21 ottobre 2008 / 08:02 / 9 anni fa

Parmalat pesante dopo sentenza Usa su caso Citigroup

MILANO (Reuters) - Parmalat cede pesantemente terreno a Piazza Affari all‘indomani della condanna dei giudici Usa a risarcire Citigroup.

<p>L'ad della nuova Parmalat Enrico Bondi in una immagine di archivio. REUTERS/Daniele La Monaca</p>

Riammesso agli scambi dopo essere stato sospeso in avvio per eccesso di ribasso, il titolo alle 13,45 arretra del 16,14% a 1,335 euro dopo aver testato un nuovo minimo dell‘anno, in base ai dati Reuters, a 1,274 euro. Volumi già pari al doppio della media di un‘intera seduta.

“La decisione sfavorevole nella causa per danni nel New Jersey è chiaramente una cattiva notizia per Parmalat, dal momento che le aspettative erano per un possibile pagamento in favore di Parmalat”, scrivono gli analisti di Cheuvreux in una nota, confermando peraltro il giudizio di “outperform” sull‘azione.

Ieri sera la Superior Court di Bergen County, New Jersey, ha deciso di non riconoscere il risarcimento dei danni chiesti da Parmalat nei confronti di Citigroup per il suo ruolo nel collasso del gruppo nel 2003 e ha invece condannato la società di Collecchio a risarcire alla banca americana 364 milioni di dollari. Parmalat, che aveva richiesto danni per 2,2 miliardi di dollari, ha già detto di voler presentare appello.

Se la sentenza Usa sarà confermata anche nei gradi successivi di giudizio, Citigroup dovrà presentare domanda al tribunale fallimentare di Parma per insinuarsi al passivo e ottenere quindi azioni del gruppo di Collecchio in base ai “recovery ratio” del concordato. La causa è stata intentata infatti dalla Parmalat in amministrazione straordinaria e ricade quindi sotto la legge fallimentare italiana, con l‘equiparazione della somma dovuta a Citigroup a quella di un creditore.

CITI DIVENTEREBBE AZIONISTA CON 1-1,1% CAPITALE

In questo caso si dovrebbe applicare un ratio del 6,9% in base al quale alla banca Usa andrebbero, al cambio attuale tra euro e dollaro, 18,8 milioni di azioni Parmalat, pari all‘1-1,1% del capitale, spiega una fonte della società di Collecchio. Le azioni sarebbero prelevate dal cosiddetto “capitale permeabile”, ossia il fondo di titoli a disposizione dei creditori tardivi.

La decisione della giuria è soggetta a possibili istanze di annullamento, su richiesta di Parmalat, su cui il giudice Jonathan Harris del tribunale di Bergen County “dovrebbe pronunciarsi in breve tempo”, secondo la nota diffusa ieri da Parmalat.

In caso di rigetto dell‘istanza, Parmalat presenterà appello alla Corte d‘appello del New Jersey, riportando in gioco la richiesta di danni per 2,2 miliardi di dollari. Un eventuale successivo ricorso potrà poi essere presentato alla Superior Court del New Jersey.

Al termine dei vari passaggi, se sarà confermata la sentenza a favore di Citigroup, la banca dovrà rivolgersi al tribunale fallimentare di Parma per il riconoscimento della sentenza americana e la consegna delle azioni, spiega ancora la fonte.

Cheuvreux stima una diluizione del capitale di Parmalat pari a circa l‘1,13% in caso di assegnazione delle azioni a Citigroup.

NEGLI USA ATTESI PROCESSI BOFA E GRANT THORNTON

Negli Usa ci sono ancora due cause per danni, contro Bank of America e Grant Thornton, il cui processo dovrebbe iniziare nella primavera 2009. Secondo Cheuvreux, applicando l‘esito della causa Citigroup agli altri due processi americani si avrebbe un impatto totale in termini di diluizione di circa il 5%.

Il broker non cambia comunque la sua previsione di 0,12 euro per azione di ulteriore liquidità proveniente dal contenzioso, in quanto legata soprattutto alle revocatorie in Italia. A fine agosto il responsabile legale di Parmalat, Nicola Palmieri, aveva indicato in 996 milioni di euro il valore nominale delle poche azioni ancora aperte. Molte revocatorie sono già state chiuse con accordi di transazione.

In una nota ieri sera Citigroup si è detta “soddisfatta” del verdetto, sottolineando di aver sempre sostenuto di essersi comportata in modo corretto e ribadendo che la banca è stata vittima della frode Parmalat.

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