10 novembre 2008 / 14:37 / tra 9 anni

Italia, calo produzione settembre indica recessione

MILANO (Reuters) - Con il forte calo di 
settembre, accompagnato dalla revisione al ribasso del dato di 
agosto, l'andamento del comparto industriale preannuncia, 
secondo gli analisti, l'ingresso dell'Italia in recessione, con 
prospettive poco rassicuranti per il prossimo futuro.
Secondo i dati Istat, a settembre l'indice destagionalizzato 
della produzione industriale è sceso su mese del 2,1%, il calo 
maggiore da dicembre 1998, contro un consensus Reuters di -1,6%. 
Ad agosto l'indice è stato rivisto a +0,4% da +1,4%.
Nel terzo trimestre la produzione è scesa dell'1,6% sui tre 
mesi precedenti, mentre nei primi nove mesi la variazione annua 
è stata di -2%.
"A questo punto una contrazione del Pil è inevitabile", dice 
Marco Valli di Unicredit Mib.
L'indice corretto per i giorni lavorativi ha registrato
in settembre una diminuzione del 5,7% su base annua dal -5,8% di 
agosto, rivisto da -5,3%. Le previsioni degli economisti 
indicavano un -3,5% su anno.
Alla luce di questi dati l'Isae ha previsto per il quarto 
trimestre una flessione della produzione industriale del 2,2% 
rispetto al trimestre precedente, con la media 2008 che dovrebbe 
attestarsi a -3% sul 2007.
PER ECONOMISTI ITALIA ORMAI ENTRATA IN RECESSIONE
Dopo il secondo trimestre, che si è chiuso con un Pil 
negativo di 0,3% su trimestre, il Pil è atteso diminuire anche 
nel terzo, diminuzione che certificherebbe l'entrata dell'Italia 
in recessione tecnica (il dato preliminare relativo al terzo 
trimestre verrà diffuso da Istat venerdì 14).
Secondo Valli nel terzo trimestre il Pil calerà dello 0,4% 
mentre il quarto trimestre sarà "probabilmente ancora peggiore"; 
per l'intero 2008 Unicredit Mob indica un Pil a -0,2%.
"C'è poco da stare allegri, siamo in recessione" e potrebbe 
essere "abbastanza profonda", commenta.
Paolo Mameli, di Intesa Sanpaolo, ha una stima per il Pil 
del terzo trimestre a -0,3%, ma non nasconde "il rischio che 
debba essere rivista (al ribasso)". "Nei prossimi mesi c'è da 
attendersi ancora una contrazione, non vedo motivi per una 
inversione di tendenza", dice.
"Possiamo dire che l'Italia è entrata in recessione presto e 
sembra che ci resterà per un po'", gli fa eco Gilles Moec di 
Bank of America. La sua previsione è di un Pil del terzo 
trimestre di -0,3%, di un 2008 a crescita zero e di un 2009 a 
-0,8%.
La scorsa settimana la Commissione europea ha annunciato per 
l'Italia una previsione di crescita nulla tanto per il 2008 che 
per il 2009, mentre il Fondo monetario internazionale ha rivisto 
venerdì scorso al ribasso le sue stime a -0,2% per il 2008 e a 
-0,6% per il 2009.
Intanto dalla Francia è giunto questa mattina il dato sulla 
produzione di settembre, in calo dello 0,5% da stime di -0,6%, 
con un tendenziale a -2,1%. La Germania ha registrato una 
contrazione del 3,6% su mese, performance peggiore da quasi 14 
anni, contro attese di -2% (ad agosto aveva però segnato un 
+3,2%).
DOMANDA INTERNA IN CRISI, GIU' INVESTIMENTI
Gli economisti evidenziano due fattori: la crisi della 
domanda interna di beni di consumo e il brusco rallentamento 
della produzione di beni da investimento.
"Ciò che colpisce è che il calo della produzione riguarda un 
po' tutti i settori, a dimostrazione del fatto che il 
rallentamento ha una base molto ampia", commenta Moec 
sottolineando la forte debolezza del comparto auto, in linea con 
i dati francesi.
"Colpisce tra tutto il calo dei beni di consumo, che mostra 
la debolezza della domanda delle famiglie nel mercato 
domestico", evidenzia Mameli.
"I beni di consumo hanno subito un'altra bastonata, la 
domanda interna sta davvero venendo meno, i problemi maggiori 
stanno proprio qui", aggiunge Valli.
L'analista mette in luce anche la debolezza dei beni da 
investimento; un fattore "preoccupante" anche per l'economista 
di Bank of America, che spiega: "Abbiamo iniziato a vedere un 
calo della spesa per beni di consumo con lo choc
petrolifero e ora sta scendendo ancora per le incertezze legate 
al rallentamento dell'economia e alla crisi del credito. Ciò che 
preoccupa veramente è il trend sottostante negativo per gli 
investimenti, cosa che non fa ben sperare per il futuro".
A settembre la produzione di beni finali di consumo è scesa 
del 3,3% su mese (-5,7% su anno), mentre per i beni da 
investimento si è contratta del 2,5% (-8,2% su anno).

<p>Una fabbrica di Campari a Novi Ligure. ITALY-CAMPARI/ REUTERS/Gianni Pucci/Campari/Handout (ITALY). FOR EDITORIAL USE ONLY. NOT FOR SALE FOR MARKETING OR ADVERTISING CAMPAIGNS.</p>
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