11 dicembre 2008 / 13:50 / 9 anni fa

Analisi; hedge 2009, voglia di riscossa contro sfiducia privati

di Maria Pia Quaglia

MILANO (Reuters) - Dopo il terremoto dei mercati finanziari e l‘ondata di riscatti di quest‘anno, l‘industria dei fondi hedge si affaccia al 2009 con più vincoli all‘uso della leva, ma meno concorrenti e quindi maggiori opportunità.

Ne sono convinti alcuni protagonisti del settore presenti in Italia, fiduciosi che l‘industria saprà fare fronte alla riluttanza della clientela privata a impegnarsi nuovamente in investimenti illiquidi.

“All‘inizio sicuramente il 2009 avrà strascichi del 2008”, ha detto a Reuters Michele Pacciana, responsabile per l‘Italia della leader mondiale quotata del settore Man Investments (Man Group). “Il mercato deve trovare un equilibrio nuovo, ma le opportunità sono ampiamente superiori a quelle che abbiamo mai visto negli ultimi 4-5 anni”, aggiunge il manager, che si aspetta buone performance dalle strategie convertible arbitrage, equity market neutral, managed futures e global macro.

In un mercato che è in generale meno “affollato”, il consigliere di amministrazione di Hedge Invest SGR, Stefano Bestetti, sottolinea la scomparsa delle banche di investimento.

“E’ questo il fatto epocale, erano loro i competitor formidabili dei fondi hedge perché facevano le loro stesse strategie con un uso della leva impressionante”, sottolinea.

Ora, “essendoci meno player, le strategie più dipendenti dall‘uso della leva come quelle ‘relative value’ potranno anche funzionare con una leva più bassa”, spiega Bestetti.

Anche la strategia più in voga tra i gestori italiani, la long/short equity, dovrebbe regalare soddisfazioni.

“Questo è un mercato che non si vede dagli anni ‘90: è un mercato da stock pickers”, afferma Massimo Maurelli, presidente di AIMA (associazione dei gestori alternativi) in Italia, ottimista anche per la strategia convertible arbitrage.

Ma Pacciana avverte: “Perché il long/short vada bene il deleveraging deve essere finito, non ci devono essere condizioni di panico e divieti sullo short selling”.

In Italia, in particolare, non è possibile “andare corti” su nessun titolo a Piazza Affari fino al 31 dicembre, ma alcuni protagonisti dell‘industria temono che il divieto possa essere prorogato.

PERDITE INFERIORI AL MERCATO MA CLIENTELA PRIVATA SPAVENTATA

Tartassati dai riscatti e rimasti in molti casi di colpo senza prime broker, alla fine i fondi speculativi, secondo gli addetti all‘industria, hanno retto bene ai contraccolpi.

“Gli hedge stanno dimostrando di reggere meglio delle banche e credo che il loro peso sia infinitesimale rispetto alla potenza di fuoco delle banche con i loro book pieni di titoli tossici”, sottolinea Carlo Gentili, co-fondatore di Nextam Partners.

Ma in futuro, avverte un banchiere, i vincoli di lock-up tipici degli hedge potrebbero essere un decisivo deterrente per i sottoscrittori, almeno per quelli privati.

“Il problema grosso è l‘illiquidità dell‘investimento”, sottolinea il banchiere, che ha chiesto di restare anonimo. “Con un ordine di vendere dato oggi esci al Nav di 3 mesi dopo”.

Da inizio anno gli hedge in Italia hanno perso oltre 6 miliardi di euro, secondo i dati provvisori a fine novembre di Assogestioni. Secondo Gentili, il decreto del governo che disciplina i riscatti di questi fondi suona un campanello di allarme e chiama ad un ripensamento in particolare di quei fondi di fondi che ora si scoprono investiti in prodotti estremamente illiquidi, tanto da avere difficoltà nei rimborsi.

La speranza di Gentili è che “il provvedimento governativo non venga utilizzato dai fondi di fondi italiani che per loro natura si sono sempre dichiarati conservativi”.

RIPENSARE LA COMMERCIALIZZAZIONE DEGLI HEDGE

Per Maurelli, il problema “nasce dalla clientela soprattutto privata che non è informata o che non ha capito e che quindi, presa dal panico, sta uscendo o sta cercando di farlo”, spiega, dicendosi favorevole ad un aumento di trasparenza e informazione.

In sintonia Bestetti, secondo il quale l‘industria deve ripensarsi solo a livello di commercializzazione dei prodotti, evitando la clientela retail ma dimezzando l‘attuale soglia minima di investimento di 500.000 euro.

I fondi hedge “devono essere presentati come strumenti di medio termine capaci di preservare dai momenti difficili del mercato ma non si può chiedere, nell‘anno peggiore dal 1929, di avere rendimenti positivi”, sottolinea il consigliere di Hedge Invest.

Il settore hedge che sopravviverà alla crisi, secondo Maurelli, sarà più piccolo - dimensionalmente e numericamente - ma più solido. “Non appena l‘industria comincerà a produrre rendimenti positivi, il trend di crescita ricomincerà anche più forte che nel passato”.

Non è escluso un raddoppio degli asset in gestione, “a 3.000 miliardi, nei prossimi 3-5 anni”, aggiunge.

Simone Chelini, managing director di Albatross Fund (Unifortune AM sgr) punta proprio il dito contro un aumento degli Aum (asset under management) spesso non coerente con la strategia del fondo, pratica diffusa prima dalla crisi per far salire proporzionalmente le commissioni dei gestori.

D‘altra parte, secondo Bestetti, l‘industria non deve rivisitare la remunerazione variabile dei gestori per attirare sottoscrittori, perchè quest‘ultima è già sottoposta al “high water mark”, cioè è dovuta solo se sono recuperate le perdite pregresse. Per aggirare la clausola azzerando tutto, tuttavia, basta chiudere il fondo e aprirne uno nuovo.

Il patrimonio dei 270 fondi speculativi italiani, pari a 36,6 miliardi a gennaio, è sceso a circa 25 miliardi di euro a fine novembre secondo i dati provvisori di Assogestioni.

A livello mondiale gli asset in gestione si sono ridotti a 1.560 miliardi di dollari a fine ottobre, secondo Hedge Fund Research, le dimensioni più piccole raggiunte dall‘industria dal dicembre 2006.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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