25 novembre 2008 / 10:11 / tra 9 anni

Italia, Ocse vede recessione prolungata, ripresa solo a fine '09

MILANO (Reuters) - Il prodotto interno lordo italiano scenderà dello 0,4% quest‘anno e continuerà probabilmente a contrarsi fino a 2009 inoltrato determinando una caduta del Pil dell‘1% in media il prossimo anno.

<p>Immagine d'archivio degli scaffali semivuoti di un supermercato a Roma durante uno sciopero degli autotrasportatori REUTERS/Dario Pignatelli (ITALY)</p>

Questa la fotografia dipinta dalle stime Ocse contenute nel capitolo dell‘Economic Outlook dedicato all‘Italia. Ritoccando al ribasso la stima del rapporto semestrale di giugno, in settembre l‘Ocse aveva previsto per l‘Italia un‘espansione dello 0,1% quest‘anno. Per il 2009 l‘Ocse vedeva il Pil a 0,9%.

Con l‘acuirsi della crisi finanziaria dopo il fallimento di Lehman Brothers a metà settembre, il quadro è molto cambiato.

“Ulteriori flessioni del Pil possono prevedersi fino a 2009 inoltrato”, scrive l‘Organizzazione per cooperazione e lo sviluppo economico.

“Tre fattori chiave prolungheranno la recessione nel corso del 2009: condizioni creditizie più restrittive all‘interno, turbolenze finanziarie globali e rallentamento dell‘attività economica estera; continua erosione della competitività di costo”.

In particolare l‘Ocse vede una brusca correzione degli investimenti industriali e in costruzioni con conseguente diminuzione della quota degli investimenti sul Pil rispetto ai livelli relativamente elevati degli ultimi anni.

“I consumi privati potrebbero non tornare a crescere prima di fine 2009”, avverte l‘Ocse.

Entro la fine del prossimo anno, tuttavia, dovrebbe partire una ripresa di investimenti, consumi ed export.

“Con il rafforzamento della fiducia, la crescita accelererà fin sopra il potenziale nel 2010”, pronostica l‘Ocse, lamentando tuttavia l‘esiguità del tasso di crescita potenziale.

Se la domanda privata soffre, lo spazio di intervento per quella pubblica è estremamente limitato.

L‘Ocse vede un deficit pubblico del 2,5% del Pil quest‘anno e del 2,9% il prossimo con un superamento di un decimo di punto della soglia del 3% del Pil fissata dal Trattato di Maastricht nel 2010.

A giugno le previsioni erano di un deficit/Pil del 2,5% e 2,7% rispettivamente per 2008 e 2009. Per l‘Ocse la politica di bilancio quest‘anno è stata moderatamente espansiva ma per il futuro non ha scelta se non quella di tornare su un percorso di consolidamento fiscale.

“Con un debito pubblico elevato, un‘ulteriore stretta su conti è inevitabile - le conseguenze del debito eccessivo possono vedersi chiaramente nel recente allargamento degli spread tra i tassi sul debito sovrano”.

Secondo l‘Ocse, a dispetto di un miglioramento strutturale dei conti legato agli sforzi di consolidamento fiscale programmati dal governo, “il periodo di recessione e di tassi d‘interesse in aumento per il premio al rischio sul debito italiano lascerà le finanze pubbliche italiane più deboli”.

Nella situazione attuale si dovrebbe lasciar agire gli stabilizzatori automatici e “attuare attentamente” i tagli al pubblico impiego previsti “per contribuire ad aumentare l‘efficienza e i risparmi fiscali”.

Il governo si trova di fronte a un dilemma: “un consolidamento di bilancio più efficace di quello ipotizzato qui potrebbe portare benefici a lungo termine ma rivelarsi un freno maggiore per l‘economia nel breve, mentre un maggior lassismo avrebbe l‘effetto opposto”.

Dopo i buoni risultati degli anni scorsi, la disoccupazione tornerà ad aumentare ma la protratta crescita del costo del lavoro rallenterà la discesa dell‘inflazione e indebolirà l‘export.

L‘inflazione ha comunque raggiunto il suo picco e la crescita salariale rallenterà nella seconda metà del 2008 e nel corso del 2009.

Gli aumenti registrati finora, accompagnati da “scarsa o nulla crescita della produttività, hanno determinato aumenti eccessivi del costo del lavoro unitario e un peggioramento tendenziale della competitività”.

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