12 luglio 2008 / 12:43 / 9 anni fa

Salvataggio Fannie e Freddie: rischio per bilancio, dollaro Usa

<p>Il segretario del Tesoro Usa Henry Paulson REUTERS/Jonathan Ernst/Files</p>

NEW YORK (Reuters) - Il precipitare di Fannie Mae e Freddie Mac al centro della crisi finanziaria ha spinto Wall Street a interrogarsi su un possibile salvataggio governativo delle due agenzie.

Molti però temono che il salvataggio delle due GSEs (Government sponsored enterprises) sia così oneroso da danneggiare il bilancio dello Stato e minacciare i corsi del dollaro, già duramente provato.

“La percezione che gli Stati Uniti non siano più un rifugio sicuro per i capitali potrebbe produrre un enorme pressione sul dollaro, così come i timori di un forte aumento delle emissioni del Tesoro Usa per finanziare un salvataggio”, ha detto James Hamilton, professore d‘economia all‘Università di California, San Diego.

Insieme Fannie Mae e Freddie Mac controllano quasi la metà del mercato americano dei mutui. La flessione del loro valore in Borsa è stata sbalorditiva. Fannie Mae ha perso la maggior parte del suo valore, passando da circa 70 dollari dell‘agosto 2007 agli attuali 9.

A Freddie è andata anche peggio. Il titolo è caduto oggi al prezzo di un gallone di gasolio.

La situazione è talmente cupa che, secondo indiscrezioni pubblicate dal New York Times, alti funzionari dell‘amministrazione Bush stanno considerando un‘acquisizione delle due società interamente finanziata dal Governo.

Il segretario del Tesoro Henry Paulson ha minimizzato questa possibilità, ma i mercati hanno tratto poco conforto dalle sue dichiarazioni e la situazione appare tanto incerta che molti continuano a ipotizzare un salvataggio.

Una tale mossa, assolutamente nuova per dimensioni, non sarebbe del tutto esente da rischi. Innanzitutto, l‘assorbimento delle passività di Fannie e Freddie raddoppierebbe effettivamente il debito pubblico americano, portandolo al 65% del Pil.

Questo provocherebbe un‘altra ondata di vendite del dollaro, dicono gli analisti, mettendo fine alla fase di relativa calma dello scorso trimestre.

Una rinnovata avversione al biglietto verde, a sua volta, potrebbe scatenare un vecchio timore: che gli investitori stranieri inizino ad avere dubbi sui titoli di debito pubblico americano. Le banche centrali straniere detengono circa un quarto dei Treasury presenti sul mercato e circa 1.000 miliardi di titoli emessi dalle agenzie.

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