13 dicembre 2008 / 17:03 / tra 9 anni

Pensioni, Brunetta: equiparazione età donne. Sindacati insorgono

ROMA (Reuters) - L‘annuncio fatto dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta del varo di una commissione di studio per valutare la possibile parificazione dell‘età pensionabile di donne e uomini ha provocato un‘immediata reazione negativa da parte dei sindacati.

Oggi, riferiscono i media, nel corso di un convegno in Piemonte sulla “Terza Età”, il ministro ha annunciato la creazione di un gruppo di studio per valutare “costi e benefici dell‘invecchiamento attivo di donne e uomini, che dovranno andare in pensione tutti alla stessa età”.

Secondo Brunetta, infatti, le donne, che “sono discriminate due volte”, sulla carriera e per le pensioni basse, hanno diritto a lavorare di più.

“Occorre innalzare l‘età pensionabile delle donne che attualmente dall‘andare in pensione prima non hanno vantaggi ma svantaggi, perché hanno progressioni di carriere e livelli di pensione più bassi”, dicono i media citando le parole di Brunetta.

Il ministro però non ha parlato strettamente di una misura obbligatoria, quanto di incentivare il lavoro delle donne e degli uomini in età più avanzata, in particolare nella fascia d‘età tra i 55 e i 65 anni.

“Una riforma delle pensioni in questa fase economica e sociale non avrebbe alcuna ragione di essere. Lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha di recente affermato che le pensioni non sono oggetto di discussione”, ha replicato in un comunicato Adriana Polverini, segretaria dell‘Ugl.

Per la leader del sindacato vicino al centrodestra, “aumentare l‘età pensionabile non sarebbe di nessun aiuto alle donne in assenza di un sistema di welfare degno di questo nome in termini di servizi per la cura dei figli, degli anziani o di persone disabili e di politiche di sostegno alla famiglia, in primo luogo da un punto di vista fiscale”.

“Non ci provare nemmeno, Brunetta”, è invece il monito di Carlo Podda, segretario della Cgil Funzione Pubblica.

“Sono altre le sperequazioni che riguardano le donne, e comunque parliamo di sperequazioni subite - divario nella retribuzione, ostacoli all‘avanzamento di carriere, maternità, lavoro di cura - non certo di privilegi”, ha detto il sindacalista in una dichiarazione.

“Se il ministro conoscesse la condizione femminile in questo paese, se si occupasse dei problemi del settore che amministra, non passerebbe il suo preziosissimo tempo a lanciare demagogiche campagne propagandistiche”.

Per il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero quella “di allungare l‘età pensionabile alle donne è semplicemente un‘idea demenziale. Nel mezzo di una crisi economica devastante che porterà alla perdita di almeno un milione di posti di lavoro solo a Brunetta poteva venire in mente una proposta simile”.

Nel centrodestra, invece, la proposta è accolta con favore dal vice-presidente della commissione Lavoro della Camera Giuliano Cazzola, secondo cui “dal ministro Renato Brunetta giungono segnali forti di riformismo anche per quanto riguarda l‘età pensionabile delle lavoratrici”.

Nel pomeriggio, poi, il ministro Brunetta è intervenuto con una nota scritta per precisare qual era la ragione del suo intervento, cioè una sentenza del novembre scorso della Corte di Giustizia europea che ha condannato l‘Italia sulla questione della “parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore” nel quadro del sistema pensionistico applicato ai dipendenti pubblici.

Per il ministro, “secondo la Corte è vero che l‘art. 141, n. 4, del Trattato autorizza gli Stati membri a mantenere o ad adottare misure che prevedano vantaggi specifici, diretti a evitare o compensare svantaggi nelle carriere professionali, al fine di assicurare una piena uguaglianza tra uomini e donne nella vita professionale, ma da questo non se ne può dedurre che questa disposizione consente la fissazione di una tale condizione di età diversa a seconda del sesso”.

Dunque, dice il ministro, siccome in Italia la pensione viene calcolata sulla base degli ultimi anni lavorativi, le donne, che smettono di lavorare cinque anni prima degli uomini, percepiscono una pensione inferiore.

“A seguito della sentenza, che mette in mora l‘Italia nei confronti dell‘Europa, i Ministeri interessati (Funzione pubblica, Politiche comunitarie, Economia ed Esteri) si sono riuniti al fine di adottare le opportune misure per studiare le misure volte ad ottemperare alla sentenza della Corte”, ha concluso Brunetta nella nota.

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