25 novembre 2008 / 10:03 / tra 9 anni

Kuwait, si dimette governo per evitare audizione premier

KUWAIT (Reuters) - Il governo del Kuwait ha rassegnato oggi le dimissioni. Lo ha riferito l‘agenzia di stampa di stato, aggiungendo che l‘Emiro, che ha l‘ultima parola in politica, non ha ancora preso una decisione in merito.

<p>Il primo ministro del Kuwait Nasser al-Sabah durante un'audizione del ministro dell'Istruzione. REUTERS/Stephanie McGehee</p>

Secondo quanto riferito da alcuni parlamentari, il governo ha questa mattina lasciato l‘aula e deciso di dimettersi per evitare che il primo ministro dovesse rispondere in Parlamento sulla visita di un religioso sciita iraniano, accusato di aver insultato l‘Islam sunnita.

Le dimissioni avrebbero l‘effetto di ritardare ulteriormente importanti riforme economiche, come il piano per creare un‘authority di regolamentazione finanziaria, e le misure atte a contrastare gli effetti della crisi globale del credito, attraverso un iniezione di liquidi per risollevare la borsa araba seconda al mondo.

Il governo ha lasciato l‘aula durante la sessione parlamentare per evitare le domande avanzate da tre deputati al primo ministro, lo sceicco Nasser al-Mohammad al-Sabah.

I tre parlamentari islamisti sostengono che il sacerdote iraniano abbia offeso la popolazione del Kuwait, prevalentemente sunnita, con commenti fatti su compagni del profeta Maometto, riveriti dalla corrente sunnita.

I timori di scontri settari sono aumentati nella regione da quando nel 2003, le forze statunitensi hanno deposto il leader sunnita iracheno Saddam Hussein, sostituito da un governo sciita appoggiato dagli sciiti dell‘Iran.

Ma i tre deputati avevano intenzione di chiedere al primo ministro anche chiarimenti su una lunga serie di accuse, tra cui corruzione e cattiva amministrazione.

Il presidente della Camera al-Kharafi ha detto che l‘assemblea parlamentare non potrà avere luogo domani perché il governo ha rifiutato di parteciparvi.

Secondo alcuni deputati, le dimissioni del governo potrebbero significare un secondo scioglimento delle camere da parte dell‘Emiro, dopo quello dello scorso marzo stabilito per porre fine a un‘impasse politica e per indire nuove elezioni in maggio.

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