31 gennaio 2009 / 15:58 / tra 9 anni

Crisi economica, Tremonti: gli aiuti non sono la soluzione

ALBA (Reuters) - Per risolvere la crisi economica in atto non serve aumentare il debito, attraverso gli aiuti, ma contenere gli effetti negativi della finanza sull‘economia reale.

<p>Un lavoratore davanti a un supermercato di Roma che pubblicizza un "carrello anti-crisi" . REUTERS/Alessandro Bianchi</p>

E’ quanto ha sostenuto il ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti, nel corso del suo intervento al convegno organizzato dalla Compagnia di Sanpaolo.

“Il debito è stata la causa del male. Non si curano l‘alcolismo o la droga con maggiori quantità. La soluzione della crisi non è nell‘aumento del debito. Gli aiuti sono utili per garantire la coesione sociale e lo sviluppo industriale, ma è sbagliato pensare che la soluzione a una crisi della finanza si trovi nell‘economia reale”, ha sottolineato il ministro.

Che poi ha precisato: “Non sono sbagliati gli aiuti sociali. Si devono contenere gli effetti negativi dalla finanza sull‘economia reale, ma non si puo pensare che la soluzione venga da li”.

Secondo la teoria del ministro, “la soluzione non è immettere maggiori quantita di capitale in un sistema finanziario deficitario di capitali, semmai l‘opposto”. E su questo aspetto Tremonti ha fatto l‘esempio degli Stati Uniti. “In America è stato fatto di tutto: iniezioni di liquidità, riduzione delle tasse straordinariamente intense, fallimenti e salvataggi bancari, utilizzo della banca centrale in un ruolo non consueto e utilizzo dello stimolo della domanda pubblica”.

“E’ finita l‘illusione che l‘ultima istanza venga da eccessi di debiti pubblici. Questo non è stato possibile per alcuni Paesi in Europa, non è giusto perché non è sostenibile”, ha concluso.

Tremonti, infine, non ha risparmiato una stoccata al ruolo delle statistiche, evidenziando quanto detto da Obama: le statistiche migliori sono quelle fatte incontrando i cittadini.

“Ho letto con interesse alcuni documenti che dicevano che le statische sono puro feticismo. Credo che anche quelle statistiche hanno un senso, non credo siano solo dei feticci, sono strumenti ai quali prestare la necessaria attenzione, ma con l‘idea che hanno una funzione specifica e non totalitaria”, ha concluso.

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