23 luglio 2008 / 16:55 / tra 9 anni

Alitalia, la scelta è fra il fallimento e il fallimento

di Alberto Sisto

<p>La sede di Alitalia a Roma, in un'immagine d'archivio. REUTERS/Chris Helgren</p>

ROMA (Reuters) - Alitalia così com’è non se la compra nessuno: o la si fa a pezzi oppure non si va da nessuna parte. Questo, secondo quanto riportato oggi dal quotidiano La Stampa, il contenuto di una lettera inviata da Gaetano Miccichè, responsabile per il corporate di Intesa Sanpaolo, la banca a cui Alitalia e il governo hanno chiesto di trovare gli acquirenti per la compagnia aerea.

Destinatario della missiva Aristide Police, presidente di Alitalia, che da alcuni mesi assicura azionisti e mercato che il vettore può essere risollevato con un piano industriale che sia fatto in continuità aziendale.

Alcune settimane fa Police disse anche che se Alitalia non fosse in bonis avrebbe dovuto essere lui a doverne trarre le conseguenze portando i libri in tribunale, anche per evitare conseguenze per i vertici della società. Come rimarrebbero e su chi tenterebbero di rifarsi infatti i creditori a cui è stato detto e ripetuto che la situazione del malato è grave, ma che la funzioni vitali sono assicurate? Insomma, il management di Alitalia non vuole correre rischi.

In questo contesto la lettera di Miccichè, su cui è stato impossibile ricevere conferma da Intesa Sanpaolo e da Alitalia, assume se veritiera il significato di una messa in mora o di una rinuncia all‘incarico, visto che secondo l‘adviser, che dovrebbe concludere il suo lavoro agli inizi di agosto, è possibile rimettere in sesto la compagnia aerea solo ridisegnandone il profilo con un intervento di chirurgia e un coma farmacologico e non già con una semplice dieta.

LA FINE DELLA GRANDE ALITALIA

La procedura disegnata da Intesa Sanpaolo infatti prevede - secondo quel che è trapelato finora sulla stampa - il commissariamento attraverso la revisione della legge Marzano. Seguirebbero la vendita e lo spacchettamento di attività, la loro suddivisione fra asset utili e inutili, l‘abbandono dei secondi e il rilancio dei primi con la costituzione di una nuova società di volo. In questa entrerebbero nuovi soci privati e verrebbe fusa anche la parte fly di AirOne (la compagnia di Carlo Toto); la compagnia agirebbe solo con aerei in leasing, dopo aver venduto tutto il vendibile, ad esempio il cargo. La flotta però non arriverebbe a 180 aerei, una trentina in meno della somma aritmetica delle due compagnie.

L‘Alitalia risvegliata dal coma avrebbe circa 7.000-7.500 dipendenti in meno, secondo quanto riferisce una fonte sindacale.

“La mia impressione è che ci saranno 7.000-7.500 dipendenti che saranno coinvolti nell‘operazione comprendendo in questo conto tutti i dipendenti in eccesso: esuberi, personale coinvolto in cessioni di rami d‘azienda ed esternalizzazioni, pensionati e prepensionati ed esodi volontari”, dice il sindacalista che ha avuto un “contatto” con Intesa Sanpaolo.

Come se non bastasse, secondo altre indiscrezioni di stampa, verrebbero rivisti anche gli attuali contratti di lavoro.

POLICE VERSO

Se questo è il punto di arrivo il ponte che manca è l‘ok dell‘attuale management e della politica ad un‘operazione così intensiva.

Da capire che cosa deciderà di fare Police davanti all‘aut aut di Intesa Sanpaolo.

Per l‘8 agosto il cda della compagnia aerea è previsto che discuta la semestrale. E’ chiaro che in quell‘occasione Police, oltre ad approvare i conti della prima metà dell‘anno, dovrà dare una risposta a Intesa. Il mandato alla banca scade proprio in quei giorni e va deciso se prorogarlo per far continuare il lavoro all‘adviser.

Il numero uno della banca, Corrado Passera, e forse anche Miccichè, in quei giorni saranno in Cina. Il 7 e l‘8 Passera presenzierà alla cerimonia di apertura dei giochi, visto che la banca è sponsor della squadra italiana.

L‘avvocato potrebbe decidere di chiamarsi fuori. Prendere atto dell‘impossibilità di una svolta in bonis e dimettersi. Oppure congedare l‘adviser e decidersi a portare lui i libri in tribunale. Ma qui bisogna vedere se il cda lo consentirebbe e, comunque, una fonte vicina al dossier dice che “se avesse voluto fare il Pierino, forse i libri in tribunale li avrebbe già portati”. Oppure dovrà rassegnarsi all‘evidenza dei fatti e dare il via lbera al piano di salvataggio.

Molto dipenderà anche da come andranno i conti del semestre.

I vertici di Alitalia, infatti, sono decisi a non toccare i soldi del prestito ponte per evitare rogne legali tanto più dopo la bocciatura di Bruxelles. Quindi gli spazi di manovra per Police saranno disegnati dall‘andamento della società nella stagione estiva, in genere più liquida. Ma prevedibilmente non saranno grandi spazi.

Da capire anche che cosa farà il governo. Ma anche qui ci sono pochi margini: la scelta, a meno di miracoli, è fra il fallimento e il fallimento. Da scegliere c’è solo la procedura. Una cosa però è certa: Silvio Berlusconi, che ha detto che ci sono richieste in eccesso di candidati alla cordata, anziché la decina scarsa di nomi circolati sulla stampa, cercherà di prendere tempo fino a settembre per evitare di avere proteste dei dipendenti durante il periodo delle ferie.

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