27 giugno 2008 / 11:25 / 9 anni fa

Manovra, Robin Hood tax sarà scaricata in bolletta - La Voce

ROMA (Reuters) - La Robin hood tax, nella forma dell‘innalzamento di 5,5 punti al 33% dell‘aliquota Ires su imprese petrolifere ed elettriche, finirà col colpire i consumatori perché porterà a un aumento di prezzi alla pompa e delle bollette.

<p>Il ministro Giulio Tremonti REUTERS/ Dario Pignatelli</p>

Lo scrive Carlo Scarpa in un intervento su La Voce.info, sito degli economisti coordinati da Francesco Giavazzi e Tito Boeri.

“La tassa eleverà i prezzi dell‘energia elettrica, che già oggi sono piuttosto alti, spostando denaro dalle tasche dei consumatori a quelle dello Stato. Se avrà un effetto reale sulle imprese del settore (cosa che si deve dubitare, come vedremo) lo avrà a favore di quelle che oggi fanno più profitti, a danno di chi fa già fatica a stare a galla. Alla faccia del buon Robin Hood, che si rivolta nella tomba”, sostiene Scarpa.

Secondo Scarpa, “le imprese che si trovano di fronte a un aumento delle imposte sul reddito aumentano i prezzi per mantenere i margini di utile. E questo giochino riesce particolarmente bene ove la domanda è rigida, come nel caso dell‘energia (benzina come elettricità)”.

La disposizione del decreto legge sulla manovra per la quale “è fatto divieto agli operatori (…) di traslare l‘onere (…) sui prezzi al consumo” finirà con l‘avere ben pochi effetti poiché l‘Autorità per l‘energia “non ha purtroppo alcuno strumento per intervenire”.

“Intanto, sui prezzi della benzina l‘Authority non ha alcuna competenza, poiché questi da parecchi anni sono liberi”. Sul fronte dell‘elettricità, Scarpa dice che “l‘imposta grava sia su chi produce, sia su chi vende, ovvero graverà sulla bolletta finale due volte. E purtroppo anche qui i controlli dell‘Authority non possono essere gran che efficaci”.

In sintesi, per Scarpa “se si vogliono colpire profitti ‘eccessivi’ nel settore elettrico a favore della collettività esiste solo un modo. Che è quello di far funzionare il mercato, che finora, diciamolo pure, non ha dato grandi soddisfazioni ai consumatori”.

“Nel nostro mercato la concorrenza è poco efficace. Sarebbe carino sapere cosa intende fare il governo a questo riguardo. Aumentare le imposte per aumentare ulteriormente i prezzi? Robin Hood, se ci sei batti un colpo”, conclude polemicamente l‘intervento.

DPEF BELLO NELLA FORMA MA DELUDENTE NELLA SOSTANZA

In un altro editoriale del sito La Voce, Tito Boeri e Pietro Garibaldi dicono che con l‘approvazione del decreto fiscale che anticipa la legge Finanziaria “la programmazione economica ha fatto un passo avanti epocale”. Eppure il percorso di politica economica per la legislatura tracciato dal Dpef resta “avvilente nella sostanza”.

Secondo gli autori dell‘articolo, infatti, “ci sarà un significativo aumento della pressione fiscale per tutta la legislatura e una riduzione delle spese in conto capitale, anziché della spesa corrente. Tutto il contrario di ciò che servirebbe al paese per uscire dalla stagnazione”.

“La delusione sta nei dettagli del sentiero di aggiustamento proposto dal governo. Rispetto al quadro tendenziale, l‘esecutivo intende nel 2009 reperire circa dieci miliardi. Il Dpef prevede che circa due terzi di questo aggiustamento avverranno grazie a inasprimenti fiscali. In altre parole, la prima Finanziaria del nuovo governo Berlusconi aumenta le entrate di più di 6,5 miliardi di euro”, scrivono i due economisti.

“Il resto dell‘aggiustamento del 2009 verrà da un contenimento delle spese in conto capitale di circa 3,5 miliardi di euro. Gli investimenti fissi lordi scenderanno infatti di circa tre miliardi rispetto al quadro tendenziale”, si legge sul sito La Voce.info.

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