1 dicembre 2008 / 17:18 / 9 anni fa

Auto Italia, novembre -29,46%, quota Fiat a 31,28%

<p>Una nuova Fiat Punto. REUTERS/Daniele La Monaca DLM/TY</p>

MILANO (Reuters) - Le immatricolazioni di auto in Italia hanno segnato a novembre un calo di quasi il 30% su anno, massimo ribasso dal 1993 secondo il centro Studi Promotor (Csp), a causa della crisi finanziaria.

Secondo le cifre diffuse dal ministero dei Trasporti, le immatricolazioni di auto sono calate a novembre del 29,46% a 138.352 veicoli.

Il gruppo Fiat ha registrato un calo del 28,6% a 43.277 veicoli, con una quota di mercato del 31,28%.

La quota Fiat era del 32,8% a ottobre 2008 e al 30,9% nel novembre 2007.

Novembre 2008 ha un giorno in più rispetto allo stesso mese del 2007. A parità di giorni lavorativi il ribasso sarebbe di circa il 26%.

Dopo 11 mesi, il mercato italiano ha subito una flessione del 13,4%, “mentre per quanto riguarda gli ordini, da un primo scambio di informazioni fra Anfia e Unrae emerge che in novembre la raccolta è stata di poco superiore ai 140.000 contratti, con una flessione del 29% e nell‘intero periodo si avvicina alle 1.880.000 unità, con una contrazione del 18%”, dice una nota Unrae, associazione dei produttori esteri in Italia.

“Ritengo urgentissimo che le misure di sostegno all‘automobile già identificate dall‘Unione Europea e sollecitate ai singoli Paesi, vengano adottate al più presto anche in Italia”, dice il presidente Unrae Salvatore Pistola.

Il Csp dice che il dato di novembre “è la peggiore contrazione mensile dal 1993” e rileva le dichiarazioni preoccupate dei concessionari nella sua rilevazione mensile.

“Il clima di fiducia degli operatori permane sul minimo assoluto già registrato in ottobre, ma aumenta la consapevolezza della gravità della situazione”, dice una nota Csp. “Il 77,8% dei concessionari prevede infatti che, in mancanza di misure di sostegno della domanda, una ripresa del mercato dell‘auto non potrebbe aversi prima del 2010. In ottobre la percentuale corrispondente era del 58,7%”.

Secondo Csp, è opinione diffusa che le misure finora adottate per affrontare l‘emergenza “siano insufficienti”.

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