19 aprile 2008 / 13:28 / tra 10 anni

Crisi,spread Euribor/Eonia dice non finirà presto- Papadia(Bce)

<p>Una imamgine della scultura dell'euro davanti alla Bce a Francoforte. REUTERS/Kai Pfaffenbach (Germany)</p>

STRESA (Reuters) - Le previsioni che il mercato monetario sta esprimendo circa lo svilupparsi della crisi e la sua conclusione non sono molto incoraggianti.

Lo ha detto Francesco Papadia, direttore generale della Banca centrale europea, responsabile delle operazioni di finanziamento, partecipando a ‘Liquidity 2008’, il meeting annuale dei professionisti dei mercati monetari europei.

Parlando della crisi e delle turbolenze finanziarie internazionali e dei tempi della sua conclusione, Papadia ha detto: “Dall‘andamento di questa crisi ho imparato a non fare previsioni sui tempi della sua conclusione. Ma se guardiamo lo spread tra tasso euribor e l‘Ois vediamo che è ancora molto ampio. Io non faccio previsioni, ma quelle del mercato non sono molto incoraggianti. Lo spread ci sta dicendo che la situazione non sparirà a breve”.

Lo spread tra tasso euribor, sui depositi interbancari, e tasso Ois [overnight index swap], altrimenti detto Eonia swap, sulle aspettative sui tassi di interesse ufficiali, che viene visto come una cartina al tornasole del grado di fiducia delle banche circa il mercato del credito, si è vistosamente allargato da quando è iniziata la crisi e desta preoccupazione sia dal sistema bancario, sia dalla Bce.

Se l‘Eonia swap quota in questi giorni poco sopra il tasso di riferimento della Bce del 4%, il tasso euribor - sulle scadenze dal 3 mesi all‘anno - quota attorno al 4,80%.

Tale spread rappresenta il costo aggiuntivo che le banche applicano ai prestiti interbancari e in sostanza il costo per assicurarsi contro il caso in cui i fondi prestati a una certa scadenza a una banca non vengano restituiti. Come è emerso da un analisi condotta da Reuters ieri [nL17870972].

Tanto più è ampio lo spread-fiducia, tanto più è grande il timore di non vedersi restituire i fondi. E se tale spread in questo giorni registra livelli molto elevati sui mesi futuri, ciò significa che le banche prevedono altre difficoltà sul mercato del credito e si tutelano vendendo a caro prezzo i fondi.

Ieri lo spread quotava quasi 80 punti base, contro livelli pre-crisi sotto i 10 pb.

“Difficile dire quale può essere un equo livello da considerare”, dice ancora Papadia. “Forse il livello di spread di 7-9 punti base che si vedevano prima della crisi era fin troppo basso. E nemmeno si sa se un livello più adeguato è quello attorno ai 20 pb”.

La Bce, per cercare di attenuare le tensioni sui mesi futuri, a fine marzo ha annunciato un programma di quattro emissioni a lunga per un totale di 150 miliardi di euro, due a tre mesi e due a 6 mesi con le quali coprirà un periodo che andrà fino a gennaio prossimo. Tuttavia lo spread non si è ristretto. “Noi stiamo facendo tutto il possibile. Forse occorrerà valutare qualche altro fattore. Lo spread forse non riferisce solo di un rischio di controparte, ma forse indica anche un malfunzionamento del mercato”, dice ancora Papadia.

Il problema del rialzo del tasso euribor ha ripercussioni anche sulla clientela poiché è ad esso che sono indicizzati la gran parte dei mutui e dei finanziamenti a tasso variabile, il che fa ricadere su privati e aziende le conseguenze dei timori delle banche.

Tenendo come riferimento la scadenza a sei mesi, a fine marzo 2007 il differenziale tra tasso Euribor e tasso swap era a 11 punti base e a fine giugno a 15-16 pb, indicano i tesorieri.

Con lo scoppio della crisi nell‘agosto scorso lo spread è balzato a 63 punti base e, con qualche storno, si è portato a 90 punti base a cavallo di fine anno, quando il mercato temeva una crisi di liquidità. Lo spread si è poi stretto a 25-30 punti riallargandosi oltre 70 pb a cavallo di fine marzo e da lì non si è più ripreso. Il dato di ieri era 78 pb.

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