6 agosto 2008 / 06:13 / tra 9 anni

Alitalia, redde rationem slitta a rientro ferie

ROMA (Reuters) - Il redde rationem per Alitalia slitta al rientro dalle ferie di agosto per non rischiare che le proteste dei sindacati contro il piano di salvataggio paralizzino il trasporto aereo nel cuore dell‘estate.

<p>Un aereo Alitalia atterra all'aeroporto di Fiumicino. REUTERS/Max Rossi (ITALY)</p>

Il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti, detentore del 49,9% di Alitalia, ha preferito non riferire questa settimana in Parlamento sul piano messo a punto dall‘advisor Intesa SanPaolo, e che rappresenta il terzo tentativo di vendita della compagnia in circa 20 mesi.

L‘audizione di Tremonti alle commissioni Bilancio e Trasporti della Camera è stata fissata oggi per il 10 settembre e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha detto che il piano di Intesa sarà pronto nelle prossime settimane.

Il tempo che intercorre da adesso alla fine di agosto dovrebbe servire a sciogliere i nodi politici all‘interno di governo e maggioranza tra chi vuole arrivare a un commissariamento e chi invece punta a trovare una soluzione in continuità aziendale.

In questa situazione di incertezza sul futuro della compagnia della Magliana a rischio di fallimento, il consiglio di amministrazione sulla semestrale è stato rimandato al 29 agosto.

“Si aspettano le determinazioni del governo sulla continuità aziendale o meno dell‘azienda”, dice un dirigente di Alitalia a proposito dello slittamento del cda.

“L‘esecutivo prende tempo per evitare il rischio di enormi disagi per i viaggiatori italiani e stranieri”, dice un‘altra fonte vicina alla situazione.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha respinto l‘offerta di acquisto di Air France e promesso una cordata italiana, prevede una soluzione per l‘inizio dell‘autunno.

<p>L'insegna danneggiata di Alitalia nella sede della societ&agrave; a Roma, il 24 aprile 2008. REUTERS/Chris Helgren</p>

Un Consiglio dei ministri è previsto per il 28 agosto.

Sebbene il governo abbia smentito che in quella data procederà al commissariamento di Alitalia, gli osservatori hanno pochi dubbi sulla possibilità di evitare una procedura simile che in sostanza faccia fronte all‘impossibilità di garantire la continuità aziendale senza dichiarare il fallimento.

Secondo Citigroup, Alitalia avrà esaurito entro l‘anno il prestito di 300 milioni concesso dal governo lo scorso maggio.

Secondo Citigroup, “l‘unica soluzione sensata” sembra essere una fusione tra Alitalia e AirOne, unita a un‘azione che dimezzi la capacità della compagnia lasciando a terra i velivoli obsoleti e una ricapitalizzazione da 1 miliardo.

Nei giorni scorsi Intesa ha fatto capire che, nonostante le assicurazioni di Berlusconi sull‘interesse degli imprenditori italiani, nessuno ha intenzione di investire in Alitalia così com’è.

L‘amministratore delegato Corrado Passera suggerisce la formazione di una bad company in cui far confluire debiti e attività in passivo con relativi addetti. La cosiddetta cordata italiana potrebbe così occuparsi di un‘Alitalia rimpicciolita e alleggerita di oneri.

Nel piano di Intesa anche l‘acquisto di attività del gruppo Air One al netto di debiti per far assumere al gruppo un maggior peso sul mercato interno in linea con le altre compagnie aeree europee.

Per arrivare a una soluzione del genere, che potrebbe comportare secondo fonti sindacali fino a 7.000-7.500 esuberi complessivi, serve un passaggio prefallimentare che potrebbe essere garantito da un commissario e da una legge ad hoc.

Ma serve anche una decisa azione di contenimento dei sindacati che hanno già contribuito a far saltare l‘ipotesi di acquisto di Air France che prevedeva la fuoriscita di circa 6.600 lavoratori dal perimetro del nuovo gruppo.

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