ieri ai giornalisti, aggiungendo che sul fronte delle infrastrutture “non si è perso tempo affatto” e “tutte le opere previste saranno realizzate entro il 2015”.

Per il vicesindaco Riccardo De Corato, “Milano è pronta a raccogliere la sfida dell‘Expo i cui benefici economici per tutto il Paese sono valutati in oltre 44 miliardi di euro”.

“Nasceranno 70.000 nuovi posti di lavoro, saranno organizzati 7.000 eventi ed è prevista la partecipazione di 36.000 volontari”.

NODO FONDI

Tuttavia, nonostante i solleciti da parte dei vertici lombardi - in primis il sindaco di Milano Letizia Moratti - il governo non ha ancora messo a disposizione il 20% delle risorse previste, secondo quanto riferito da Pierfrancesco Majorino, capogruppo del PD al Comune di Milano.

Nel dossier di candidatura è previsto che il governo stanzi in totale 1,486 miliardi di euro, pari al 46% dell‘investimento complessivo per le infrastrutture. Il resto è invece imputato agli enti locali (Comune, Regione e Provincia) e ai privati, i quali a loro volta chiedono rassicurazioni al governo sul mantenimento degli impegni e regole certe e rapidità sull‘assegnazione dei lavori.

In una recente audizione alla commissione Lavori pubblici del Senato, il sottosegretario alle infrastrutture Roberto Castelli ha detto che per le opere dell‘Expo non sono stati ancora definiti 1,8 miliardi di euro, che troveranno copertura man mano che i progetti saranno disponibili.

“Oggi bisogna galoppare velocemente altrimenti si rischia la paralisi per il mancato rispetto delle tappe immaginate anche nel dossier di candidatura”, ha detto Majorino a Reuters. “Il problema è che lo spirito bipartisan si è totalmente perso”, ha aggiunto, chiedendo al sindaco Moratti di coinvolgere l‘opposizione.

Entro il 30 aprile 2010, il progetto Expo dovrà essere registrato al Bureau International des Expositions (Bie) di Parigi, che assegna le esposizioni, pena la revoca dell‘assegnazione.

Eppure, pochi oggi credono realmente all‘ipotesi che l‘Italia perda l‘evento. “Anche se si è perso del tempo, confidiamo che, adottando misure adeguate, si potrà rientrare nei termini previsti”, ha detto in un‘intervista recente a Repubblica Vicente Gonzales Loscertales, segretario generale del Bie.

Di certo, la crisi economica non incoraggia neanche le imprese, dalle quali ci si aspettano investimenti nell‘Expo per 891 milioni di euro.

“E’ possibile che una revisione dei progetti ci possa essere”, ha detto Majorino. “Ma se non si parte, non si riesce neanche a capire in che direzione orientare la macchina dell‘Expo”.

“La crisi certo non aiuta”, ha aggiunto il presidente di Confapi, che si dice preoccupato soprattutto per i tempi e le regole di assegnazione dei lavori.

“Occorre che il governo vari una legge speciale che dia poteri speciali ai vertici organizzativi per accelerare i tempi di assegnazione dei lavori”, ha detto Galassi, chiedendo una ricaduta per le imprese italiane che duri anche oltre l‘Expo.

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