30 maggio 2008 / 09:12 / 9 anni fa

Italia, inflazione maggio oltre attese,max da agosto '96

di Daniele Chicca

<p>I banchi del mercato. REUTERS/Stringer</p>

MILANO (Reuters) - Prosegue inarrestabile la corsa dei prezzi al consumo in Italia, con l‘indice Nic su base tendenziale che a maggio si è portato sui livelli più alti da quasi 12 anni.

Infiammati dalle tensioni che arrivano da derrate alimentari ed energia, i prezzi nostrani hanno registrato a maggio un incremento di 0,5% su mese e del 3,6% su anno, sui massimi da agosto 1996.

L‘accelerazione appare ancora più evidente se si guarda il dato armonizzato, che mostra una crescita dello 0,6% su mese e del 3,7% su anno, segnando un record del tendenziale dall‘inizio della serie storica e confermandosi sopra i livelli della zona euro (+3,6% a maggio).

L‘indice Nic ha sorpreso gli economisti, che scommettevano su un rialzo dello 0,4% in termini congiunturali e del 3,3% tendenziale. Per il dato armonizzato la previsione era di un rialzo dello 0,4% su mese e del 3,6% su anno.

In aprile l‘inflazione italiana si era attestata al 3,3% annuo e 0,2% mensile.

Le pressioni al rialzo sono arrivate sopratutto dagli alimentari e dal settore energetico, con il caro-petrolio che si è rapidamente scaricato a valle, in particolare sui prezzi della benzina. Nel periodo preso in esame (15 aprile-15 maggio) l‘oro nero ha subito un rincaro di circa il 16%.

“Tra le componenti che hanno sorpreso verso l‘alto ci sono i trasporti, con rialzo probabilmente guidato dai rincari sul carburante. Ci sono pressioni anche dal lato degli alimentari” dice Giada Giani di Lehman Brothers. “Diciamo che a tenere alta l‘inflazione sono sempre energia e alimentari”.

Guardando alle singole componenti, non è un caso che l‘aumento congiunturale più significativo si sia verificato nel capitolo trasporti (+1,8%), balzo probabilmente innescato dall‘impennata dei prezzi dei carburanti, segnalano gli economisti. Saltano all‘occhio anche gli incrementi delle voci abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,6%).

Si conferma sugli stessi livelli, invece, il capitolo istruzione, mentre variazioni congiunturali negative si sono registrate nelle voci comunicazioni (-0,7%) e ricreazione, spettacoli e cultura (-0,2%).

Secondo Isae, al netto dei fattori stagionali, la ripresa dell‘inflazione risulta ancora più forte, con una crescita dei prezzi al consumo nel trimestre marzo-maggio del 4,8% su base annua, a fronte di un +4,1% del periodo febbraio-aprile.

DISCESA NON PRIMA DI OTTOBRE

Per quanto riguarda il resto dell‘anno, gli economisti prevedono un andamento a passo spedito anche per i prossimi mesi, con il primo rallentamento che dovrebbe arrivare ad ottobre.

“Prevediamo una dinamica sostenuta fino a ottobre, indicativamente intorno al 3,5%, e poi una discesa anche per l‘effetto base che dovrebbe portare la media annua al 3,3%”, dice Chiara Corsa di Unicredit, secondo cui nel 2009 la media dovrebbe invece scendere al 2,3%.

Tuttavia, prosegue l‘economista, “la previsione risente dell‘andamento dei prezzi delle materie prime. In particolare ipotizziamo che i prezzi del greggio restino elevati, ma non superino i livelli attuali”.

Dopo aver superato la soglia dei 135 dollari il barile lo scorso 22 maggio, il contratto a luglio sul greggio Usa ha subito un progressivo calo e oggi viene scambiato saldamente al di sotto di quota 126 dollari.

In termini di indice armonizzato, da marzo l‘Italia si posiziona su livelli superiori all‘Europa e, a detta degli economisti, tale trend è destinato a continuare.

“Ci aspettiamo che la dinamica rimanga simile e il differenziale con l‘Europa sia positivo, ma non così tanto come è stato in passato”, dice Giada Giani di Lehman Brothers.

La crescita del 3,6% registrata dai prezzi al consumo nella zona euro risulta tre decimi superiore al mese precedente e si confronta con il 3,5% atteso dal consensus Reuters.

Il fatto che in maggio l‘inflazione sia stata gonfiata dai rincari di energia e alimentari non sarà di grande conforto per la Bce, assillata dai timori che l‘incremento del tasso di inflazione e il suo mantenersi su livelli elevati a lungo alimenti il rischio di effetti di second round.

Istat ricorda che per l‘Italia la dinamica dell‘indice armonizzato può risultare differente da quella del Nic, perché dal 2002 viene calcolato considerando anche i prezzi che presentano riduzioni temporanee. Le differenze risultano dunque più marcate in mesi in cui si concentrano le vendite promozionali e i saldi di fine stagione e nei mesi immediatamente successivi.

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