20 gennaio 2009 / 16:39 / tra 9 anni

Fiat si mette alla guida della ristrutturazione Chrysler

di Gianni Montani

TORINO (Reuters) - L‘intesa annunciata oggi tra Fiat, Chrysler e Cerberus mette le basi perché il gruppo italiano - che entra con un iniziale 35% nel capitale Chrysler - assuma un ruolo molto importante nell‘azionariato, decisivo nella complessa ristrutturazione di cui la casa Usa ha urgente bisogno.

“Il suo successo è la condizione per la crescita ulteriore della quota Fiat oltre il 35%”, dice una fonte del settore.

Si tratta per ora di un accordo preliminare, che, una volta concretizzatosi, vedrà tra l‘altro Fiat fornire al più piccolo dei tre giganti dell‘auto Usa il know how e il supporto tecnologico cruciale per presentare un piano di ristrutturazione adeguato alle richieste del Tesoro americano.

Tra le condizioni per la concessione dei finanziamenti stanziati dall‘amministrazione Usa ci sono infatti l‘avvio di nuove famiglie di vetture meno inquinanti e un percorso di risanamento credibile.

Un punto ben sottolineato dalla nota congiunta emessa oggi, che ricordando la ristrutturazione del gruppo Fiat negli anni scorsi, sottolinea esplicitamente come “la proposta di alleanza è coerente con i termini e le condizioni del finanziamento concesso dal Dipartimento del Tesoro americano alla Chrysler”.

“Fiat offrirà inoltre servizi di management a Chrysler, a supporto del piano di ristrutturazione che sarà sottoposto al Dipartimento del Tesoro americano”, si legge.

La società Usa - su cui anni fa la tedesca Daimler aveva tentato un‘operazione simile di recupero, desistendo per mancanza di risultati - da sola non sarebbe stata in grado di elaborare un progetto di queste dimensioni nei tempi brevi richiesti dal Tesoro Usa, spiegava ieri una fonte finanziaria anticipando le caratteristiche dell‘intesa. Per questo, aggiungeva, Chrysler ha cercato l‘intesa con Fiat che fornirà licenze, progetti e know how adeguati.

Gli americani - ben noti soprattutto per SUV e pick-up grandi consumatori di benzina - potranno grazie all‘accordo accedere a piattaforme competitive per veicoli a basso consumo, motori, trasmissioni e componenti che saranno prodotti negli stabilimenti Chrysler sulla base dello sviluppo fatto dagli italiani.

I due gruppi potranno inoltre integrare le rispettive reti distributive, aprendo a ognuno dei partner nuovi mercati di sbocco. Probabilmente Europa e America Latina per Chrysler, mentre per Fiat si facilita lo sbarco Usa, in agenda da tempo, di Alfa Romeo e 500.

INTESA “WIN-WIN” ANCHE PER SINDACATI USA

L‘accordo “e’ sicuramente interessante per entrambi i produttori” commentato l‘analista Serge Escude’ di Cassa Lombarda. “Chrysler trova tecnologia, Fiat trova una base d‘appoggio produttiva e distributiva per le sue auto che sono ‘best in class’ nel settore piccole e medie. Non sembra ci siano investimenti finanziari, bisognerà valutare il Capex per la produzione”.

In un prodotto come l‘automobile in cui i componenti sono parte decisiva dei costi e delle performance, si legge anche nella nota ufficiale, “l‘alleanza potrà permettere Fiat e a Chrysler di trarre beneficio dalle rispettive reti commerciali e industriali e dai rispettivi fornitori globali”.

Che si tratti di una intesa “win-win” vantaggiosa per entrambe le parti paiono convinti i sindacati della UAW statunitense, che hanno salutato l‘arrivo della straniera Fiat senza un‘ombra di nazionalismo.

Il presidente della federazione dei lavoratori dell‘auto, Ron Gettelfinger, ha detto che l‘alleanza offre a Chrysler “nuove possibilità di competere” sui mercati Usa e mondiali e naturalmente sottolinea l‘effetto di salvaguardia dei posti di lavoro. La UAW ha preannunciato che lavorerà insieme a Fiat e Chrysler nelle prossime settimane “via via che l‘alleanza prende forma”.

In cambio del supporto fornito al partner americano, la quota iniziale del 35% Chrysler che entra nel portafoglio Fiat rende i torinesi il secondo azionista dopo il fondo Cerberus che pre-accordo deteneva l‘80,1%, Daimler resta con un 19,9%, che si è detta anche stamane disponibile a cedere.

Importante anche il fatto che l‘operazione di valorizzazione del know how Fiat non prevede “alcun esborso di cassa verso Chrysler né impegni a finanziare Chrysler in futuro”. Dice un analista: “la cosa più importante è che non c’è un cash out di Fiat”.

FIAT POTREBBE SALIRE SE ALLEANZA AVRA’ SUCCESSO

In futuro il gruppo italiano potrebbe poi salire ulteriormente oltre l‘attuale 35%. L‘ipotesi e’ stata esplicitamente confermata da John Elkann, presidente Ifil e vicepresidente Fiat.

“Possiamo salire”, ha detto Elkann, senza rispondere esplicitamente a una domanda sulle effettive intenzioni del gruppo di crescere ulteriormente in Chrysler. Pare però evidente che la scelta dipenderà proprio dal successo nel risanamento di Chrysler che è alla base dell‘accordo annunciato oggi.

“Credo che sia un accordo buono, ci sono ancora tantissime cose in divenire ed è coerente con quanto detto alla fine dello scorso anno dall‘AD (Sergio Marchionne)”, ha detto ancora Elkann.

Per il vicepresidente Fiat, quello di oggi “è un primo passo. In questa fase di mercato abbiamo già detto che il consolidamento dell‘auto era importante che avvenisse”.

Anche la nota definisce l‘iniziativa “un passo fondamentale nello scenario del settore automobilistico, che sta vivendo una fase di rapido cambiamento”. Si conferma “l‘impegno e la determinazione di Fiat e Chrysler a ricoprire un ruolo importante in questo processo globale”.

In questa scommessa, che dipenderà dal successo della ristrutturazione di Chrysler, ci sta anche che il ruolo azionario di Fiat possa crescere, insieme all‘integrazione tra le due realtà che si avvicinerebbero alla soglia dei 6 milioni di vetture fissata da Sergio Marchionne per la sopravvivenza.

Non sarebbe ancora la razionalizzazione di piattaforme e componenti, cui allude il Ceo Fiat quando prende a modello il settore dell‘informatica, ma certo una base più consistente per indurre il processo di trasformazione mondiale dell‘auto.

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