24 febbraio 2009 / 14:35 / tra 9 anni

Generali-Alleanza, deal strategico ma non rivoluzionario

di Claudia de Lillo

MILANO (Reuters) - L‘annunciata fusione per incorporazione di Alleanza in Generali ha un‘indubbia valenza strategica e finanziaria, secondo gli analisti, che parlano tuttavia di un‘operazione non rivoluzionaria e scritta da tempo nel destino delle due compagnie.

Le banche d‘affari apprezzano il carattere accrescitivo dell‘operazione per Generali, sia in termini di utili sia di embedded value e mettono l‘accento sulla razionalizzazione della struttura del capitale del gruppo.

La possibilità per il Leone di potere contare sull‘excess capital di Alleanza al 100% rafforza la solvibilità del gruppo che avrà anche una maggiore flessibilità nella gestione di Generali Properties e della joint venture bancassicurativa Intesa Vita, dicono.

Secondo Nomura, “Alleanza è una delle parti più redditizie delle attività del Leone. Generali pertanto fa bene ad assicurarsi il 100% di una società solida che garantisce un solido flusso di utili”.

La tempistica, sostengono gli analisti, avrebbe potuto però essere migliore: WestLB sottolinea che “Alleanza è relativamente a buon mercato adesso anche se il prezzo che Generali avrebbe pagato due mesi fa sarebbe stato più vantaggioso”.

“Mentre l‘operazione è neutrale da una prospettiva di solvibilità - sostiene Nomura in uno studio - ha un impatto benefico sulla composizione del capitale, in termini di rapporto tra capitale in eccesso e capitale di rischio, e un impatto neutro-positivo sui giudizio delle agenzie di rating”.

S&P e Fitch hanno affermato oggi che i rating di Generali non sono influenzati dall‘operazione.

“Non è un accordo rivoluzionario ma è positivo”, secondo la sintesi Nomura.

Per JP Morgan “la principale ragione del merger è la solvibilità perché consente a Generali di contare al 100% sull‘excess capital d Alleanza a fronte di un precedente 50,4%”.

“Il concambio, pari a 0,33 titoli del gruppo triestino per ogni azione Alleanza, è in linea con le attese”, dichiara Unicredit.

“Pensiamo che l‘accordo abbia un senso strategico per Generali, che migliora l‘efficienza e la capacità distributiva”, dichiarano gli analisti della banca di Piazza Cordusio facendo riferimento alla creazione di una newco che incorporerà le attività Vita e Danni di Alleanza e Toro.

WestLB sostiene che “Generali sta ancora cercando di accrescere l‘efficienza e di razionalizzare l‘organizzazione delle attività italiane. Pertanto questa operazione potrebbe essere un grosso passo nella direzione di realizzare tutte le possibili sinergie sul mercato domestico”.

L‘acquisto delle minorities di Alleanza avverrà attraverso l‘emissione di nuove azioni e, a questo proposito, WestLB afferma che “la possibile diluizione, pari al 9%, è sicuramente deludente ma, poiché la capitalizzazione di Generali ha sofferto nei mesi recenti, non c‘erano grandi alternative per finanziare l‘operazione”.

Meno entusiasta Merrill Lynch, per cui invece l‘operazione ha “scarsa attrattiva strategica” e sembra essere neutrale per gli azionisti di Generali.

Il deal dimostra che la concentrazione, poco apprezzata dagli analisti, sui mercati dell‘Europa Contintentale è destinata persino ad aumentare e “in un futuro prevedibile un‘espansione su mercati a crescita più rapida è improbabile”, dicono gli analisti di Merrill in una nota.

Tornando alla fusione tra le due compagnie, “considerando anche le sinergie, l‘embedded value per azione di Generali è previsto salire di circa il 2%. Anche in termini di utili prospettici IFRS per azione la transazione è a regime accrescitiva”.

Nella nota che annuncia l‘accordo sono attese entro il 2012 sinergie annue lorde per 200 milioni di euro, di cui sinergie di ricavo fino a 100 milioni, sinergie di costo per 60 milioni e benefici fiscali netti annui per 40 milioni.

La newco in cui confluiranno le attività Vita e Danni di Alleanza e Toro poggerà su una struttura mista di vendita in Italia con oltre 18.000 persone e circa 2.000 punti vendita. I premi lordi di Alleanza e Toro aggregati proforma nel 2007 ammontavano a 5,149 miliardi di euro, di cui 3,404 miliardi nel Vita.

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