26 gennaio 2009 / 17:09 / tra 9 anni

Carlo De Benedetti esce di scena dopo 50 anni attività

di Giancarlo Navach

MILANO (Reuters) - Alla soglia dei 75 anni di età e dopo 50 anni di carriera, l‘ingegnere Carlo De Benedetti, ha deciso che lascerà la presidenza di Cir, Cofide, L‘Espresso e M&C, esclusivamente per ragioni personali.

L‘annuncio è stato fatto oggi dallo stesso De Benedetti in una affollata conferenza stampa alla presenza della moglie e dei tre figli.

“Ho compiuto 50 anni di lavoro e alla fine di quest‘anno compirò 75 anni. Ho deciso di lasciare tutte le presidenze delle società che ho fondato”, ha detto l‘ingegnere.

De Benedetti ha precisato che manterrà le presidenze di Cir, Cofide e l‘Espresso “fino all‘approvazione del bilancio 2008: saranno le assemblee a decidere la nomina dei nuovi presidenti”.

“Riguardo a Cir e alla controllante Cofide, i miei successori saranno presidenti istituzionali e senza un ruolo operativo. Giovedì prossimo si riuniranno i Cda. Lo stesso accadrà anche per L‘Espresso: ho concordato con mio figlio Rodolfo che la nomina del presidente sia per una figura istituzionale da me prescelta”, ha aggiunto il manager.

De Benedetti sarà nominato presidente onorario de L‘Espresso e manterrà la responsabilità editoriale e sulla nomina dei direttori.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, il manager ha tenuto a sottolineare che la sua scelta è stata dettata unicamente dall‘anagrafe. “A un certo punto della propria vita uno deve avere il coraggio di constatare che esiste l‘anagrafe. Non c’è nessuna altra ragione”.

NEL GRUPPO PARTECIPAZIONI RESTANO INVARIATE

L‘uscita di scena di De Benedetti non comporterà un riassetto nell‘azionariato del gruppo. “Le partecipazioni nelle società saranno quelle attuali e il gruppo resterà così, sempre che non si presentino nuove opportunità”, ha sottolineato ancora.

Il manager ha ricordato che il progetto di scissione proporzionale della holding, con lo scopo di separare le attività dei media - L‘Espresso - dalle altre attività del gruppo creando così due realtà indipendenti, emtrambe controllate da Cofide, “aveva una sua logica che non si è conclusa per ragioni puramente tecniche: l‘opinione dei nostri avvocati sulla possibilità che la scissione avrebbe creato una liability nell‘impresa”.

De Benedetti si è lasciato andare a diversi ricordi della sua lunga carriera di editore, evidenziando errori e successi. Un ruolo, nel bene e nel male, lo ha avuto anche la politica. “Berlusconi aveva offerto il 10% in più per il controllo della Sme rispetto al mio prezzo. Si vede che non era proprio così svenduta. Mi è stata tolta per ragioni politiche. E anche per la Mondadori sono stato bloccato per ragioni politiche”.

“La mia grande passione che ha attraversato 25 anni della mia vita è L‘Espresso. Ho salvato l‘azienda a metà degli anni ‘80 quando era in fallimento. Ho salvato la Mondadori quando era fallita sempre negli anni ‘80. Ho acquisito la Manzoni, metà dell‘Espresso, metà della Mondadori, perché nessuno dei due aveva la forza di seguirla”, ha detto De Benedetti per il quale “questa resta la mia passione e anche la mia missione”.

De Benedetti si dice fiero di due cose, in particolare: “la coerenza del mio pensiero politico fino a oggi e non ho mai cambiato idea, penso fra non molti in Italia e non parlo dei miei colleghi. Sono poi molto fiero della mia passione per l‘editoria che farò in modo di continuare a rispettare attraverso la responsabilità editoriale e sui direttori”.

Riguardo alla passione politica, l‘ingegnere ha rivelato che “non ha mai avuto la tessera numero uno del PD. E’ stata una boutade su cui molti di voi (riferendosi alla stampa, ndr.) si sono divertiti”.

“Sono sempre stato un repubblicano e alla scomparsa di questo partito, non avendo altra scelta, ho avuto la coerenza delle mie posizioni di uomo di centrosinistra”, ha così concluso.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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