24 marzo 2009 / 20:29 / 9 anni fa

Tlc, Agcom: nuovi prezzi per accesso concorrenti a rete Telecom

MILANO (Reuters) - La Commissione per le infrastrutture e le reti dell‘Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduta da Corrado Calabrò, ha approvato a maggioranza le due offerte di Telecom Italia per i servizi di unbundling e di accesso alla banda larga (bitstream), ossia il prezzo all‘ingrosso che l‘operatore fa pagare ai concorrenti per l‘affitto delle proprie linee.

Lo rende noto un comunicato dell‘Agcom, la cui decisione ha immediatamente attirato le critiche degli altri operatori telefonici, che sostengono che in questo modo ci sarà un ritorno al monopolio.

L‘Autorità precisa nella nota che l‘offerta riguardante l‘unbundling, che ha decorrenza dal primo gennaio scorso, è stata approvata con una riduzione dei prezzi originariamente proposti da Telecom Italia. Ad esempio, il canone di noleggio della linea telefonica è stato incrementato di 0,85 euro a 8,48 euro al mese, meno della metà dell‘aumento richiesto da Telecom (1,75 euro/mese) e inferiore ai 91 centesimi al mese proposti inizialmente dalla stessa Agcom, spiega la nota.

Per quanto riguarda l‘offerta bitstream, che decorre dal primo gennaio 2008, è stata approvata con una riduzione dei prezzi della precedente offerta di riferimento. Il canone di accesso Adsl passa da 9 euro al mese a 8,5 euro al mese, oltre a varie riduzioni dei contributi una tantum che, in alcuni casi, “superano il 50%”, aggiunge la nota, precisando che il provvedimento approvato prescrive anche ulteriori riduzioni per il 2009 dei prezzi di tutti i servizi bitstream.

I principali operatori concorrenti di Telecom Italia sulla rete fissa, ossia Fastweb, Vodafone, Tele2, Wind e BT, hanno ribadito in un comunicato “la netta contrarietà” alla decisione dell‘Agcom, che “ha modificato la policy che aveva contraddistinto negli ultimi anni, peraltro con successo, il suo intervento volto all‘apertura alla concorrenza del mercato della telefonia fissa”.

“L‘incremento dei costi deciso rende non più conveniente il ricorso all‘unbundling ed interrompe quindi i programmi di investimento degli operatori alternativi nelle aree del Paese ad oggi ancora non coperte direttamente”, spiegano gli operatori in una nota congiunta, sottolineando che l‘aumento del canone “comporta un prospettico e forte arretramento del livello della concorrenza, innalza indebitamente i costi degli operatori concorrenti di Telecom Italia favorendo la creazione di ingiustificati margini di profitto per l‘operatore ex-monopolista, disincentiva gli investimenti nella rete di nuova generazione da parte della stessa Telecom Italia e riduce significativamente le risorse a disposizione degli operatori alternativi per investimenti nella rete”.

Gli operatori si scagliano anche contro la decisione di far decorrere l‘aumento nell‘unbundling dal primo gennaio scorso e non dal primo marzo, come invece aveva annunciato in precedenza l‘Agcom.

“Pregiudica per gli operatori, che pagano il canone a Telecom Italia, la possibilità di ripetere sui propri prezzi retail l‘incremento subito, creando (...) un evidente ed oggettivo danno”.

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