13 marzo 2009 / 16:44 / 9 anni fa

Su banche e credito si gioca anche la partita politica

di Paolo Biondi

<p>Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (a destra) e il Governatore di Bankitalia Mario Draghi. REUTERS/Tony Gentile</p>

ROMA (Reuters) - Nel Prefetto di ferro il coraggioso funzionario dello Stato Cesare Mori combatte contro malaffare e onorata società ma appena alza il tiro si ritrova “promosso” con il laticlavio, un prestigioso seggio senatoriale.

La storia è vera, ma il film di Pasquale Squitieri rientra più nella fortuna serie degli spaghetti-western (o western all‘italiana) piuttosto che in quella ugualmente fortunata dei film ad alto impegno sociale che negli anni 70 spopolavano nel Belpaese.

Il film è tornato alla memoria collezionando le varie dichiarazioni sull‘infelice scelta attuata dal decreto anticrisi del governo di porre presso le prefetture gli osservatori sul cosiddetto credit-crunch.

La trovata avrebbe difficilmente trovato non solo attuazione, ma anche pubblicità se non fosse rientrata con pieno titolo a far parte del dibattito sulla governance delle banche e sullo scontro politico tra maggioranza ed opposizione ed all‘interno della stessa maggioranza.

Sulle banche italiane è in atto da mesi una lunga battaglia per assestarne i vertici ed i rapporti di forza fra i vari gruppi industriali e finanziari che le controllano. Questa battaglia ha coinvolto in maniera diretta anche il mondo politico, con il ruolo di primo piano che sull‘argomento giocano il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il ministro del Tesoro Giulio Tremonti, ed i vertici del sistema bancario con il governatore Mario Draghi.

La polemica che va avanti da mesi tra Tremonti e Draghi ha fatto un solo boccone del tema prefetti: prima Tremonti l‘ha messo in campo, poi Draghi (con fin troppo lunga meditazione, vista la delicatezza del tema) è sceso in campo con la lettera di ieri a ricordare il ruolo centrale della vigilanza di via Nazionale su dati estremamente sensibili, poi Tremonti è ritornato oggi sull‘argomento per marcare il punto e non cedere di una virgola. Chissà quanti altri capitoli riserva la vicenda. Da segnalare fiumi di dichiarazioni (da Corrado Passera che ha liquidato l‘iniziativa come un tentativo di ”picconare“ il potere di Bankitalia a Carletto Sangalli che ha paventato che i prefetti possano mettere le ”mani in tasca“ alle banche”).

La vicenda, dicevamo, ha anche un ricchissimo e complesso risvolto politico.

Tremonti sta utilizzando con intelligenza e sagacia la questione bancaria per accrescere il suo peso politico. Questo è uno dei motivi del conflitto di questi mesi con Draghi, ma anche con il resto del mondo politico.

Gli osservatori sul credito nelle prefetture erano stati concertati con il leghista Roberto Maroni (ministro dell‘interno che governo polizia e prefetti), ma sono finiti in collisione proprio con la Lega di Umberto Bossi. La base della Lega è fatta anche da una miriade di piccoli e medi imprenditori delle attive e produttive valli del Nord Italia. Per questi signori il problema del credito non è un gioco, ma questione di vita e la vigilanza affidata ai prefetti resta una boutade.

Bossi non ha potuto che mettersi di traverso sulla vicenda. La crisi sta mettendo poi in maniera più globale la politica della Lega in conflitto con la prudenza degli interventi governativi per uscirne.

Non è un caso che il Carroccio è fra gli animatori di un gruppo interparlamentare bipartisan, formato da 120 deputati e senatori di maggioranza e opposizione, che hanno deciso di fare da lobbisti a livello locale al servizio delle imprese per garantire loro più facili rapporti con banche e burocrazia pubblica per ottenere il credito. Una sorta di ronde del credito. Altro che prefetti!

Si conferma dunque che questa giovanissima legislatura dall‘inizio dell‘anno è entrata in una sorta di fase due, caratterizzata a livello di maggioranza da un progressivo sfilamento della Lega e con un maggiore attivismo in campo economico da parte dell‘opposizione. Berlusconi se ne è accorto ed ha intensificato gli annunci e le iniziative.

Ma su infrastrutture e piano casa finora è riuscito ad andare poco più in là dell‘annuncio. Il Cavaliere dovrà trovare mille risorse e potrebbe anche doversi confrontare in maniera dialettica con il suo Cancelliere dello scacchiere.

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