18 dicembre 2008 / 09:22 / 9 anni fa

Italia: disoccupati stabili in terzo trimestre,sarà nero il 2009

MILANO/ROMA (Reuters) - Il tasso di disoccupazione italiano, al netto dei fattori stagionali, è rimasto stabile nel terzo trimestre al 6,7% rispetto ai tre mesi precedenti - rivisto da 6,8% - ma gli economisti vedono nero per il 2009. Su anno, dicono i dati diffusi oggi da Istat, il tasso grezzo di disoccupazione si è collocato al 6,1% dal 5,6%.

<p>Un trader al lavoro. REUTERS/Alex Grimm</p>

“I dati di oggi non mostrano un quadro molto variato rispetto ai trimestri precedenti e mostrano solo i primi accenni dell‘arrivo della crisi, perchè il grosso impatto sul mercato del lavoro lo registreremo con la rilevazione del quarto trimestre e di quelli successivi”, dice Riccardo Sanna, economista del dipartimento di politica economica della Cgil.

Solo pochi giorni fa, Confindustria ha stimato 600.000 occupati in meno nel 2009 (-1,4%), un dato “coerente” con le stime di Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo.

“I dati di Confindustria mi paiono coerenti. Io ipotizzo un incremento della disoccupazione per tutto il 2009, con un dato a fine anno anche sopra l‘8% e con una media sui 12 mesi al 7,8% contro il 6,8-6,9% stimabili per quest‘anno. La media del 2007 si attestava al 6,2%”, dice.

Una contrazione del mercato del lavoro nei prossimi mesi e trimestri è messo in conto anche da Marco Valli di Unicredit Mib.

RALLENTAMENTO OCCUPAZIONE TRA INDICATORI DELLA CRISI

Il numero degli occupati, dice la nota Istat, è aumentato su anno dello 0,4% a 23,5 milioni di unità, “in deciso rallentamento rispetto al recente passato”. In termini destagionalizzati l‘occupazione è salita rispetto al secondo trimestre dello 0,1%.

Un ruolo decisivo, dice lo stesso istituto, viene dal contributo degli stranieri.

“Il leggero miglioramento tendenziale dell‘occupazione nazionale - sottolinea sul tema l‘Isae - riflette in misura significativa l‘evoluzione della manodopera straniera, che risulta aumentata in misura doppia rispetto alla dinamica complessiva”. Questo elemento, aggiunge però Sanna, “verrà meno per l‘arresto del processo di regolarizzazione e l‘effetto della legge Bossi-Fini”.

Secondo l‘analista della Cgil una frenata così decisa dell‘occupazione “è uno dei fattori che accennano all‘arrivo della crisi”.

Sanna mette in luce anche il calo degli occupati indipendenti (-3,7% su anno), che, spiega, comprende larga parte dei lavori parasubordinati, mentre tra i dipendenti aumenta il lavoro a tempo parziale, inaspettatamente anche per gli uomini, quasi sempre per decisione aziendale e non del lavoratore.

CAMPANELLO D‘ALLARME DAL MEZZOGIORNO

“Gli andamenti osservati riflettono una situazione disomogenea su base territoriale”, sottolinea l‘Isae che prende ad esempio i dati destagionalizzati: “nel Mezzogiorno l‘occupazione si è sensibilmente contratta (-0,6% destagionalizzato), a fronte di andamenti che permangono positivi nel Nord (+0,2%) e al Centro (+0,6%)”.

Nelle regioni meridionali, continua l‘Isae, il tasso di disoccupazione è aumentato (+0,2% fino a quota 12%), a seguito del forte aumento delle persone in cerca di occupazione (+1,2% su base congiunturale), mentre nel Nord e nel Centro il tasso di disoccupazione è diminuito”.

Ed è nel Mezzogiorno che si concentra il calo degli attivi, altro “campanello d‘allarme” secondo Sanna.

Secondo l‘Istat il numero di inattivi in età compresa tra 15 e 64 anni ha registrato un leggero incremento (+0,1%), che sintetizza la diminuzione nel Nord (-0,4%) e nel Centro (-0,6%) e l‘aumento registrato nel Mezzogiorno (+0,9%); al Sud il dato ha riguardato esclusivamente gli uomini.

“Questo significa che nel Mezzogiorno oltre al problema strutturale che riguarda le donne, che non è stato scalfito, si aggiunge quello degli uomini”, dice Sanna secondo cui “l‘inattività indica un aumento del sommerso e/o il crescente scoraggiamento a cercare un lavoro”.

IN PROSPETTIVA DISOCCUPATI CRESCERANNO

La prospettiva, dice Paolo Mameli, è “un movimento di salita della disoccupazione”, come si desume dai “dati reali sulla produzione delle grandi imprese e le dichiarazioni delle aziende, nei dati di fiducia, sulle stime di organico”.

”Abbiamo avuto un decennio di ciclo espansivo per l‘occupazione, trainato prima dalle riforme sulla flessibilità del lavoro, poi da un ciclo favorevole nel biennio 2006-2007.

Adesso il ciclo sta terminando e in questa fase la flessibilità dei contratti può diventare un boomerang”, spiega Mameli che sottolinea: “Si stima che a fine anno scadano 300.000 contratti a termine; certo non tutti, ma molti potrebbero non essere rinnovati”.

Attualmente i contratti a termine - pari a circa 2,4 milioni - pesano per il 10% circa sul totale.

La Cgil ha stimato in 500.000 tutti i lavoratori atipici, a termine e parasubordinati, che rischiano di uscire dal mercato del lavoro a inizio anno.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below