3 luglio 2008 / 08:01 / tra 9 anni

Italia,ombre su 2° trimestre da Pmi servizi e manifattura giugno

MILANO (Reuters) - Non sono positivi gli auspici per la crescita del secondo trimestre derivanti dalle indagini congiunturali su manifattura e terziario espresse dagli indici dei direttori acquisto.

<p>Una cassa in un supermercato. REUTERS PICTURE</p>

Completato dai numeri odierni leggermente migliori delle attese sullo stato di salute dei servizi a giugno, il quadro d‘insieme tratteggiato dai sondaggi Adaci e Markit Economics pare foriero di possibile contrazione del prodotto interno lordo nei tre mesi al 30 giugno scorso.

A 48,5 dopo il 48,1 di maggio, l‘indice generale si confronta con il consensus raccolto da Reuters per un‘ulteriore frenata a 47,8, mostrando però il settimo mese consecutivo di contrazione dell‘attività.

Pubblicata l‘altroieri, l‘analoga indagine sul comparto maniffatturiero ha evidenziato sempre per il mese scorso una caduta ai minimi da dicembre 2001 gettando già un‘ipoteca sulla tenuta della crescita nel secondo trimestre.

Per Luigi Speranza di Bnp Paribas il settore l‘indice sui servizi mostra a giugno “un minimo rimbalzo rispetto a maggio, ma in assoluto il livello di attività resta molto basso”.

Osservando che per la prima volta nella storia dell‘indagine si veda un valore inferiore alla soglia critica di 50 punti per due trimestri consecutivi, l‘analista rileva incontestabili segnali negativi per la congiugntura italiana.

“Accostando gli indici sui servizi a quelli sulla manifattura l‘idea è di un prodotto interno lordo negativo nel secondo trimestre, con una contrazione nell‘ordine di grandezza di 0,1-0,2%” commenta.

Davvero poco confortante del resto il quadro complessivo europeo.

Sempre il mese scorso, a livello di terziario l‘indice relativo all‘intera Uem passa a 49,1 - minimo da giugno 2003 come il 49,3 dell‘indagine composita - dal 49,5 della stima ‘flash’ e a fronte di un consensus per 50,6 sui servizi e 51,1 sull‘indice composito.

Disattende le aspettative degli analisti anche il risultato tedesco a 52,1 da 53,3 delle attese, mentre meglio del consensus fa quello francese a 50,1 da 49,2. Vera e propria débcale in Spagna, dove l‘indicatore si porta al minimo dei nove anni della serie con una caduta a 36,7, livello più basso mai toccato da qualunque indice Uem sui direttori acquisto.

Come peraltro quello delle controparti Uem, l‘indice italiano di giugno mostra una pericolosa combinazione di rallentamento dell‘attività e pressione sui costi.

Nel documento Adaci/Markit Economics si legge infatti che, a dispetto di un clima di relativa fiducia sulle prospettive per i prossimi dodici mesi (65,5 da 66,9 di maggio la voce previsioni), “la maggiore preoccupazione delle aziende è al momento la spirale dei costi e il conseguente impatto sulla redditività”.

Marco Valli di UniCredit Mib definisce il risultato italiano leggermente migliore del consensus soltanto apparentemente in controtendenza a quello europeo a causa in primo luogo della volatilità della serie.

“In realtà il trend dovrebbe essere in continua decelerazione. Sia i servizi sia il manifatturiero segnalano una moderata contrazione del Pil. In generale per il secondo semestre prevedo un andamento piatto che si confermerà anche nei prossimi mesi” spiega.

Dopo il buon rimbalzo del primo trimestre, la cui crescita congiunturale è stata rivista da Istat a 0,5% da 0,4%, Paolo Mameli dell‘ufficio studi Intesa Sanpaolo è leggermente più ottimista dei colelghi e parla di un‘espansione economica di un modesto 0,1% nei tre mesi al 30 giugno.

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