26 agosto 2008 / 16:55 / tra 9 anni

Alitalia: cordata pronta, governo studia, sindacato aspetta

di Gianluca Semeraro e Alberto Sisto

<p>Aerei Alitalia. REUTERS PICTURE</p>

ROMA/MILANO (Reuters) - La cordata italiana c’è. Ci sono 16 imprenditori pronti a mettere insieme 1 miliardo di euro di mezzi freschi per salvare Alitalia.

Domani i vertici dell‘adviser Intesa SanPaolo andranno a Parigi a illustrare il progetto ad Air France-KLM ma non è ancora chiaro quale sarà il partner industriale internazionale e quando entrerà.

“La soluzione per Alitalia richiede il coinvolgimento di un partner internazionale a un certo punto”, spiega una fonte.

Restano indietro il governo, che ha allo studio due diverse procedure per il salvataggio di Alitalia. E i sindacati, che malgrado gli abboccamenti negati con l‘adviser e i consulenti, sembrano costernati davanti al progetto di Intesa SanPaolo.

ECCO LA COMPAGNIA AEREA ITALIANA

Per ora con 16 investitori è nata la cordata di imprenditori che vogliono dare vita alla nuova compagnia di bandiera italiana, rilevando asset di Alitalia e AirOne.

Lo ha detto nel pomeriggio una fonte vicina al dossier aggiungendo che presidente sarà Roberto Colaninno e ad Rocco Sabelli.

I soci sono Roberto Colaninno tramite Immsi, gruppo Benetton tramite Atlantia, Gruppo Aponte, Gruppo Riva, Gruppo Fratini tramite Fingen, gruppo Ligresti tramite Fonsai, Equinox, Clessidra, gruppo Toto, gruppo Fossati tramite Findim, Marcegaglia, Bellavista Caltagirone tramite Acqua Marcia, Gruppo Gavio tramite Argo, Davide Maccagnani tramite Macca, Tronchetti Provera e Intesa Sanpaolo.

La cordata è aperta a ulteriori ingressi, mentre gli attuali soci della nuova società promettono di poter mettere insieme 1 miliardo di euro.

Questa mattina si sono incontrati a Palazzo Chigi i ministri interessati, convocati dal sottosegretario Gianni Letta, e hanno dovuto prendere atto che non c’è ancora una procedura definita per consentire il salvataggio di Alitalia. Questo è stato riferito a Reuters da una fonte ministeriale che anche ha espresso dubbi sul fatto che il Cdm di giovedì 28 sia in grado di prendere una decisione.

LA DOPPIA OPZIONE

Due sono le opzioni. Una prevede la modifica della legge Marzano, con l‘affidamento della società a un commissario, che la spacchetterebbe avviando al fallimento la bad company e affidando alla cordata la parte sana di Alitalia.

La seconda invece comporta che il cda di Alitalia deliberi la creazione della nuova società affidando la liquidazione della bad company a Fintecna, interamente controllata dal Tesoro.

Agli attuali azionisti verrebbero date azioni della nuova società in un concambio da definire, ma non di 1 a 1.

Secondo la fonte entrambe le soluzioni farebbero storcere il naso all‘Unione Europea.

Sullo sfondo della giornata le reazioni di circostanza dei sindacati davanti alle indiscrezioni delle linee del piano: 7.000/7.500 dipendenti in esubero fra cassa integrazione e cessioni di aziende; riduzione della flotta e delle tratte; nuovi e meno onerosi contratti.

Per lo più ancora in ferie i vertici sindacali si sono limitati a chiedere un incontro con il governo e a minacciare il rigetto di un piano precotto, come avvene nel caso di Air France-Klm.

Incognita della giornata è Aristide Police. Il presidente di Alitalia, che ha annunciato di voler prendere le distanze dal piano di Intesa SanPaolo qualora non contemplasse la continuità aziendale, non parla. Secondo quanto risulta a Reuters ha avuto nei giorni scorsi un franco scambio di vedute con i vertici di Intesa SanPaolo. Ma dalla società non filtra nulla.

Police comunque dovrà dire la sua il 29 agosto in cda, il giorno dopo il consiglio dei ministri. In molti attendono con curiosità di conoscere la sua posizione..

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