4 marzo 2009 / 12:49 / 9 anni fa

Europa orientale, banche centrali preoccupate immagine regione

PRAGA/VARSAVIA (Reuters) - Le autorità di supervisione sugli istituti di credito dell‘Europa orientale si dicono preoccupate dei commenti “fuorvianti” in merito a rischi del sistema finanziario nella regione, accusandoli di poter danneggiare sia l‘economia sia l‘industria bancaria.

Il governatore della banca centrale polacca si spinge ad annunciare che chiederà di avviare un dialogo con la Banca centrale europea e la Commissione mirato a limitare la concessione di aiuti a “istituzioni finanziarie che speculano sui mercati finanziari” dell‘Europa orientale.

I paesi orientali dell‘Unione europea sono stati sottoposti il mese scorso a severo scrutinio, con i titoli d‘apertura della stampa internazionale dedicati ai forti squilibri di economie ‘emergenti’ come quelle dei ‘nuovi entranti’. Alcuni degli articoli sono persino arrivati a bollare la regione del nomignolo di “sub-prime d‘Europa”.

Funzionari di paesi in migliori condizioni economiche e finanziarie come Repubblica ceca e Polonia hanno cercato di prendere almeno in qualche modo le distanze, sostenendo di trovarsi in condizioni ben diverse di paesi confinanti e dalla nomea poco virtuosa come Ungheria e Lettonia, che hanno richiesto il sostegno dei fondi Fmi per venire incontro alle difficoltà della congiuntura.

In un comunicato congiunto, le autorità di supervisione di Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Romania e Bulgaria argomentano che “iniziative pubblicamente annunciate” che mettono in evidenza l‘esposizione delle banche occidentali a paesi dell‘Europa centro-orientale compromettono gli sforzi volti a rafforzamento della stabilità.

“Le informazioni diffuse ... sono spesso eccessivamente semplificate e fuorvianti, possono esercitare un impatto negativo sulle banche che operano in questi paesi” dice la nota pubblicata sul sito web della banca centrale slovacca.

“Simili speculazioni che si autoalimentano non tengono in alcun conto gli sviluppi dei fondamentali economici nei paesi del centro e dell‘est Europa e creano una scorretta percezione che potrebbe inevitabilmante andare a detrimento sia della nostra regione sia dell‘Europa nella sua totalità”.

Il comunicato della banca centrale non fa però alcun riferimento specifico a quanto vada inteso come “iniziative pubblicamente annunciate”.

Gli analisti, secondo cui la regione qualche tempo fa in rapida fase di espansione economica potrebbe al meglio far fronte a un marcato rallentamento della crescita, non si stupiscono delle dichiarazioni dei banchieri centrali e le ritengono poso efficaci nel placare il diffuso nervosismo dei mercati della zona.

Dagli uffici studi si sottolinea inoltre che Budapest non figura tra i firmatari dell‘appello e alla situazione di instabilità della regione contribuisce un fondo di mancata chiarezza politica, a dispetto delle differenze economiche e finanziarie che distinguono i singoli paesi dell‘area.

Il fiorino ungherese è scivolato oggi del 2% al minimo record di 310,56 contro euro, colpito da vendite in direzione di altre valute regionali. Sostanzialmente stabili invece lo zloty polacco e la corona ceca.

SPECULATORI

Il banchiere centrale polacco Slawomir Skrzyrpek ha voluto indirizzare le critiche nei confronti degli “speculatori”, fenomeno di proporzioni crescenti nella maggiore economia della zona dove mezzi di informazioe e politici accusano le banche d‘investimento estere della massiccia svalutazione dello zloty, pari al 33% soltanto da luglio a oggi.

“Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di mettere a punto misure in grado di limitare l‘incidenza dei finanziamenti pubblici in favore di istituzioni finanziarie che speculano sui mercati dei nuovi membri Ue e delle economie emergenti” spiega.

“Mi impegnerò a iniziare una discussione su questo punto in sede di Banca centrale europea e Commissione”.

Anche a tale proposito gli analisti appaiono comunque scettici circa la possibile efficacia dell‘iniziativa, specie in una fase in cui gli stessi paesi dell‘Europa occidentale - zoccolo duro dell‘Unione monetaria - si stanno essi stessi sforzando di venire incontro alle esigenze delle proprie industrie bancarie in gravi difficoltà, in alcuni casi addirittura bisognosi di vera e propria nazionalizzazione.

“La dichiarazione non fa alcun riferimento a nuove misure di politica destinate al sostegno dei singoli marcati e questo è piuttosto deludente” commenta lo strategist Barclays Capital Koon Chow.

“E’ anche leggermente incongrua l‘assenza dell‘Ungheria, che mette in evidenza i problemi di coesione politica tra i singoli nuovi paesi dell‘Unione” continua.

Secondo l‘analista Barclays e altri esperti della regione i mercati non inizieranno a fare differenze tra i fondamentali dei singoli paesi finché l‘intera regione economica non metterà a punto un piano comune per il rilancio della fiducia nell‘intera area economica, possibilmente includendo fondi Fmi e Ue, linee di credito Bce e altri provvedimenti d‘emergenza.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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