21 aprile 2008 / 14:32 / 10 anni fa

Attacchi Berlusconi e Sarkozy non turberanno Bce - analisti

di Gavin Jones

<p>Il presidente francese Nicholas Sarkozy. REUTERS/ Charles Platiau</p>

ROMA (Reuters) - Con la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, il presidente francese Nicolas Sarkozy avrà finalmente un alleato nei suoi attacchi alla Banca centrale europea, anche se gli analisti ritengono che la Bce farà orecchie da mercante.

Berlusconi non si è ancora insediato come capo del governo, ma ha già chiesto che il mandato della Bce sia “ampliato” oltre la sua funzione di controllo della stabilità dei prezzi e ha aggiunto che i governi europei devono “intervenire” sulla banca.

La Bce, che si è scrollata di dosso le ripetute critiche di un Sarkozy molto diretto dalla sua elezione lo scorso maggio, adesso può aspettarsi di diventare il bersaglio dei leader di due delle tre più grandi economie della zona euro.

“Le pressioni potranno aumentare ora che c’è anche Berlusconi, ma questo non potrà che rafforzare la determinazione della Bce nel portare avanti una fermezza nel linguaggio e nei scelte sui tassi d‘interesse”, ha detto da Monaco di Baviera Kornelius Purps, analista di Unicredit.

Dalla Deutsche Bank di Parigi, David Naude ha aggiunto che le pressioni di Sarkozy e Berlusconi non potranno che essere controproducenti.

Da Londra, Holger Schmieding della Bank of America è meno certo che la Banca possa essere immune da pressioni politiche, ma dice che, con un‘inflazione da record che spaventa i cittadini europei, un qualsiasi richiamo a tassi più bassi può essere respinto con facilità.

“Se l‘inflazione scende e la crescita crolla, Berlusconi e Sarkozy potrebbero trovare interlocutori più ricettivi e potrebbero rendere difficile la vita alla Bce, mentre ora come ora la banca ha già abbastanza problemi nel tenere sotto controllo l‘inflazione” dice Schmieding.

“La Bce non vive nel vuoto e prende atto degli sviluppi politici, quindi, a parità di condizioni, le pressioni potrebbero esercitare un ruolo [sulla politica sui tassi]”, ha aggiunto.

Giovedì scorso durante un intervento televisivo Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della Bce, è sembrato ansioso di prevenire problemi in futuro.

Attaccare la Bce è una “perdita di tempo”, ha detto alla Rai. “Fa comodo [ai politici] avere qualcuno a cui dare la colpa. Però c’è un rischio quando si dà la colpa a qualcun altro: si distoglie l‘attenzione dai veri problemi”, ha detto Bini Smaghi.

UN CAPRO ESPIATORIO SBAGLIATO

Cambiare il mandato della Bce sul controllo dei prezzi richiede il consenso unanime di tutti i paesi europei e quindi la Bce non ha nulla da temere a tale proposito, almeno nel breve periodo, hanno detto gli analisti.

“Cambiare il mandato è una possibilità che non si può escludere in una prospettiva di 4-8 anni”, ha detto Purps, “ma l‘esperienza dimostra che i governi italiani in genere non durano più di 12-18 mesi e dunque è improbabile che Berlusconi abbia una parte in questo processo”.

Gli analisti ritengono che i tentativi di politici populisti di trasformare la Bce nel capro espiatorio per i problemi economici siano destinati al fallimento perché, nel bene e nel male, la banca centrale non ha una visibilità pubblica sufficientemente elevata.

“La cosa che colpisce, fatto abbastanza spettacolare qua in Francia, è che l‘opinione pubblica semplicemente non si interessa della Bce, c’è una mancanza di conoscenza del potere che la Bce ha”, ha detto Naude.

“Le persone possono opporsi alle decisioni della Commissione europea, ma non c’è questo tipo di trasporto nei confronti della Bce, semplicemente non è un tema caldo”, ha aggiunto.

Purps ha detto cose analoghe della Germania: “Il pubblico tedesco darà a chiunque la colpa dei suoi problemi, prima di darla alla Banca centrale”, ha detto, “non vedono la Bce nemmeno come un fattore nelle loro paure sull‘inflazione”.

Sia Sarkozy sia Berlusconi attribuiscono alla forza dell‘euro la colpa delle difficoltà nelle esportazioni dei loro paesi e quindi saranno inclini a esercitare pressioni sulla Bce perché blocchi la crescita della valuta, ma gli analisti hanno detto che anche in questo campo, almeno per ora, continueranno a trovare degli interlocutori poco comprensivi.

La politica sui tassi di cambio è una “area grigia” più di quella dei tassi di interesse, ha detto Schmieding, con la Bce che è responsabile per la gestione e gli interventi quotidiani, ma con i ministri delle finanze che hanno il controllo su qualsiasi accordo formale con paesi o gruppi di paesi con altre valute.

Per Schmieding questa divisione nei ruoli significa che i politici potenzialmente possono avere più successo nell‘influenzare la Bce sulla politica dei cambi piuttosto che sui tassi di interesse.

Ma con l‘inflazione che rappresenta adesso un pericolo così grande, la Bce potrebbe giustamente argomentare che qualsiasi provvedimento che indebolisca l‘euro potrebbe compromettere il suo mandato di mettere un tetto ai prezzi.

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