9 luglio 2008 / 16:30 / 9 anni fa

Draghi e Tremonti deludono attese duello, ma confronto continua

ROMA (Reuters) - All‘assemblea dell‘Abi il governatore Mario Draghi e il ministro Giulio Tremonti deludono quanti si aspettavano un duello senza esclusione di colpi, ma il confronto tra le due diverse visioni su globalizzazione e ruolo del mercato è di quelli destinati a durare.

<p>Il governatore di Bankitalia Mario Draghi REUTERS/Alessandro Bianchi</p>

Draghi parla per primo e nel suo intervento, concentrato sui rischi dell‘inflazione e sullla situazione del sistema bancario, esprime apprezzamento per le innovazioni normative sui mutui volute dal governo “perchè pongono le basi per un‘effettiva portabilità interna ed esterna dei contratti”.

Tremonti parla subito dopo e esordisce con un “non mi sento nella tana del lupo...Ho molto, molto apprezzato l‘intervento del governatore della Banca d‘Italia”.

Altra musica rispetto ai giorni scorsi quando Draghi

bocciava le teorie neoprotezioniste difese da Tremonti nel suo ultimo libro e il ministro ironizzava sui “turbamenti” del mercato segnalati da Draghi prima della bufera finanziaria.

I toni distensivi si interrompono però sulla Robin Hood tax.

Il governatore rilancia i dubbi sulla possibile traslazione dei maggiori oneri per le banche sui clienti e Tremonti parla di posizioni ideologiche.

Per il resto le due relazioni seguono tracce diverse, come logico: tecnica, quella di Draghi, politica quella di Tremonti.

Nella diversità dei ruoli trapelano tuttavia chiaramente i connotati di due culture diverse.

Mentre il governatore, ex direttore generale del Tesoro e manager di Goldman Sachs, si sofferma sulle ragioni del recente rialzo deciso dalla Bce per combattere le aspettative di inflazione, Tremonti rinnova le perplessità all‘uso di metodi interni per colpire fattori esterni e lamenta la mancanza di interventi contro la speculazione.

“Se l‘origine è esterna la soluzione deve essere esterna”, sostiene il ministro. “E’ scritto nella Genesi che tutte le cose importanti cominciano dalla parola...Speculazione è una parola ad alta intensità semantica e politica”, prosegue.

Draghi sostiene ancora una volta la tesi che alla base dei forti rialzi del greggio ci sia lo squilibrio tra domanda e offerta e non si sofferma mai sulle proposte antispeculazione presentate da Tremonti al G8 e all‘Ecofin.

Per il ministro “la speculazione non è la sola causa dei processi in atto ma un ruolo non marginale è determinato da componenti di questo tipo”.

E aggiunge: “Batte l‘ora del giudizio sulle culture mondialiste, globaliste, mercatiste, monetariste che hanno determinato e accelerato questa cultura del mondo. Venti o trent‘anni avrebbero fatto la differenza tra ciò che era giusto e ciò che non lo è, tra ciò che sarebbe stato sostenibile o non sostenibile”.

Se le proposte italiane sull‘aumento dei depositi di garanzia per chi opera sui derivati del greggio e l‘utilizzo degli articoli 81 e 82 del Trattato di Roma contro i cartelli che influenzano il prezzo del petrolio non sono stati fatti propri da G8 e Unione europea non significa che fossero sbagliate.

“La reazione tecnocratica è stata completamente negativa (sulla proposta sui derivati) ma nel Senato e nel Congresso Usa ci sono già due atti esattamente mirati a questo”, ha ricordato Tremonti.

Quanto alle norme europee contro la manipolazione dei mercati per il ministro “è già qualcosa che l‘idea sia stata presa in considerazione. Poi saranno fatte le analisi e si vedrà se ha diritto di cittadinanza l‘ipotesi che ci sia anche speculazione”.

Sul finire del suo intervento Tremonti dice di voler affrontare, dopo quello esterno, il “versante interno” sul quale i governi devono agire.

“Non accettiamo lezioni dai globalisti, da chi ha sbagliato a non rallentare quanto poteva essere rallentato (il processo di globalizzazione e di apertura dei mercati). Non abbiamo la cultura dei sub-prime, non accettiamo lezioni dagli illusionisti”.

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