2 giugno 2008 / 08:08 / 10 anni fa

Rialzi materie prime maggior rischio per economia-Draghi

di Giselda Vagnoni

<p>Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. REUTERS/Dario Pignatelli</p>

ROMA (Reuters) - Se è ancora presto per quantificare i danni della crisi finanziaria innescata dai mutui sub-prime sull‘economia reale, in particolare su quella americana, si può dire che il principale elemento di preoccupazione per la crescita mondiale sia legato in questo momento all‘impressionante progressione dei prezzi delle materie prime, a partire dal greggio.

Lo dice il governatore della Banca d‘Italia, Mario Draghi, nelle sue terze Considerazioni finali preparate per l‘Assemblea annuale.

“I maggiori rischi per l‘economia mondiale vengono oggi dall‘accumularsi di tensioni inflazionistiche e dal possibile accentuarsi del rallentamento americano”, dice Draghi. “Il principale elemento di preoccupazione resta il continuo aumento dei prezzi dell‘energia e di altre materie prime”.

All‘obiettivo della stabilità dei prezzi nel medio termine resta “fermamente orientata” la politica monetaria della Banca centrale europea.

Dopo aver ricordato che nella media del primo trimestre l‘inflazione dei prezzi al consumo nell‘area dell‘euro ha raggiunto il 3,3%, Draghi avverte che “i dati più recenti indicano un‘ulteriore accelerazione”.

Secondo i dati pubblicati venerdì i prezzi della zona euro di maggio sono aumentati del 3,6%.

Tuttavia la dinamica dei costi interni è rimasta moderata e non vi è stata finora rincorsa tra prezzi e salari.

Draghi, che è membro del board della Bce, osserva che l‘istituto di Francoforte “ha mantenuto e mantiene la politica monetaria fermamente orientata all‘obiettivo della stabilità dei prezzi nel medio termine, pur assicurando, insieme alle altre maggiori banche centrali, la liquidità necessaria a preservare l‘ordinato funzionamento del sistema finanziario mondiale in un momento di fortissime tensioni”.

CRISI NON ANCORA FINITA, BANCHE ITALIANE NON TOCCATE

Incombe ancora, infatti, la turbolenza finanziaria che ha colpito i maggiori paesi avanzati interrompendo un lungo periodo di crescita, bassa inflazione e credito abbondante.

“E’ ancora presto per dire se è terminata”, ha detto Draghi, così come “è presto per valutarne pienamente le conseguenze sull‘economia reale” che dipenderanno dalla dimensione e dalla rapidità del processo di ricapitalizzazione in corso presso le maggiori istituzioni finanziarie mondiali.

Le banche italiane hanno retto bene l‘urto della crisi non solo perchè meno esposte ai mercati interessati ma anche grazie ad un “legislatore avveduto e a una vigilanza che ha saputo coniugare sostegno dell‘innovazione e prudenza”.

“I loro attivi sono marginalmente toccati, i bilanci stabilmente fondati sulla raccolta dalla clientela”, ha proseguito il governatore.

Draghi sottolinea come con l‘euro siano gli istituti di credito a decidere per gran parte del tessuto produttivo le specifiche condizioni finanziarie nei vari paesi membri e quindi per la competitività del Paese.

“Attento giudizio del merito di credito, trasparenza nei rapporti con i clienti, dinamismo nell‘assisterli devono essere i punti fermi della loro strategia”, ha detto.

Nella veste di presidente del Financial Stability Forum sollecita le banche ad “accumulare capitale in eccesso in condizioni di mercato favorevoli, per non essere costrette a una contrazione degli attivi in periodi di crisi”.

“Le politiche di distribuzione degli utili e ogni progetto di espansione devono essere coerenti con il rafforzamento patrimoniale”, dice ancora il governatore.

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