18 agosto 2008 / 15:44 / tra 9 anni

As Roma, morte di Sensi mette le ali alla speculazione

ROMA (Reuters) - La scomparsa, domenica sera, del presidente della Roma Franco Sensi, ha rimesso le ali alla speculazione sul titolo della società calcistica, controllata dalla famiglia Sensi, ma in coabitazione con il gruppo Unicredit che vanta un credito di 270 milioni dall‘intero gruppo le cui attività vanno dal petrolio al turismo.

Questa mattina il titolo della Roma ha reagito alla notizia della morte del patriarca, 82enne e da tempo malato, schizzando verso l‘alto. Probabilmente agli operatori sono tornate in mente le parole di una delle tre figlie di Sensi, Rosella, ad della squadra di calcio, che ha più volte detto che la Roma non sarebbe stata venduta finchè il padre fosse rimasto in vita.

“Il mercato scommette su una cessione della società”, ha detto a caldo un trader.

In apertura le azioni sono state sospese. Poi i titoli hanno chiuso in asta a 1,0800 euro (+18,32%). Prima della pausa di Ferragosto, giovedì scorso, le azioni avevano chiuso a 0,9131 euro.

La scomparsa del capostipite del gruppo romano sembra dunque aver riaperto le aspettative di una cessione a breve del club, che ha vinto il terzo scudetto nel 2001 e la Coppa Italia nella passata stagione.

Le voci su un passaggio di mano indotto dal forte indebitamento, si sono susseguite per mesi in primavera.

A dispetto delle continue smentite da parte della famiglia Sensi, i giornali hanno per settimane parlato di una trattativa in corso con esponenti del finanziere George Soros per vendere il club ad una cifra vicina ai 200 milioni.

Il 3 giugno scorso comunque, è stato lo stesso finanziere americano a mettere a tacere le speculazioni con una nota in cui si dichiarava non più interessato ad acquistare la Roma.

Il 18 luglio un accordo tra la capogruppo dei Sensi Italpetroli e Unicredit - aperto anche ad altre banche - ha concesso alla famiglia oltre due anni di tempo per decidere se e quando vendere la Roma.

L‘accordo con le banche creditrici sui 365 milioni di debito del gruppo romano prevede il pagamento di 250 milioni entro il 31 dicembre del 2010. Anche se la cessione del club non è mai stata espressamente citata nei comunicati sull‘intesa non è stata neanche mai espressamente esclusa.

Italpetroli e le banche hanno anche previsto una verifica sull‘andamento della società e del programma di dismissioni nel 2008 e nel 2009.

La Italpetroli è oggi per il 49% in mano a Unicredit.

Alla Banca Finnat, ha spiegato la famiglia Sensi in un comunicato all‘inizio dell‘estate, è stato dato un incarico di adviser per la cessione di alcuni beni del gruppo per un valore di 250 milioni..

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